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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Teoria della Sovrumana Inutilità delle Classifiche (S.I.C.) giornalistiche e non solo

the large I make this

Teoria fondamentale per lettori incauti o distratti onde evitare di perdersi nella giungla editoriale, soprattutto all’approssimarsi di festività civili, religiose o commerciali, festival letterari, programmi televisivi o altre manifestazioni che inducono la redazione di Classifiche dei Migliori Libri dell’Anno/Mese/Secolo/Settimana/Millennio/Universo/etc.

Utile anche durante i fine settimana in corrispondenza con la pubblicazione degli inserti culturali dei quotidiani.
Utile in generale come ammonimento per una sana e consapevole sfiducia nei confronti delle classifiche, qualunque genere, forma o natura esse prendano.

È comparsa per la prima volta nel commento a Dieci dicembre di George Saunders del 18 gennaio 2014.
Per comodità di consultazione viene qui riportata integralmente.

Teoria della Sovrumana Inutilità delle Classifiche Giornalistiche

L’enunciato di tale teoria, come per tutte le teorie profondamente rivoluzionarie, è molto semplice e dice:

Le classifiche dei migliori libri pubblicati in un anno prodotte dagli inserti culturali dei giornali non significano assolutamente nulla.

Il corollario 1 enuncia:

Non significano quindi né che i libri sono buoni né che sono cattivi, né che chi fa la classifica li ha letti né che non li ha letti, né che i libri che ottengono un maggior numero di voti sono preferiti a quelli con un minor numero di voti né il contrario.

Il corollario 2 precisa:

Qualunque conclusione o considerazione o commento o deduzione basato su una Classifica dei migliori libri pubblicati in un anno prodotta da un inserto culturale è contemporaneamente giustificato e ingiustificato, fondato e infondato, credibile e incredibile, interessante e una gran cazzata.

Infine, il corollario 3 conclude:

Nulla significa nulla, niente, nada, zut, ‘na cippa, nothing, zero assoluto, -273 gradi centigradi.

Enunciata teoria e corollari passo alla dimostrazione.

La Lettura - classifica 2013

Osserviamo la classifica de La Lettura del Corriere della Sera. Al primo posto troviamo La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker, libro edito da Bompiani. Io non ho l’ho letto, ma so che tipo di libro è: un libro ben progettato per un buon successo di vendita. Come molti altri che vendono molto, non tutti, ma molti sì. È un thriller, lungo e banale. Questi sono buoni ingredienti. Poi è stato ottimamente sostenuto dai rispettivi editori, francese e italiano, con un’efficace strategia di marketing in forma di:

– recensioni “autorevoli” entusiastiche (vedi D’Orrico);
– ampi passaggi sui mezzi d’informazione;
– cartelloni formato maxi appesi nella metropolitana di Milano.

Un prodotto industriale al 100%. E i Milano-centrici votanti della classifica del Corriere l’hanno premiato.

In realtà è un libro al più discreto (non a caso Sua Eccellenza Cornelio Nepote, che in queste cose non so come ma sbaglia di rado, per mesi ha cercato di convincermi a comprarlo arrampicandosi di notte sulla testata del letto e sussurrandomi come un demonio notturno “harryquebert… harryquebert… compralo… compralo”, finché io non lo colpivo con un pugno scaraventandolo contro al comodino).

So già l’obiezione: “Non l’hai letto, come fai a dirlo?”
Lo so perché non tiro a caso, non è mica una partita a dadi che per indovinare bisogna per forza tirare a caso o truccare il gioco (se qualcuno dubita di questo, sappia che se ritiene che studiare le uscite dei dadi serva a qualcosa allora deve ammettere che il gioco è per forza truccato, se invece ritiene che il gioco non sia truccato, pensare che studiare le uscite serva a qualcosa è una gran cazzata).
I libri si possono conoscere anche non avendoli letti o almeno, se ne può valutare il peso specifico da molti elementi: la presentazione, il pubblico di riferimento, alcuni commenti, le strategie pubblicitarie per citarne alcuni. Così si sceglie poi senza tirare a caso o, pure peggio, ascoltare i D’Orrico. Questo è quello che faccio io così come tutti i lettori esperti. E tutto sta a indicare che La verità sul caso Harry Quebert sia un libro dal peso specifico leggerino.

Vediamo altri titoli o autori di questa classifica: Antonio Scurati, Khaled Hosseini, Milan Kundera, Michele Mari; tutti nomi molto noti, tutti molto ben pubblicizzati e passati e ripassati sotto gli occhi appannati dei potenziali lettori. Tutti, soprattuto, autori da traino, ovvero autori che vengono acquistati da chi non sa che libro comprare e sceglie tra quei cinque, sei, dieci nomi che ha sentito o che ha letto in precedenza o che i D’Orrico gli trapanano nelle orecchie.
C’è anche Dieci dicembre, testimonianza del fatto che non solo libri da cartellonistica metropolitana ci finiscono. Lo stesso si potrebbe dire per Mari e per Kundera, con la differenza che George Saunders non lo conosce nessuno, quindi non è un autore traino, e Minimum Fax non ha la tradizione confortante di un’Einaudi o l’aura messianica di un’Adelphi.

Perché Dieci dicembre c’è allora?
In buona parte per caso e anche per l’uscita convenientemente posizionata nell’autunno, non troppo presto e non troppo a ridosso delle classifiche. Al momento giusto.
Ma anche per alcune caratteristiche di Dieci dicembre che lo rendono adatto ad essere selezionato:

– è corto (si sa che tipicamente si leggono libri corti, tranne che per i gialli/thriller);
– è di un americano (persiste, per motivi esclusivamente di dominanza culturale e di business, una ipersopravvalutazione della letteratura americana che porta gli autori statunitensi ad avere una visibilità completamente ingiustificata);
– è molto evidente il fatto che sia un bel libro (non occorre alcuno sforzo intellettuale per rilevarne la piacevolezza, l’ironia, l’acutezza e l’originalità).

La Repubblica - classifica 2013

Pensiamo ad altri titoli. Ad esempio Non temere e non sperare di Yehoshua Kenaz non compare nemmeno tra gli scarti (compare nella classifica de La Repubblica, che mi sembra frutto di una giuria composta in modo diverso da quella del Corriere). Non possiede nessuna delle caratteristiche favorevoli di Dieci dicembre e nessuna delle caratteristiche di La verità sul caso Harry Quebert nonostante da solo valga dieci di quelle classifiche. Non compare Il commesso di Bernard Malamud (è una ristampa, ma anche L’avversario di Carrère lo è, libro molto modesto, a mio parere, che invece ha avuto diversi voti), altro libro che da solo vale quanto tutta la classifica de La Lettura. Non compare Lauro di Evgenij Vodolazkin, che ha ricevuto scarsissima attenzione, è di un russo, per di più sconosciuto, ma straccia tutti i titoli votati di tre lunghezze. Non compare Commedia in minore di Hans Keilson, che non ha letto nessuno, nessuno ne ha parlato, potrei scommettere che i votanti della classifica manco sanno chi è e ho l’impressione che pure Mondadori che lo pubblica non sappia di averlo pubblicato eppure è internazionalmente riconosciuto come uno dei più grandi scrittori del ‘900 e Commedia in minore è il suo secondo (e penso ultimo) capolavoro. Sicuramente molti di voi avrebbero altrettanti ottimi candidati che strabattono sotto ogni profilo tutti, o quasi, i libri votati.

Finalmente possiamo arrivare alla dimostrazione della Teoria della Sovrumana Inutilità delle Classifiche Giornalistiche.
Chi ha votato, prendo sempre a riferimento la classifica de La Lettura, quanti libri ha letto, mediamente, nel 2013? Diciamo 14, che è una stima assai ottimistica, più probabile che il valore reale sia verso il 10 o meno. Ma diciamo 14. Di questi quanti erano stati pubblicati nel 2013, quindi votabili? Diciamo la metà, quindi 7. Potevano dare 5 preferenze.

Quindi: 7 libri letti votabili, 5 preferenze. In più uno poteva indicare libri anche che non aveva letto, così come io dico che La verità sul caso Harry Quebert è un libro modesto.
Per cui, diciamo che, mediamente, ogni votante sceglieva i 5 da indicare tra un 10-15 titoli al massimo, che più o meno coincide con la media dei libri letti.

Iniziate a subodorare che c’è qualcosa che non va in questa giuria?
Come fanno persone che mediamente leggono 10-15 libri a selezionare i migliori 10 libri dell’anno?
Facile, dirà qualcuno, con l’Intelligenza Collettiva, il Crowdsourcing, la Saggezza della Folla o come la volete chiamare quella cosa lì.
Qua ti volevo. Ti stavo aspettando al varco fin dalla prima parola che ho scritto. Era tutto previsto, tutto calcolato. Adesso ti distruggo.

Chi ha inventato l’espressione Intelligenza collettiva per indicare quella cosa a cui si riferisce è un confuso mentalmente o un truffatore o entrambe le cose.
Piccolo excursus storico.
La paternità dell’intuizione che una folla di ignoranti può produrre una valutazione media molto meno ignorante dell’ignoranza dei singoli si attribuisce a Sir Francis Galton, secondo cugino di Charles Darwin e anche celebre padre dell’eugenetica (bisogna fare attenzione ad attribuire responsabilità morali a questo e a quello, prima leggetevi la storia della Società Eugenetica Americana, poi ne riparliamo). Comunque Galton è pure uno dei padri della statistica e pur essendo persona agiata, come era d’uso nell’Ottocento frequentava le fiere agricole e degli allevatori di bestiame. Succedeva che nella vendita di un bue, un’informazione importante per determinare il prezzo era il peso della bestia, non facile però da misurare vista la stazza considerevole di un bue. Si andava a occhio quindi. E qui entra in gioco l’ignoranza, perché mediamente la gente è ignorante.

Allora, supponiamo di essere alla fiera, io e te e c’è un bue in vendita. Siamo solo io e te come possibili compratori dell’animale. Ognuno di noi due stima a occhio il peso, ma siamo ignoranti quindi sbagliamo di brutto. Assumiamo che il bue pesi una tonnellata. Io dico che pesa 500kg, tu dici che ne pesa 1500. Entrambe cannate completamente. Ma facciamo la media: (500 + 1500) : 2 = 1000kg.

Miracolo! La media delle nostre due valutazioni completamente cannate è il peso esatto della bestia!

Ecco, Galton si accorse esattamente di questa cosa, gli errori potevano essere grandi, ma tanto più il gruppo di votanti era numeroso tanto più facendo la media gli errori tendevano a compensarsi e il risultato si avvicinava molto al peso reale.
Vale con i buoi, col numero di fagioli in un vaso, con le scommesse sportive, talvolta con le elezioni politiche e qualche altra cosa.
Vale solo quando gli errori si compensanoNon vale sempre. Non vale sempre. Non vale sempre. Non vale sempre. E non c’è nessuna intelligenza collettiva, non c’è intelligenza, c’è solo il peso di un bue, che non è intelligente, come tutti sanno.

Allora, secondo voi, la classifica dei migliori libri del 2013 ha qualcosa a che fare col peso di un bue o il numero di fagioli in un vaso? Se dite di sì allora la mia Teoria è falsa, se dite di no la mia Teoria è vera.

La risposta esatta è che non ha niente a che fare col peso di un bue o dei fagioli, niente, nulla, nada.
Semplicemente i risultati delle classifiche dei migliori libri votati da una giuria sono di due tipi:

– casuali;
– orientati dalla pubblicità/passaparola/visibilità di un libro.

In nessuno dei due casi la qualità di un libro c’entra qualcosa. E infatti, il Corriere commenta:

L’aspetto più interessante scaturisce da una certa sintonia tra la classifica 2013 de «la Lettura» e la Top Ten dei libri campioni di vendite di quest’anno. In particolare la convergenza è proprio sul romanzo di Dicker, che è risultato una delle letture più popolari del 2013, la quinta assoluta, meritandosi sul campo il titolo di bestseller.

Ha ragione, è l’aspetto più interessante, ossia: non sono i libri migliori ad essere anche i più venduti, ma sono i libri più venduti a finire di preferenza nella classifica dei libri migliori. Prima vendono molto e poi vengono considerati i migliori.

Questo hanno fatto tendenzialmente i votanti della classifica de La Lettura (e penso qualcosa di simile per le altre classifiche apparse) e non potevano fare altro perché tendenzialmente i 10-15 libri che leggono o che conoscono e che quindi votano li scelgono esattamente in questo modo: quelli che vendono di più, quelli più pubblicizzati, quelli di cui hanno sentito parlare da altri che seguono esattamente lo stesso criterio di scelta, e quelli di cui vedono il maxicartellone in metropolitana a Milano (non a caso nella classifica de La Repubblica, La verità sul caso Harry Quebert nemmeno compare, probabilmente i votanti, più Roma-centrici, i maxicartelloni in metropolitana non li hanno visti).

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6 commenti su “Teoria della Sovrumana Inutilità delle Classifiche (S.I.C.) giornalistiche e non solo

  1. Enza
    16 giugno 2017

    Ho letto di gusto questa sublime inutilità delle classifiche. Emerge non solo la logica mercantile ad esse sottese, ma la finesse del lettore medio italiano, quello che acquista solo nelle ricorrenze liturgiche e feste comandate , con criteri ad pifferum.

  2. Mira Queen
    19 gennaio 2017

    Davvero molto interessante e ben articolata questa riflessione. Io ho l’impressione che “i migliori libri” vengano scelti in base a strategie di marketing e quindi le classifiche mi fanno provare un senso di rifiuto a priori.

    • 2000battute
      19 gennaio 2017

      È esattamente quello che penso anche io e lo stesso rifiuto che ho io.

  3. Raffaello Caropreso
    3 gennaio 2015

    Non esiste soluzione al problema e non può esistere stante l’impossibilità fisica di leggere preventivamente ed in tempo un alto numero di opere. Proprio per questo resto fautore convinto della lettura dei classici.

    • 2000battute
      4 gennaio 2015

      La lettura dei classici è sempre un’ottima scelta. Per i non classici io mi limito a osservare che quelli che si ostinano a proporre le classifiche del “miglior libro dell’anno” fanno solo della pubblicità sfacciata a questo o a quello oppure non hanno la minima idea di quel che vanno dicendo

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