2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Un miliardo di anni prima della fine del mondo – Arkadi e Boris Strugatzki

UN MILIARDO DI ANNI PRIMA DELLA FINE DEL MONDO
Arkadi e Boris Strugatzki
Traduzione di Paolo Nori
Marcos y Marcos 2017

Immaginate di vivere nell’Unione Sovietica e di scrivere a quel tempo. Pensate fosse semplice la scelta? Qualcosa tipo O stai muto oppure se hai le palle scrivi quello che vuoi e te ne fotti del regime? No io non credo fosse così. Qualcuno l’ha fatto, certamente, sono diventati martiri e icone dell’Occidente, ma la fantasmagorica letteratura russa dei tempi sovietici ha generalmente preso una direzione diversa sviluppando forme letterarie spesso rivestite di umorismo caustico e di lanci fantasiosi.

I fratelli Strugatzki sono celebri per, cito la bandella, la “narrativa del fantastico russa” con il loro capolavoro Picnic sul ciglio della strada, strepitosissima invenzione di Zona e di Stalker che riprende quel tipico stile da tecnocrazia sovietica proiettata in utopie futuriste finite male, ridotte a un intruppamento di soldatini ognuno con un bullone da stringere e svitare e poi stringere e svitare. Il segno stilistico dei fratelli Strugatzki è la storia surreale in altro tempo e luogo intrisa di metafore del loro presente, questo per dirla in breve. Cioè a leggerli ci si diverte e poi si pensa un po’, se il libro piace. Io li adoro, naturalmente, questi due pagliacci.

Un miliardo di anni prima della fine del mondo è una sorpresa, perché qui la coppia prende una direzione diversa, che non rivela subito, anzi, a lungo tiene nascosta lasciando invece intravedere una tipica narrazione strugatzkiana per poi scodare nel finale con una svolta che strappa il copione, da scrittori che si liberano delle maschere clownesche e mostrano il vero volto.

La storia si svolge tutta in un condominio abitato da scienziati, fisici, matematici, astronomi, ottimi scienziati con scoperte rivoluzionarie per le mani, tirate fuori solo ragionando e facendo calcoli su fogli di carta in quelle stanzette di sovietica modestia. Sono tutti in preda alla tipica agitazione dei romanzi russi, gente che va, gente che viene, dialoghi strappati e spesso senza senso, persone che alzano subito la voce, escono sbattendo la porta e subito un’altro entra e la scena riprende. È un complotto, strane sparizioni, forse omicidi, non si sa, avvengono fatti incomprensibili dalla ragione, non ci si raccapezza, e poi un sospetto: gli Alieni, l’Universo Omeostatico che sta stringendo il pugno per impedire che le scoperte scientifiche degli scienziati interrompano il ciclo di perfetta immobilità che si autoregola. Forse è quella la spiegazione, ma forse è solo delirio di gente con i nervi logori e una vita miserevole, abbandonati, soli, in un condominio dal quale non si vede la luce.

Siamo in puro territorio strugatzkiano, la “narrativa del fantastico” declinata alla russa, o per meglio dire calpestata come i russi sanno fare benissimo. Niente è serio, aleggia l’odore di farsa, si discutono i principi e i grandi temi, ma è probabile che la spiegazione sia che niente funziona perché si sono rubati le viti o i topi hanno rosicchiato i cavi oppure mancava il timbro su un foglio di un burocrate polveroso.

Ci si prepara al finale strugatzkiano, i due avranno architettato un colpo per incastrare tutti i pezzi dell’Universo Omeostatico. E invece succede altro, che io non vi dico, e che rende Arkadi e Boris Strugatzki ancor più grandi di quel che già erano. Vi dico solo che era una farsa, sì, ma di un tipo diverso.

La traduzione è di Paolo Nori e mi è parsa ottima. C’è anche questa breve poesia, che si intitola Vigliaccheria, della poetessa giapponese Akiko Yosano, tradotta in italiano dalla versione russa di Vera Markova, che fa così:

Mi hanno detto che questa strada mi avrebbe portato all’oceano della morte e io, a metà strada, son tornato indietro. Da allora, sempre, mi si stendono davanti curvi, cupi, sentieri tortuosi.

Vi ho svelato fin troppo. Chi ama Arkadi e Boris Strugatzki amerà questo libro, gli altri non so.

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