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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

L’illettore – Hermann Burger

L’ILLETTORE – una confessione
Hermann Burger
Traduzione di Anna Ruchat
l’orma 2017

Hermann Burger nacque nel 1942 fu professore di letteratura tedesca al Politecnico di Zurigo comprò una Ferrari e nel 1989 si ammazzò.

È chiaro che con i suicidi è sempre gioco facile imbastire una sintesi capace di catturare l’attenzione di molti, questo anche senza sapere nulla del suicida in questione, come in effetti è il mio caso, se sia esistita una qualche relazione tra la Ferrari e i barbiturici non lo so o semplicemente tra l’attività di scrittore e i barbiturici. Però lo scrittore suicida ha inevitabilmente un quid in più di fascino, perché ci piace immaginare che leggendolo noi scaveremo nelle visioni distillate di una mente al colmo dell’angoscia, della disperazione e, in fondo, della sincerità. Lo scrittore suicida è l’antitesi dello scrittore modaiolo, è il tragico contrapposto al frivolo o al venale, è l’immaginario ideale che si impore sulla realtà puzzolente. Fare queste costruzioni mentali, mediamente, ci piace. In più, la grande tradizione di fenomenali scrittori suicidi è un richiamo quasi irresistibile per alcuni. Per me lo è, quasi. Non c’è fascetta, marchetta, ospitata prezzolata, intervista supina, recensore zerbino o bookblog sciocchino che tenga, il suicidio è la promozione editoriale più efficace di tutte, non c’è gara.

Hermann Burger parte quindi con un buon credito di benevolenza, a dire il vero utile nella lettura de L’illettore, libro che mette a dura prova anche i tipi coriacei e perseveranti.
È senz’altro un’opera con radici forti nella letteratura mitteleuropea del secondo Novecento, intrisa di inquietudine esistenziale e angosciata dall’incomunicabilità tanto da sviluppare un proprio linguaggio e flusso di frasi sulla pagina. Viene pubblicata nel 1986 e, tratto più evidente, cita e usa e forse pure abusa dello stile di Thomas Bernhard.

Questo è uno degli snodi critici per riuscire a dire due frasi di senso compiuto su questo libro. Ci si scontra con quel gigante, unico, divino, assoluto mistificatore che fu Bernhard. Ripeto: mistificatore. Bernhard ha scritto meravigliose commedie camuffate da angosce apocalittiche o da straniamenti epocali. Ha anche interpretato la deriva del secolo, certamente. Ma Bernhard non è Sebald e nemmeno Musil, Bernhard è stato un creatore ineguagliato di monologhi surreali in gran parte giustificati dal desiderio di deformare fino ai limiti estremi il linguaggio e il ritmo e la forma comunicativa. Bernhard è stato un artista della parola, di una modernità ancora oggi non assimilata.

Detto questo abbiamo quindi Hermann Burger che si specchia in Thomas Bernhard avendone compreso bene tutte le sfumature moderniste e i piani di surrealtà. Le adotta e scrive L’illettore.
Qualcuno farà l’analisi del testo e della figura antiepica dell’interprete affetto da morbus lexis che, e qui aggiungo un altro componente importante, innesta sulla base bernhardiana la tragicommedia dell’auto da fé canettiano, altro personaggio surreale per eccellenza.

Con questi elementi si possono già abbozzare delle reazioni che spazieranno tra tutti gli estremi. Immagino ci possa essere chi inorridisce all’idea dell’epigono che riusa e abusa di stile e genio dei maestri; tra coloro che si avventureranno nella lettura ci saranno quelli che ne verranno respinti dopo poche pagine dall’incomprensibile tormento lessicale di questo illettore che monologa in evidente stato di alterazione delle facoltà mentali; poi ci sarà anche chi giudicherà eccessiva la prova di stile di Burger che stravolge ulteriormente le poche certezze comunicative di una prosa novecentesca. Si passerà nel quadrante dei positivi che per gli stessi motivi considerati dai negativi, invece rimarcheranno il talento di Burger, fino ad arrivare a chi potrà affermare – e con argomentazioni perfino condivisibili – di aver letto un capolavoro. Con questo libro penso che ogni opinione sia accettabile perché sono davvero troppe le angolazioni dalle quali lo si può considerare per escluderne un nutrito gruppo. È un libro con molti gradi di unicità.

Io mi colloco senz’altro nel quadrante dei positivi, L’illettore è un’esperienza di rarefazione della prosa e di straordinario talento manipolativo da parte di un autore che non sfigura nel confronto con i maestri. Secondo il mio gusto personale, talvolta però la distorsione applicata da Burger alla prosa e al personaggio diventa eccessiva e si perde il contatto col testo.

Una certezza comunque ce l’ho: la traduttrice Anna Ruchat ha fatto un lavoro straordinario per difficoltà e risultato.

Buona avventura agli intrepidi.

proprio perché la condanna è più antica della legge, l’esegesi più antica delle sacre scritture, l’interpretazione più antica della letteratura, la poesia più antica della prima stesura del mondo, la lingua straniera più antica della madrelingua, la luce più antica della tenebra e così la malattia più antica della salute, essendo quest’ultima soltanto un dialetto per imbroglioni, perché in principio non fu il verbo ma la sintassi, la Torre di Babele è cresciuta verso l’alto, ma la muraglia cinese della grammatica si sviluppa in profondità, perché la lingua non si origina dall’essenza, ma l’essenza dalla lingua, e l’impronta ha partorito i suoi esseri e ogni cosa possiede una sua bocca per rivelarsi… Per questo motivo voglio essere definito dall’Accantato documento di Schauerhammer, il mio manifesto degli abissi, e riuscire così forse a entrare, in copia unica e irripetibile, nella biblioteca del castello.

… e buona fortuna a chi non è improvvido abbastanza da accettare lo scambio tra il senso e una vertigine in forma di parole.

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2 commenti su “L’illettore – Hermann Burger

  1. Francesca "Oedipa Drake"
    23 luglio 2017

    Quanto è affascinante essere giocolieri di parole… :)

    • 2000battute
      23 luglio 2017

      affascinanti e sfuggenti, già

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Questa voce è stata pubblicata il 22 luglio 2017 da in Autori, Burger, Hermann, Editori, L'orma con tag , , , , .

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