2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Stranieri alla terra – Filippo Tuena

STRANIERI ALLA TERRA
Filippo Tuena
Nutrimenti 2012

Quanto vorrei saper andare a capo come fa Tuena.

Io ci provo, ogni tanto, poi
guardo come fa lui e mi accorgo della distanza irrecuperabile che
separa i miei a capo che sembrano degl inciampi di moccioso con
le scarpe slacciate dalle sue riverenze giacobine profumate
di tabacco e alcol mescolato a petrolchimici
e allora mi metto a pensare all’estetica della pagina
alle grazie gocciolanti e agli alamari bodoniani
non contento parte anche un blues sanguinante
per accumulo di cacofonie
e ritorno a Stranieri alla terra con un’idea
mentre riparte ancora lo stesso blues per la seconda volta
Since my baby’s gone
Shadows fall upon the wall
That’s the time I miss your kisses most of all
strofe banali, voce roca, accordi pesanti, si trascina
come questo pezzo, per confondere, sospendere
riparte per la terza
volta
ma allora ascoltatelo anche voi poi
ci ritroviamo dopo se volete

Even though I try, how can I go on
Oh evening, let me sleep ‘til the glow of dawn is breaking
I don’t care if I don’t awaken
Since my baby’s gone
e per la quarta volta riparte il blues sanguinante
e io ho aperto davanti a me Stranieri alla terra e
cerco un dettaglio
scappato fuori dalla tana ripensando
all’estetica della pagina e alla favolosa abilità di Tuena di
andare a capo,
ovvero sia quante volte il periodo
il blues suona per la quinta volta in a raw
quante volte quel diavolo di Tuena ha concluso col punto
esattamente alla fine
della pagina
ho questa immagine che scappa dalla tana
rettiliana e la inseguo
sfoglio sfoglio sfoglio conto
tutti i punti che chiudono la pagina proprio alla fine della pagina
sono 83, non serve a niente saperlo ma,
ma,
è una prospettiva, un punto remoto di osservazione dell’estetica che Tuena ha
ricavato dalla pagina di Stranieri alla terra
anche nella Nota dell’autore c’è riuscito, e a voler pensare all’estetica della pagina mentre si ascolta il blues per la sesta volta questo è senza dubbio un indizio notevole di come prendere in mano questo Stranieri alla terra e orientarlo affinché la luce cada con una certa angolatura e le storie che Tuena racconta si possano quindi leggere nella proiezione prospettica più adatta ad ascoltare un borbottio di sottofondo, forse un blues, un blues che attraversa tutte le storie, le parti, le tappe di un percorso
baby you hurt me
and i know that I’ve hurt you
we’ve both promised
to always be true
we’d let our love
get lost in the rain
il blues adesso è cambiato, più tradizionale questo, un blues negro da paludi
Tuena ha in mente un percorso e lo segue, quale sia questo percorso lo dovete scoprire se volete ascoltare il blues, niente è messo a caso, non c’è Bix che si riduce in poltiglia prima della biografia senza che esista una traccia da questo a quello, il grande dipinto che nessuno vuole, simbolicamente alla deriva come la grande zattera dei superstiti, precede il generale sudista moribondo che recita una fine per noi incomprensibile.

All’approssimarsi della notte,
mentre continuava a peggiorare,
chiese che intonassi inni i più spirituali che conoscevo.
Mio fratello cantò con me alcuni inni e,
su richiesta di mio marito, concludemmo
con il cinquantunesimo salmo, al verso:

Show pity, Lord; O Lord, forgive.

Sacro e profano, ammazza e chiedi perdono, perdona Signore, pietà Signore, brav’uomo americano, marito e soldato, il blues negro va ancora, per l’ultima volta
baby you hurt me
and i know that I’ve hurt you
we’ve both promised
to always be true
we’d let our love
get lost in the rain
Tuena intona il suo blues fatto di molti blues che si mixano e ripartono, diventa biografico, sale in motocicletta, la Speedtriple iconica Triumph, ça va sans dire, moto quasi bergeriana, non proprio l’Honda CRV 1100 ma nemmeno troppo diversa e Goin’ downtown, downtown, town Goin’ down, downtown, via con una cavalcata lungo strade e ricordi in direzione di un’altra morte, alla fine della strada c’è sempre la signora ad aspettarci, cambia come ci si arriva, sgommando o ballando, strisciando o suonando un blues. Ci aspettano meraviglie,
meraviglie estetiche, la pagina che si sventaglia come coda di pavone e visto che stiamo rotolando verso un dolce oblio di sensi che si distendono allora possiamo parlare un poco di noi, autobiografarci ma sempre con quell’a capo
che ricama la pagina per ricordarti caso mai tu te ne dimentichi
che la parola è una commedia, sempre, anche quando è un blues negro sanguinante.
Non ci si inganni, Tuena continua a seguire la sua traccia senza rivelarla, sposta l’occhio della cinepresa, un attimo prima rivolta a sé, appena dopo rivolta alla bellezza suprema, ineguagliata e inconoscibile dell’arte. Ed è su quelle scale, nella luce grigia della nobile Sacrestia, davanti a quell’altare e a quegli affreschi del Michelangiolo che l’occhio abbandona la danza della pagina e si fa strumento per riprodurre un’emozione, filtrarla, elaborarla, concettualizzarla e ridarle forma palpitante. Sembra di sentire Berger quando commentava un quadro come nessuno sapeva fare come faceva lui, accompagnandovi dietro i suoi occhi e lasciandovi là a bocca aperta per la meraviglia di quella visione. 

Adesso quel blocco è candido, quasi fosforescente e forse si riescono a notare con maggiore precisione i colpi di scalpello e il viso originario della Madonna appena accennato sulla guancia sinistra della figura abbozzata che sostiene il Cristo, ma certamente si è perso qualcosa della sua terribilità, dello sgomento che suscitava il marmo sporco, annerito e che lasciava senza parole i turisti giapponesi di fronte a un’opera che non comprendevano, che sfuggiva alla logica della fruizione artistica, che nella sua incompletezza sembrava invece raggiungere il nocciolo del problema, la questione essenziale nella rappresentazione di un corpo morto: il ribrezzo.

Descrizione di vorticosa vertigine.
Narciso, teatrante, tremendissimamente snob, musicale e sofisticato.
Bravo come pochissimi altri nel manipolare la forma della pagina e i colori delle immagini.
Stranieri alla terra è un libro per chi legge tenendo il tempo di un blues negro che sanguina erotismo e bellezza.

Vi lascio con Tom Waits.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 aprile 2017 da in Autori, Editori, Nutrimenti, Tuena, Filippo con tag , , , .

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