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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

L’ultimo viaggio di Soutine – Ralph Dutli

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L’ULTIMO VIAGGIO DI SOUTINE
Ralph Dutli
Traduzione di Chiara Caradonna e Flavia Pantanella
Voland 2016

Un libro bello, profondo, toccante, cupo, tragico, poetico. Chaim Soutine, nato Sutin, fu pittore russo-ebreo naturalizzato francese morto a Parigi nel 1943, espressionista, contemporaneo di altri grandi della pittura del Novecento, Modigliani, Picasso, Chagall, tutti a Parigi in quegli anni. Soutine nacque poverissimo in uno shtetl bielorusso ai tempi dei pogrom in quella regione, si trasferí a Vilnius per studiare all’accademia d’arte e da lì, ancora molto giovane, a Parigi. Visse in miseria per gran parte della vita, silenzioso, introverso, sofferente di una grave forma di ulcera gastrica. Negli anni ’20 guadagnò fama grazie a un collezionista americano che acquistò molte delle sue opere, preferendolo a pittori più affermati. L’invasione della Francia da parte dell’esercito tedesco nel 1937 lo costrinse a vivere nascosto per evitare la deportazione. Sofferente e disperato, vagò tra sistemazioni precarie lontano da Parigi fino a che intraprese un ultimo viaggio verso la capitale per sottoporsi a un’operazione allo stomaco alla quale non sopravvisse.

L’ultimo viaggio di Soutine è il racconto romanzato di questo ultimo viaggio disperato, delirante, tragico di Soutine nascosto in un carro funebre. È il viaggio lento e concentrico, dalla provincia verso Parigi, di un artista morente, la traversata di uno spazio metaforico e concettuale durante il quale il tempo si dilata per riempirsi di ricordi della miseria e della furia prima creativa poi distruttiva, di visioni oniriche provocate dalla sofferenza e dalla morfina talvolta perfino eccessive nell’insistenza sulla pagina, con l’onnipresente ulcera gastrica che lo strazia ma anche lo definisce, le parole dei pochi che gli furono vicini, dei sentimenti delle due donne della sua vita, una inghiottita dalla macchina delle deportazioni, l’altra al suo fianco durante la lenta traversata, per concludersi con le parole dello stesso autore, Ralph Dutli, che infine si palesa e si dichiara.

È insieme una biografia, un frammento di Storia europea, una nostalgia e un ricordo, il volo sopra un’epoca che vide sbocciare arte tra muri di orrore, ma è anche romanzo di dolore, passione, miseria e amori tragici, una storia notturna, cupa, fangosa e maleodorante, non c’è epica, non ci sono eroi e neppure un dio, non c’è l’arte scintillante, non ci sono vincitori, alla fine c’è solo silenzio e lordura.
Ha qualcosa in comune con le lettere di Vincent Van Gogh al fratello Theo, la sofferenza, la miseria, la solitudine, anche la psiche turbata, eppure la forza dei colori che impiastrano le tele e dai quali emergono forme distorte, piegate, contorcimenti della realtà.

È un libro in qualche misura pesante, come lo possono essere dei grumi di colore essiccato che formano creste, frange e viscere su una tela. Antitesi della moderna letteratura frivola e industriale, questo è un libro senza premesse e senza seguito, come un film sgranato. È anche un libro nel quale il tempo della nostra storia riempie i vuoti di buio, non ci sono sorrisi, né gioia, ma un senso di attraversamento e di futilità. È l’immagine delle tele squarciate e bruciate da Soutine a definirne il contorno, non altro.

Incomprensibilmente, o forse no vista la natura poco natalizia e poco adatta alle sciocche classifiche di fine d’anno, pare essere stato poco considerato dacché è uscito, mentre invece è un libro da ricordare a lungo. Io sono davvero felice di chiudere l’anno con questo titolo.

Soutine ricorda ogni particolare del racconto di Kisling. Proprio ora, nel carro funebre, vede il funerale di Modì, il circo di Montparnasse si è radunato per scortare Modì alla sua ultima dimora. Kisling scrive per posta pneumatica a tutti i compagni. Il raduno avrà luogo il 27 gennaio, alle ore 14,30 presso l’ospedale Charité, dove è morto; la sepoltura avverrà al cimitero Père-Lachaise. Emanuele, il fratello di Modì, telegrafa: Seppellitelo come un principe, non deve mancare nulla, che vi sia un corteo funebre all’italiana, con fiori, cavalli, lacrime, canti.
Il corteo sfila davanti alla Rotonde come fosse un tempio, sui marciapiedi si accalca una fiumana di gente che si alza in punta di piedi per vedere il carro e l’italiano che tutti amano, ma di cui nessuno vuole i quadri. A ogni incrocio i poliziotti sull’attenti porgono il saluto militare. Sarà un deputato, o un senatore.

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5 commenti su “L’ultimo viaggio di Soutine – Ralph Dutli

  1. Pingback: Chaim Soutine: lo Chagall dell’ombra, il Modì dell’oscurità – De amore gallico

  2. Alessandra
    6 gennaio 2017

    Ciao Marco, sempre a cinque stelle le tue recensioni. Buon 2017

    • 2000battute
      6 gennaio 2017

      Grazie, troppo buona, la decadenza sta arrivando. Buon anno a te.

  3. karenina
    31 dicembre 2016

    Grazie, me lo segno e ne approfitto per augurarti un 2017 pieno di letture coinvolgenti.

    • 2000battute
      31 dicembre 2016

      Grazie e un buon 2017 anche a te

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Questa voce è stata pubblicata il 31 dicembre 2016 da in Autori, Dutli, Ralph, Editori, Voland con tag , , , , .

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