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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Grotteschi e arabeschi – Vitaliano Trevisan

 

grotteschi e arabeschi

GROTTESCHI E ARABESCHI
Vitaliano Trevisan
Einaudi 2009

Mo ve’! Un italiano che scrive racconti meglio di molti americani. Che cosa incredibile, vero? Uno non ci si capacita, ma come? non avete fatto altro che lodare le meravigliose raccolte di racconti tutti uguali di americani tutti uguali aggiungendo che gli italiani dovrebbero imparare e invece basta voltare l’angolo e si scopre che sarebbe meglio se gli americani macheduemaronituttiuguali facessero due chiacchiere con ad esempio Vitaliano Trevisan per farsi spiegare come si scrivono dei racconti che siano racconti, racconti che non sembrino delle pomatine strizzate da un tubetto di plastica rosa per culetti arrossati ma che siano storie con una voce che parla e si fa sentire da chi vuole ascoltare e chi non vuole sentire che vada da un’altra parte.

Perché Vitaliano Trevisan sembra essere uno così, non sono sicuro che sia un gran scrittore, forse un buon scrittore, magari uno scrittore e basta, non lo so non lo conosco e non so cosa ne pensi lui, se ad esempio ha problemi di megalomania o di carenza di autostima e a dire la verità non mi interessa praticamente niente saperlo, mi basta sapere che è uno che si fa sentire quando leggi un suo racconto.

E poi la pioggia, tutto il giorno, tutta la notte, tutto il giorno, un’altra notte e la mattina dopo ancora, e i fiumi si ingrossarono, si gonfiarono, e le loro acque si alzarono ben oltre il cosiddetto livello di guardia, e infine strariparono, esondarono, inondarono.

È veneto Trevisan – alzi la mano chi pensava fosse calabrese – e ha qualcosa in comune con Maino di Cartongesso. Di sicuro pure Trevisan è uno che con Thomas Bernhard si è un po’ fissato – curiosa questa epidemia bernhardiana scesa dalle forre della Carinzia per impaludarsi nella malaria veneta – e in più anche Trevisan ha l’ottimismo verso la specie umana di un becchino al suo funerale. Trevisan rogna come rognava Maino, ma in un modo tutto diverso, più elaborato, si vede che sa destreggiarsi e non teme di strabordare, anzi, straborda volentieri.

Le sue storie, almeno quelle di Grotteschi e arabeschi sono come il titolo: grottesche e arabescate, ovvero Trevisan costantemente si arrampica sopra le righe e di lassù raglia e solfa. Scrive bene, sa come si fa a scrivere bene e sa come si apre, si canta e si chiude un racconto.

Sono cinque i racconti, uno più lungo degli altri quattro, insieme compatti come poliziotti allo stadio, non farfalleggia un po’ di qua e un po’ di là sorridendo a tutti. I racconti sono cinque e basta, scritti con la stessa smorfia, la stessa rabbia contenuta dalla sintassi, lo stesso tono poco empatico.

Io il significato della parola empatico l’ho imparato obtorto collo solo dopo i trent’anni. Mi fa talmente schifo il suono della parola empatico che se potessi cancellarla dal vocabolario o almeno dalla mia testa lo farei immediatamente. È una questione puramente estetica non semantica, quindi non iniziate a delirare psicorobe.
Trevisan mi sembra uno che pure lui fa cose del genere, cioè obtorto collo si adegua il minimo indispensabile per galleggiare, ma non riesce a togliersi di dosso le antipatie, le rosolie, le allergie, le rompiture di coglioni che certe parole o certe immagini gli provocano.
Lo dico non perché lui lo dica esplicitamente, ma da come scrive, per quello che scrive. Lo dico perché mi immagino di dare un contributo a dir così, ecco perché lo dico.

Tu devi andartene, dissi alla giovane attrice guardandola negli occhi, non pensare di andartene, ma andartene senza pensare. Il pensiero di andarsene è uno dei pensieri più statici che esistano, un pensiero pericoloso, paralizzante, ti penetra nel cervello in forma di sogno, e ti proietti, nel sogno, in città sempre diverse, preferibilmente al mare, alle città senza il mare, dissi all’attrice, non so… mi sembra sempre che manchi qualcosa […]

Ho finito.

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5 commenti su “Grotteschi e arabeschi – Vitaliano Trevisan

  1. beatrice
    26 dicembre 2016

    ‘ma ‘i quindicimila passi’ non li considera nessuno? lo trovo molto molto Bernhard

    • 2000battute
      26 dicembre 2016

      non conosco questo libro, me lo segno

  2. karenina
    24 luglio 2016

    Ti consiglio il recente Works, una sorta di autobiografia per mestieri molto interessante e al solito ottimamente scritta; ultimamente vai di asociali, vedo.

    • 2000battute
      25 luglio 2016

      Grazie. In effetti l’avevo visto in libreria Works e da un po’ avevo curiosità per Trevisan, quindi ho provato con qualche libro precedente. Senz’altro merita, sempre che non sia una collezione di pezzi tipo Shorts che non mi è piaciuta granché.

    • 2000battute
      25 luglio 2016

      Dici che la mia vena asociale sta degenerando? Trevisan e Maino sono un po’ asociali in effetti. Anche Ligotti lo è parecchio in effetti.
      Mmmm…

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Questa voce è stata pubblicata il 23 luglio 2016 da in Autori, Editori, Einaudi, Trevisan, Vitaliano con tag , , , , .

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