2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Teatro grottesco – Thomas Ligotti

teatro grottesco

TEATRO GROTTESCO
Thomas Ligotti
Traduzione di Luca Fusari
Il Saggiatore 2015

Raccolta di racconti di quello che viene considerato un maestro del racconto horror. Come al solito in casi del genere, la definizione è approssimativa e serve solo a compiacere quella vasta area di pigrizia che si sconforta se posta di fronte a un indefinito organico che fluttua tra generi e performance trasformative non in cerca di definizione.

La scrittura e le visioni di Ligotti sono ombre prodotte da uno stato depressivo sferzato da attacchi di panico e ansia che aggroviglia il respiro. Come tali, pretendere una perdurante coerenza stilistica e un progetto editoriale consistente sembrano e sono illusioni malpagate. Teatro grottesco non procede né si dipana, ma semplicemente si deposita talvolta straziandosi, più spesso respirando con affanno, terrorizzato dal proprio rumore viscerale, dalla propria presenza, in generale dalla extracorporeità che si alza da ogni corpo cosciente.

Non credo che Ligotti vada decodificato e neppure contestualizzato. Non va, io penso, iconificato, adorato o reso un contenitore di senso. Penso vada preso per quel che penso sia, ovvero la rappresentazione del soprannaturale che ogni tipica immaginazione produce. Per questo la definizione di maestro dell’horror è approssimativa. L’orrore ligottiano è quello che il normale pensare e immaginare del cervello umano produce, come fossero ormoni dell’orrore o il quotidiano processo metabolico dell’orrore. Non ci sono mostri, ci sono pensieri mostruosi, sensazioni mostruose e visioni mostruose. È quello che capita quotidianamente a molti, saltuariamente a tutti.

Volodine, Krasznahorkai, Vollmann, ora Ligotti, ma anche Funetta e Gibson, sto seguendo un filo nero, una traccia d’ombra, la direzione di un’immaginario corrotto dalla propria natura, il rigurgito dell’uomo che deve esternare la paura di se stesso attraverso il reale deformato dalla lente del soprannaturale, il richiamo del corporeo come via d’accesso all’extracorporeità, la dimensione dell’esistenza fluttuante sul confine tra ombra e oscurità. È un percorso privilegiato, così lo interpreto io, dentro una letteratura e un immaginario intimo, inconfessato, di barbarie quotidiana e di dolore cronico ma anche di orgogliosa autodeterminazione e altrettanto orgogliosa ironia, il tutto contenuto nello spazio e nella banalità dei pensieri e dei gesti quotidiani, nascosto nella folla degli uomini indistinguibili.

La prima cosa che imparai è che nessuno anticipa l’arrivo del Teatro. Non si dice, né si pensa, che «Il Teatro non è mai venuto in questa città: sembra il momento ideale per una visita» o «Non sorprenderti, quando spunterà tu sai cosa. Sono passati tanti anni dall’ultima volta».Anche se la città in cui vivi è tra quella che il Teatro predilige, non ci possono essere basi logiche da cui dedurne la comparsa. Non giungono avvertimenti, non squillano fanfare ad annunciare l’inizio di una stagione del Teatro o che presto un’altra stagione sarà tra noi. Ma se una certa città possiede ciò che alcuni chiamano «milieu artistico», e se siete in stretto contatto con questa società di artisti, ci sono ottime possibilità che rientriate fra coloro che scoprono che le cose sono già cominciate. Questo è il massimo che ci si possa aspettare.

Note:
Ligotti per la sua presunta connotazione orrorifica ispira sovente commenti che di orrorifico hanno la sbracatura indecente connotata da abbondanza di toni macabri e granguignoleschi. Esistono eccezioni.
– ottima sintesi e commento (in inglese) su Tychy.
– bravi come quasi sempre anche quelli di Carmilla questa volta a firma di Walter Catalano.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 luglio 2016 da in Autori, Editori, Il Saggiatore, Ligotti, Thomas con tag , , , , .

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