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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Ultime storie e altre storie – William T. Vollmann

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ULTIME STORIE E ALTRE STORIE
William T. Vollmann
Traduzione di Gianni Pannofino
Mondadori 2016

Lei lo guardò con la stessa fissa curiosità con cui una lucertola osserva il lucido scarabeo marrone che sgambetta alla portata delle sue fauci; e Ricardo, proprio perché attribuiva alle donne la colpa dei propri fallimenti, era sensibilissimo, in circostanze come quelle, anche alla più impersonale attenzione femminile. Le si avvicinò e cominciò a leccarle le labbra scure: l’alito malsano di lei gli parve fresco sulla faccia. Incapace di controllare il desiderio, le infilò in bocca la perla di giada, e all’improvviso lei divenne una cosa morta, gli occhi chiusi e la bocca un ovoide cavo e tenebroso, i seni duri e gialli, e un grande copricapo d’argilla sulla fronte, da cui sgorgavano tralci o serpenti in gran quantità. I suoi orecchini erano grandi come ruote di carrozza, e il collare di pietra zigrinata che aveva intorno al collo sarebbe bastato a ormeggiare il più grande dei bastimenti.
La sua vulva cominciò a spurgare perle di giada. Lui se ne riempì le tasche e fuggì.

Vollmann è scrittore di vita e di storie particolari. Chi lo ama ne attendeva il nuovo libro con bramosia, chi lo detesta non ne vuole nemmeno più sentir pronunciare il nome. Poi ci sono gli altri che ne subiscono il fascino in una certa misura, ma non hanno il trasporto mistico del seguace. Io sono tra questi in mezzo al guado, gente mezza asciutta e mezza bagnata.

Tutto questo schierarsi e bagnarsi perché Vollmann è a sua volta un personaggio letterario, scrive di bassifondi e ci vive, di drogati e si droga, di sconfitti e pure lui lo è. Qui fa del sarcasmo sui morti e probabilmente lui stesso con l’odore della morte ci balla il liscio.

Ultime storie e altre storie sono racconti grotteschi, di necrofilia e amori impresentabili in società tra uomini vivi e donne morte, tra umani e fantasmi, mangiacadaveri, vampiri e vampiresse che tornano, vengono richiamate, scavano e gironzolano non appena cala il sole.

Sono tutte commedie quelle che scrive Vollmann, in effetti, tranne i primi tre racconti che invece somigliano moltissimo a ricordi personali dello stesso Vollmann di quando nel 1991 si trovò a Sarajevo alla vigilia dell’assedio; in questi la morte non è filtrata dal folklore e dalla superstizione popolare, ma nuda, oscena, dal volto coperto da una calza di nylon o nascosta nei fucili dei cecchini. Tolti questi primi che fanno storia a sé, tutti gli altri formano una messinscena sincretica con creature dell’aldilà che si intrattengono con quelle dell’aldiqua, discorrono, ricordano, talvolta amoreggiamo, si sposano pure e fanno figli mantenendo una forma di equilibrio instabile proprio di chi si trova molto vicino al confina tra vita e non vita, un po’ prima o un po’ dopo, abbastanza vicini da avere a che fare uno con l’altra.

Oltre a essere commedie necrofile, le Ultime storie e altre storie sono anche un giro del mondo nel quale Vollmann esibisce la sua abilità ed erudizione. Ci sono storie balcaniche intrise di sapori slavi, poi storie della mitteleuropa triestina con elementi funerari tardoimperiali; si sale in seguito verso il Grande Nord entrando nell’estetica della saga scandinava e delle ambientazioni silvane e boreali; scivoliamo a sud verso il folklore sudamericano, selva e morte, fioritura tropicale e cimiteri di grasse presenze; saltiamo l’oceano per approdare in Giappone dove lo stile mortuario cambia ancora, come diverse sono le leggende dal regno dei morti che sostengono la commedia grottesca, infine si ritorna in America, per gli ultimi sogni notturni ancora vaganti tra lapidi di marmo.

Ho domandato alla tomba per quale ragione io dovessi morire, ma non mi ha risposto.
Ho domandato chi o che cosa fosse la morte, ma è rimasta in silenzio.
Ho domandato dove fossero andate le persone che avevo amato, e le sue labbra di terra non si sono mosse.
Ho supplicato affinché mi desse una risposta, a qualunque cosa, e a quel punto le sue labbra erbose hanno cominciato a sorridere. Umettandosele con la lingua verminosa, le ha schiuse. Troppo tardi ho capito quale fosse la risposta.

Sono quasi sempre donne le morte che ammaliano o vengono rievocate da uomini che per un loro afflato personale sono risucchiati verso l’aldilà, ne vengono incantati, lo bramano. È un teatro di marionette quello inscenato da Vollmann che pesca nelle molte tradizioni popolari sul mondo dopo la vita, o sui morti-non-morti, fantasmi, mostri, apparizioni e gli infiniti racconti di rapporti amorosi o sessuali tra vivi e morti. Il lavoro storico che Vollmann ha svolto per recuperare le molte tradizioni popolari e reinterpretarle nelle sue storie è testimoniato da un apparato di note e citazioni del tutto fuori dalla norma per una raccolta di racconti. La consapevolezza di questo recupero storico dà una coloritura diversa alle storie di Vollmann; non solo espressioni dell’immaginazione funerea dell’autore, ma una nuova voce per tradizioni spesso orali tramandate da epoche lontane. È in questa vena sotterranea di grottesco che Vollmann plasma le sue Ultime storie. Il risultato è un libro lungo per molte storie. Se siete come me gente in mezzo al guado, certune le leggerete con gran gusto, altre vi faranno un po’ sbadigliare. Se amate o odiate Vollmann è tutt’altra faccenda, invece.

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2 commenti su “Ultime storie e altre storie – William T. Vollmann

  1. Baba
    22 giugno 2016

    Non ho punta voglia di sentir parlare di donne morte, non è il momento giusto per mangiacadaveri e tossici. Mai letto nulla di Vollmann, ma da ciò che scrivi deduco di poter continuare a vivere senza le sue storie.

    • 2000battute
      22 giugno 2016

      Di libri indispensabili io non ne conosco nemmeno uno, zero assoluto. Quindi, sì, se come genere non diverte meglio lasciarlo perdere. L’unica cosa, visto che è piuttosto originale e per questo non si sa mai che uno scopra che si diverte a leggere Vollmann, quando ha voglia può provarne un assaggio in una libreria.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 giugno 2016 da in Autori, Editori, Mondadori, Vollmann, William T. con tag , , , , .

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