2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Anime baltiche – Jan Brokken

anime baltiche

ANIME BALTICHE
Jan Brokken
Traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo
Iperborea 2014

Era di domenica, pioveva, la luce ingrigita precocemente. Mi ero svegliato non presto, avevo fatto colazione mentre ascoltavo la radio, suonavano musica sinfonica, avevo perso tempo. Di uscire sotto quell’acqua gelida non ci pensavo, tanto più che ancora la gola raspava e dovevo soffiare il naso a brevi intervalli. Anime baltiche l’avevo comprato da un paio di mesi; quel giorno erano due i libri già iniziati, ma lo stesso l’ho sfilato dalla pila e mi sono seduto nella solita poltrona scomoda. Tredici ore e circa 460 pagine dopo, con in mezzo un pranzo, una cena, una merenda, un paio di telefonate e diverse perdite di tempo, avevo finito di leggere un libro straordinariamente bello, praticamente senza sforzo, come se avessi percorso una lunga e dolce discesa in bicicletta un giorno tiepido e profumato di primavera. Ero felice. Potevo andare a dormire e chiudere una domenica piena di Anime baltiche. Mi mancava solo di fare un’ultima cosa e sarebbe stato un giorno perfetto: scrivere questo inizio.
Ora vado a letto. Ritornerò un altro giorno per scrivere il resto.

Ascolto Arvo Pärt. Una melodia semplice del pianoforte, suonata con un dito, due al massimo, e una viola che parla di luce che si spegne e aria lieve e boschi nei quali il silenzio è rotto da rumori degli alberi, del terreno, rumori che escono dalle rocce. Sono silenzio anche quei rumori. È musica minimale, eppure o forse proprio per quello che sento scavarsi una tana nelle mie sensazioni. Questo, anche questo è Anime baltiche.

Volevo comprare l’altro libro di Jan Brokken. Ma oggi è lunedì, ho trovato la libreria chiusa. È una piccola libreria vicino a casa, probabilmente nemmeno l’aveva. Mi è dispiaciuto. Ho pensato “È lunedì, tornerò domani”. Anche questo è Anime baltiche.

Ho pensato al cielo. Era color ghiaccio, fresco, senza nubi, senza sole. Solo un’immensità color ghiaccio, forse leggermente azzurro, ma solo appena accennato. Ho pensato alla Curlandia. Non l’avevo mai sentita, non sapevo esistesse una terra con questo nome. Si trova vicino al golfo di Riga. Pare non ci sia niente, o quasi, solo boschi e ville di antichi baroni baltici. Durante l’Unione Sovietica era vietato recarvisi. Ho pensato al cielo color ghiaccio al quale non importa nulla di quello che succede di sotto. Anche la Curlandia me la immagino come un luogo al quale non importa niente di quel che succede altrove. È Anime baltiche.

La musica di Arvo Pärt è dolorosa. Come un abbandono. Straziante come un abbandono. Chissà se lo è anche per un estone. Forse agli estoni la musica di Arvo Pärt sembra familiare. Io sono italiano e a me non sembra familiare. Non so se dipenda dal fatto di essere italiano o dal fatto di essere me. In ogni caso, ho ritrovato Tomasi di Lampedusa che se non avete notato è l’autore dell’epigrafe di questo blog. Sapete una cosa? Io non ho mai letto Tomasi di Lampedusa. In Anime baltiche c’è Tomasi di Lampedusa, ho pensato che era una bella coincidenza.

Io un estone non l’ho mai conosciuto. Nemmeno un lituano o un lettone. Neppure uno di Königsberg, ora Kaliningrad. Da un pezzo Kaliningrad, non da ora. Anime baltiche parla di queste persone. Mi ha fatto venir voglia di conoscere un estone, anzi, mi piacerebbe avere una fidanzata estone, o lettone o lituana o di Königsberg ora Kaliningrad. Me la figuro come una persona che nasconde un silenzio che io solo riuscirei a immaginare, mai ad ascoltare. Anime baltiche è anche silenzio. Soprattutto silenzio.

Essere abbandonati da un silenzio sarebbe ancora più straziante. In Anime baltiche si alternano artisti e gente comune, celebrità e sconosciuti. C’è una ragazza schiacciata dai cingoli di un carro armato russo. Pare che volesse solo sposarsi ed essere felice, almeno un po’. Eppure, anche dopo aver immaginato quei cingoli maciullare la gamba della ragazza, il mio pensiero non si staccava dal silenzio di quei luoghi, dalla desolazione, dalla luce che non sale, il giorno che muore appena dopo essere nato, in un angolo di mondo remoto eppur vicino.

Arvo Pärt fa sanguinare un violino. Senza un lamento. Anime baltiche è morte senza lamento, vita senza esultanza. Eppur c’è gioia e dramma e storia e senso. Soprattutto senso.

Arte. Arte nata in luoghi remoti, lontana da ogni scuola, priva di maestri, ignara del mondo. Eppure arte, pura, spontanea, che sgorga. Arte che sboccia dove mai immagineresti, arte che travalica gli orrori, che attraversa i mari, arte che ritorna in Anime baltiche. Cos’è l’uomo senza arte? Senza anima?

Estranei. Lontani. Ignoti. Luoghi ignoti ed estranei e lontani. Anseatici. Aggettivo incomprensibile. Briciole ai confini dell’infinito russo. Insignificanti. Come tutto se visto da sufficientemente lontano. Come nulla se vi si trascorre abbastanza tempo. Come Anime baltiche.

Un grande libro. Di un grande scrittore di storie del mondo. E due traduttrici delicate che hanno saputo conservare il tocco che al più sfiora, poi si ritrae. Non un romanzo. Non un libro di viaggi. Non delle biografie. Non un reportage. Un’esperienza e una sensazione dolorosa e leggera. Come la musica di Arvo Pärt. Capace di riempire tutto lo spazio senza mai poggiarsi sulla tua pelle. Puoi solo vederla in distanza, un riflesso tremulo nell’aria tersa. Come Anime baltiche. Ascolta il silenzio, leggi le storie, senti il freddo di un angolo di mondo. Anche tu non sei che un piccolo, insignificante, meraviglioso angolo di mondo.

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17 commenti su “Anime baltiche – Jan Brokken

  1. Marina Romanò
    26 luglio 2016

    Addirittura…buona vacanza, Marco.

  2. Marina Romanò
    26 luglio 2016

    Anime baltiche è il genere di libro che adoro: un po’ saggio, un po’ romanzo, racconta storie belle e intense di luoghi e personaggi, storie che ti appassionano, di quelle che ti tirano dentro, che inizi ad andare su Internet a fare ricerche per vedere a Riga la libreria di Janis Roze e le case color pastello in stile Jugendstil di Ėjzenštejn padre, sentire su YouTube le musiche di Arvo Part, ascoltare la registrazione di quel Credo che già nel 1968 aveva infiammato le anime indipendentiste estoni, che si erano ritrovate 21 anni dopo a formare, insieme ai lettoni e ai lituani, una pacifica catena umana di 600 km che univa le tre capitali baltiche, una catena di protesta in occasione dei 50 anni del patto Molotov-Ribbentrop, e contro l’occupazione sovietica. Ci ricorda anche la figura della giovane Loreta Asanavičiūtė, che nel 1991 morì schiacciata dai carri armati sovietici, durante una manifestazione in Lituania. Perché tutto il libro è attraversato dalla Storia sofferta di quei paesi, i cui territori sono stati oggetto di continue drammatiche invasioni.
    L’anno scorso sono stata a Nida, sulla penisola di Neringa o dei Curoni, una striscia di terra lunga circa 100 km tra il Mar Baltico e la laguna dei Curi, suddivisa tra Lituania e Russia, o meglio circa a metà della penisola, vicinissimo a Nida, se passeggi sulla spiaggia allontanandoti di un kilometro verso ovest, una spiaggia larga di sabbia finissima e dune, Vodafone ti avverte che stai per entrare in area sovietica: Kaliningrad è effettivamente lì a due passi, un’enclave russa in Lituania. In Anime baltiche c’è anche un capitolo dedicato alla ex Koenigsberg, patria di Kant e di Hannah Arendt. Di Nida si innamorò Thomas Mann quando vi arrivò per la prima volta nel 1929, rimase talmente affascinato da quel paesaggio di dune e boschi, dalla luce bianca delle montagne di sabbia che arrivano fino a 50 metri di altezza e dal verde dei boschi, che l’estate seguente si era già fatto costruire una tipica casa in legno con tante stanze per i suoi tanti figli, con vista sulla laguna e un angolo fuori in giardino chiamato “panorama italiano”. La mattina presto lavorava, poi usciva, attraversava il bosco e raggiungeva la famiglia al mare, dalla parte opposta alla laguna. Ha passato solo due estati a Nida: nel 1932, a causa del nazismo, Mann dovette lasciare per sempre Nida. La casa venne requisita dai nazisti e affidata a Göring, finita la guerra passò nelle mani dei sovietici e in parte venne incendiata.
    Poi sono arrivati due personaggi straordinari, ai quali Jan Brocken avrebbe potuto dedicare un altro capitolo del suo libro: la scrittrice Antanas Venclova e il giornalista Leonas Stepanauskas, entrambi lituani, sono riusciti a convincere le autorità sovietiche a preservare questo luogo che è diventato la casa museo di T.Mann. Luogo magico e imperdibile per chi ama lo scrittore dei Buddenbrook o della Montagna magica o incantata, a seconda della traduzione che si legge.
    Riemergendo dalle atmosfere letterarie, cosa mi ha colpito su quella interminabile striscia di spiaggia baltica? Il fatto che la spiaggia fosse divisa in sezioni: spiaggia per sole donne, spiaggia per omosessuali maschi, spiaggia per nudisti e spiaggia mista. Ovviamente, mio marito ed io, senza leggere alcun cartello, ci siamo piazzati involontariamente nella sezione per sole donne e, tempo di distendere i parei e sdraiarci al sole, erano già arrivati dei sorveglianti con una macchinina elettrica per farci sloggiare. Altro episodio al quale ho assistito: il mare era un filo agitato con onde di quelle che da noi i bambini si divertono a tuffarcisi dentro, anche se a Nida il mare non è certo invitante come da noi, del resto siamo sul Baltico, non all’isola d’Elba! A un certo punto una bambina, sfuggita all’attenzione della madre, non riusciva più a tornare a riva. Ho dedotto tutto questo, vedendo un capannello di persone a riva e poi ho rivisto la stessa macchinina elettrica, dalla quale questa volta è sceso un giovane biondone e muscoloso, tipo Baywatch, che si è buttato in mare riportando la bambina dopo due bracciate, che, non per dire, ma se l’avessi vista prima la bimba, mi sarei buttata io a “salvarla”, perché non era un’impresa così straordinaria. La bambina, posata a terra, è corsa dalla mamma, che l’ha abbracciata in visibile stato di agitazione,dopo di che, sempre di corsa, è tornata a giocare di nuovo con li suoi amichetti. Se fossimo stati in Italia, tutto è bene quel che finisce bene, e sarebbe finito con un semplice sospiro di sollievo e un ringraziamento al bagnino.
    Per i lituani la cosa è evidentemente più complessa: prima è arrivato un medico (la bambina correva dappertutto come una zippingrilla, e apparentemente pareva aver già superato lo spavento, del resto i bambini sono anche cosi), poi è arrivata quella che abbiamo pensato essere una psicologa, infine è apparsa la polizia, due agenti donna, che hanno prelevato la madre piangente e l’hanno portata dentro un gabbiotto. Francamente mi è parsa una procedura un filo esagerata. A chi di noi genitori, seppur attenti, non è successo di perdere di vista anche per pochi secondi un figlio? Ricordo ancora una grassa e rassicurante signora tedesca che alla cassa di un supermercato in un paesino della Foresta nera teneva in braccio mia figlia di 18 mesi chiedendo di chi fosse la creatura che, senza che neppure me ne fossi accorta, mentre ero a comprare pomodori, si era dileguata in un nanosecondo. La figlioletta era sorridente e soddisfatta con un bel Wurst in mano e a nessuno era certo venuto in mente di chiamare la polizia per omessa custodia!
    C’è ancora una breve storia che vorrei aggiungere a questo lungo post, sperando che Marco non mi blocchi per l’eternità.
    La nostra prima sera a Nida ha coinciso con l’apertura del festival del cinema lituano! Da brava appassionata di cinema mi sparo, da sola, mentre il marito si beve saggiamente un paio di birrette godendosi il panorama dalla casetta in legno che avevamo affittato sulla laguna, un bel mattoncino di carattere religioso. La sera dopo, convinco il coniuge riluttante a venire anche lui. Proiettavano la storia
    del fotografo Vitas Luckus nato nel 1942 e morto nel 1987 e di sua moglie Tatjana Luckiene, una coppia di belli e alternative, questa l’idea che mi ero fatta, lui un fotografo di rottura e controcorrente, lei la sua bellissima musa. Casa loro a Vilnius era sempre aperta a vari artisti, vivevano un po’ fuori dal mondo, cercando di sfuggire alle rigide imposizioni sovietiche, fino al tragico epilogo, quando, una sera, Vitas uccide con un colpo di pistola un uomo che si era presentato a casa sua, pensando che fosse uno del KGB e che lo stesse spiando, cosa peraltro vera, e subito dopo si suicida lanciandosi dal balcone. Tutto questo l’avevo appreso dalla sinossi del film in lingua inglese.
    La presentazione del film nel piccolo cinema di Nida con sedili in legno avviene in lituano e inglese, come la sera precedente. Poi, alla fine, l’organizzatore/critico chiede quanti sono i presenti che non capiscono il lituano. Alziamo la mano solo noi due. Lui si scusa personalmente con noi, dicendoci che purtroppo questo film non aveva i sottotitoli…Abbiamo resistito mezz’ora, poi era effettivamente troppo (vi risparmio i commenti in romanesco del mio accompagnatore!). Però è stato un peccato, perché sullo schermo scorrevano personaggi davvero straordinari, che avevano animato la vita di Vilnius negli anni ’70 e ’80, genere vecchi mod settantenni con capelli lunghi, forti bevitori, personaggi alla Wim Wenders, e la moglie Tatiana che ora vive in America è sempre una bellissima signora.
    Ho pensato che anche la storia di Vitas Luckus avrebbe potuto essere una bella storia per Jan Brokken, accanto a quella di loreta asanavičiūtė , della famiglia von Wrangel, di Romain Gary, Jacques Lipchitz e Rothko.
    E vi risparmio i pensieri su Tallinn:-))

    • 2000battute
      26 luglio 2016

      Ora lo stampo e lo infilo dentro la mia copia di Anime Baltiche.

    • 2000battute
      26 luglio 2016

      Grazie Marina

  3. babalatalpa
    20 aprile 2016

    L’ho iniziato questa mattina e promette parecchio bene. Che sia ben chiaro: non posso andar avanti acquistando tutti i libri che suggerisci tu. Libri che vanno a sommarsi a quelli che acquisto mia sponte. Insomma, facciamo che ricominci a leggere un po’ di roba scadente. Che dici?

    • babalatalpa
      20 aprile 2016

      vabbè, intendevo mea sponte. Tanto hai capito, no?

    • 2000battute
      20 aprile 2016

      Mi sa che ti accontento presto. Ne sto leggendo due. Di uno che dovrebbe parlare di storia non capisco di cosa stia parlando, dell’altro che dovrebbe essere divertente non capisco cosa ci sia di divertente

  4. karenina
    29 marzo 2016

    L’avevo adocchiato tempo fa, dopo il tuo commento mi son decisa, lo sto leggendo con molto gusto e una gran voglia di partire per il nord.

    • 2000battute
      29 marzo 2016

      Sono molto contento. Io ho appena finito di leggerne un altro, estone questa volta

  5. Sandra
    16 marzo 2016

    allora lo leggerò

  6. babalatalpa
    15 marzo 2016

    Insomma, questo blog mi piace un casino (quando sei acido, poi, mi piaci anche di più) e m’è venuta una gran voglia di leggere Anime baltiche, di cui avevo già sentito parlar bene ma tu.. beh, hai scritto un gran commento.

    • 2000battute
      15 marzo 2016

      Non te ne pentirai di aver letto Anime baltiche.
      (è da un po’ che non sono acido, in effetti)

  7. 19melograno
    15 marzo 2016

    Io un estone l’ho conosciuto, era il padre del mio primo boy friend, un nobile estone finito qua in Italia durante la guerra al seguito del generale Anders. Ricordo le bellissime foto della sua vita in Estonia, i boschi, le acque… lui era molto corretto e gentile, mite , mi piaceva. .. peccato che il figlio fosse un grande str….

    • 2000battute
      15 marzo 2016

      Ai nobili baltici, dedica un capitolo molto bello, struggente.

  8. asiviero86
    12 marzo 2016

    Hai immaginato gli estoni (e più in generale i baltici) molto vicini a come sono nella realtà pur non avendone mai visto né conosciuto uno. Direi che questo è già un indizio che si tratti di un ottimo libro. Vorrei leggerlo anche io, adesso, che in Estonia ci sono stato e l’ho trovata magnifica. E’ un Paese pacato, silenzioso, profondo. E gli estoni rispecchiano perfettamente i loro paesaggi di ghiaccio e boschi di betulle. Sono posti molto belli, chissà se questa lettura può ravvivare in parte i ricordi.

    Andrea.

    • 2000battute
      12 marzo 2016

      Vorrei vederli anche io quei posti

  9. Maurizio Mancini
    12 marzo 2016

    E’ piaciuto molto anche a me.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 marzo 2016 da in Brokken, Jan, Editori, Iperborea con tag , , , , .

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