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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Dalle rovine – Luciano Funetta

Dalle rovine - luciano funetta

DALLE ROVINE
Luciano Funetta
Tunué 2015

Esordio fantasmagorico e fumettistico di Luciano Funetta che con Dalle rovine si va ad accomodare nel gruppetto dei disallineati e non-canonici tra gli scrittori italiani dei tempi nostri. Chi sono i disallineati e non-canonici? Sono quelli che non girano intorno alle trame tradizionali fatte di passioni dell’anima, turbamenti del cuore, provincia polverosa, spolveratina di impegno civile, qualche accenno di rivendicazione sociale, un po’ di moralismo, conformismo quanto basta, cose così.

Funetta, insieme a qualche altro, invece, sembra pigiare l’acceleratore per lanciarsi nella direzione opposta, allontanarsene il più possibile per raggiungere le sponde della provocazione letteraria, il gusto del grottesco, l’esagerazione verbale o pittorica, le tinte virate nelle sfumature del nero o lampeggianti fasci di luce. Insomma, siamo dalle parti del pulp, del goth, dell’hardcore, del punk e della graphic novel. Il tutto pur rimanendo ben piantati nelle forme del romanzo tradizionale, con una storia che inizia, si svolge e termina, senza lasciare strascichi, senza aprire vuoti, senza osare sterzate stilistiche di difficile decifrazione.

Un mix di tradizione e provocazione, aria di casa coi buoni profumi di una volta e periferie urbane depravate. Ha osato Funetta, dimostrando ottimo autocontrollo. Si è avvicinato alla morbosità di un Giordano Tedoldi in Deep Lipsia ma senza la furia iconoclasta del fanatico, si è accostato alle atmosfere sordide e tossiche di Ranxerox e di Frigidaire ma senza quella carica esplosiva di sesso postnucleare e autodistruzione. Ha mantenuto le distanze da ogni rappresentazione estrema che lo obbligasse a dimenarsi e a stravolgere la scrittura, preferendo invece esaltare l’estetismo narcisista del pervertito che fa un punto d’onore la capacità di conservare un’eleganza formale impeccabile. Anche nel godere alla vista di una masturbazione rettiliana.

Quando Rivera se ne andò. nessuno lo vide a parte noi. Lo guardammo mentre si allontanava e scompariva tra gli alberi, lo osservammo inoltrarsi nella prigione di rami, dentro la vegetazione dove ad aspettarlo erano in due, in tre, in venti, anche se in realtà lo aspettava una persona sola. Quando Rivera uscì dal suo nascondiglio, noi eravamo pietrificati dalla paura e dalla stanchezza. Rivera invece non tremava. Sapevamo che sarebbe entrato nella foresta che divorava la casa e che qualcuno lo stava aspettando nel buio. Nessuno sa cosa successe dopo a Rivera, tranne noi.

La voce corale narrante è misteriosa quanto un grumo di creature striscianti. Segue Rivera, il protagonista, come un faro tenue di luce fredda, grigiastra. Lo segue nelle stanze disadorne di una casa di periferia, a Fortezza, alle porte di Roma, deformata dalle sfumature di un incubo, svuotata di vita umana. I serpenti velenosi allevati da Riviera sono i co-protagonisti della storia. Complici, onnipresenti, enigmatici, rappresentano il perno attorno al quale Funetta avvolge le trame dei personaggi. Sono tutti maschili i personaggi. Le donne di Dalle rovine sono solo abbozzate, orpelli ininfluenti, attrici porno senza erotismo, mogli di depravati senza cinismo, donne che non lasciano tracce. Il mondo dei film porno fa da sfondo alla storia. Funetta lo tratteggia, non ha molta importanza, troppo distante dalla tetraggine claustrofobica nella quale si svolge la scena. Il mondo del porno è un’antica sala cinematografica a luci rosse sopravvissuta per motivi incomprensibili ed è i personaggi che si muovono dietro le sue quinte, impresari, faccendieri, registi, produttori. Sono le ombre scure che si allungano dal varco attraverso il quale si entra nella depravazione estrema degli snuff movie. Di nuovo, Funetta accenna solo alla possibilità di percorrere la strada per l’eccesso, indicandone la direzione ma senza imboccarla.

Ed è così, accennando e indicando, che Dalle rovine, con le sue tinte nerofumo e le movenze sinuose dei serpenti, assume le forme di una dark story fumettistica, con i personaggi caratterizzati in modi sempre più marcati, grotteschi, avviati verso una depravazione che li consuma come una muffa eppure mantenuta entro i limiti della rappresentazione di un profilo, mai di una scena in piena luce. Solo ai serpenti Funetta concede il palcoscenico e il faro puntato. Iconici si avvinghiano, facendo scorrere le spire attorno al muscolo pulsante, spalancano le fauci mortifere in grida mute e, come in una danza rituale, propiziano l’estasi.

Bell’esordio. Bella la veste grafica.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 febbraio 2016 da in Autori, Editori, Funetta, Luciano, Tunué con tag , , , .

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