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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Gli amori di mia madre – Peter Schneider

amori di mia madre

GLI AMORI DI MIA MADRE
Peter Schneider
Traduzione di Paolo Scotini
L’Orma 2015

Riuscite a immaginare qualcosa di più libero, anzi sconvolgentemente libero tanto per usare toni gotici, come di certo in poche persone riescono a essere, e non di frequente tali persone le si trova tra intellettuali, scrittori o artisti impastoiati in manicheismi, fissazioni, conformismi, retorica e falsità riverniciate, riuscite a immaginare qualcosa di più sfrenatamente libero del raccontare la vita della propria madre sia in quanto madre che ha fatto scudo ai propri figli in un periodo tanto drammatico come durante una guerra e raccontarla in quanto donna che si è concessa molti amori e si è data a molti uomini, senza mai nasconderlo, né a se stessa né al marito, amato fino all’ultimo?

Pensateci. Immaginate di prepararvi a scrivere una storia come questa. Chi in tutta coscienza alza la mano per dire Io lo avrei il coraggio!, eh? (poi pensiamo anche a chi potrebbe dire di esserne capace di scriverla una storia del genere). Saremmo pochi, anzi forse nessuno di noi l’alzerebbe, ci scommetterei perfino qualche soldo, perché è difficile in modo tremendo, e lo è da sempre, anzi è da sempre la cosa più difficile fare i conti con la propria madre e con la donna che è stata la propria madre. Bisogna essere davvero liberi da gabbie mentali soffocanti per scrivere questa storia.

Peter Schneider l’ha fatto e Gli amori di mia madre è un libro memorabile.

Ah, non ti puoi immaginare, scrive al suo Heinrich, quale sia qui la situazione. Guerra, miseria, fame: moriremo tutti se non finisce presto. E io sanguino come un maiale. Oggi il viaggio a Dresda è andato bene, ma la bicicletta è bucata. Il signor Wendt ha detto che me la riparerà. Se tu potessi essere con noi, così soccomberemmo tutti assieme! Ho una grande paura che arrivi il gas o qualcosa del genere. Nessuna città è ridotta così male come Dresda! Ho visto caricare su un camion, con la pala, i cadaveri bruciati. Hanna per fortuna non l’ha notato.

Madre di quattro figli, con il marito Heinrich sempre lontano per lavorare nei teatri ancora aperti in una Germania che crolla alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Madre che fugge dall’onda di distruzione che avanza sulle città tedesche, trascinandosi dietro tre dei quattro figli, sopportando privazioni, fame, angoscia, rifiuti, paura. Vaga in una Dresda rasa al suolo con una bicicletta bucata e la figlia Hanna, sanguina per le mestruazioni e i continui problemi inguinali che la costringono a frequenti ricoveri ospedalieri.

Il figlio Peter, adulto quasi anziano, ritrova le lettere che la madre inviò e ricevette dal marito e dagli amanti. Le legge, le interpreta, ricostruisce la donna che fu la propria madre. Emerge prima e sopra di tutto una madre che sola e sorretta da forze che scemavano ha portato in salvo i figli lottando fino allo stremo. Eroismo senza solennità che solo una madre riesce a produrre. L’amore e il riconoscimento che il figlio Peter le tributa è sconfinato. Poi svela la donna.

A cosa servirebbe, se per la durata di un battito cardiaco si potesse penetrare lo spazio della solitudine dell’altro, mescolando respiro e respiro fino a raddoppiarli, sentendo le altrui mancanze come fossero le proprie? Non servirebbe forse soltanto a rinsaldare la consapevolezza che non possiamo stare assieme, che dobbiamo separarci? Perché cosa potrei fare per te se non ridurre di nuovo la tua vita entro lo stretto recinto della mia, quel recinto che si era innalzato senza chiedere il permesso? Non devo forse lasciarti perché ti amo? Però, è così difficile! La tua tenerezza mi è entrata nel sangue, in profondità, fino a quelle zone davanti a cui preferisco chiudere gli occhi. E adesso ecco stagliarsi su di me la nostalgia, come una statua gigantesca, imponente, che mi schiaccia.

Così scrive ad Andreas, l’amante di più lunga data, uno dei molti, amico del marito, al quale tutto confida dei propri amori. La donna è passionale, melanconica, seducente, scrive lettere cariche di trasporto, gli incontri fuggevoli non le bastano, ne vorrebbe altri, vorrebbe una continuità che la situazione ma anche i suoi uomini non le permettono. Sono talvolta lettere di erotismo velato, altre sono tormentate, spesso aleggia un senso di tragedia imminente mescolato a una teatralità da commedia. È una donna che non nega nulla alle passioni che la scuotono, in lei non affiora mai vergogna, non conosce sensi di colpa. Al contrario dimostra una spericolata franchezza nel rivelare i suoi amori che qualcuno potrebbe interpretare come una forma quasi ideale di amori multipli.

Il figlio rilegge queste lettere, con stupore ma anche con un sentimento di consapevolezza. Quella che è stata donna e madre ne viene illuminata, i tratti si svelano, la figura dolorosa e passionale si solleva. È un grande personaggio quello che emerge. Uno dei grandi personaggi femminili della letteratura contemporanea, ricco di contraddizioni, dotato di una natura inesplicabile eppure da ammirare, da amare e da leggere con gratitudine.

Libro difficilissimo da scrivere, gioca con emozioni che facilmente diventano grossolane, paccottiglia sentimentale, e invece Peter Schneider  evita le trappole, trova la presa per disegnare due immagini: la madre incrollabile e la donna passionale senza mai confonderle o creare alibi; due immagini di una grande donna che rimarranno distinte eppure inseparabili fino alla fine.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 novembre 2015 da in Autori, Editori, L'orma, Schneider, Peter con tag , , , .

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