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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Antichi Maestri – Thomas Bernhard

 

antichi maestri

ANTICHI MAESTRI – Commedia
Thomas Bernhard
Traduzione di Anna Ruchat
Adelphi 1992

Ricordo bene quando lessi Antichi Maestri la prima volta, ormai molti anni fa. Mi investì come una folata di bora e questo nonostante fossi già avvezzo alla prosa bernhardiana. Ne venni ugualmente travolto, lo ricordo bene. Con Antichi Maestri, una delle ultime opere, Bernhard raggiunge il parossismo nella violenza oratoria, nell’invettiva martellante, scagliata, ribadita, ripetuta, nel ritmo forsennato delle frasi che si torcono schiumando rabbia. Nella precisa intenzione, in Antichi Maestri ancor più che in altre opere, di coinvolgere tutti, tutto, fare di tutto un unico fascio, legare insieme ogni cosa e farne il bersaglio della sua furia. Rabbia gelida, furiosa ma controllata, come sempre, come lui ha insegnato a chiunque altro.

Ricordo l’impressione che mi fece il contrasto tra la violenza verbale, il ritmo strangolato ma implacabile e la grandezza inarrivabile dello stile, della prosa, dell’unire parole, musica e senso. È questo che ricordo distintamente: la lettura di Bernhard mi segnò, da Antichi Maestri ne rimasi turbato. Mi domandavo:

È allora possibile essere furiosi e meravigliosi?
Arte e rabbia convivono

Odio per gli ipocriti e amore per la bellezza?
La letteratura è un circo di falsità

Posso detestare ciò che sono diventato e amare ciò che potrei essere?

Domande grondanti narcisismo. Affermazioni di categorica decadenza morale. Bernhard di Antichi Maestri non solo mi affascinava e mi riempiva di calore, ma mi scuoteva, lasciandomi incredulo, come di fronte a un orrido ciclope che uscisse dal terreno. Era tale la furia che si scaraventava fuori dalle pagine che non riuscivo a contenerla. Ne venni travolto e per anni ho continuato a ritornare col pensiero a quello stato d’animo. Incuriosito, incerto, meditabondo.

Ora l’ho riletto. Con timore e riverenza, con l’alto rispetto che si deve all’atto di avvicinarsi a un Maestro incomparabile. Con anche la codardia di chi sta per aprire una gabbia nella quale sa che una belva vive nell’ombra.

La novità è il sottotitolo, che tende a essere ignorato e ignorai molti anni fa: Commedia.

Quando un libro prende il nome di Commedia occorrerebbe prestare la massima attenzione al significato che quella parola fatale racchiude. Soprattutto quando è un Maestro ad attribuirle quel nome.

Ora che l’ho notato tutta mia attenzione si è spostata dai maestri alla commedia. Forse per il cinismo dell’età o per l’abitudine alla furia rauca o forse per una maggiore abilità nell’addomesticare le parole, anche le più rabbiose, o ancora, forse per la semplice consapevolezza che già una volta questo testo mi travolse, ho anticorpi nel sangue, una seconda non è possibile che avvenga.

A vent’anni di distanza, Antichi Maestri rimane una belva che ruggisce forsennata, ma la cattività l’ha resa più rumorosa che pericolosa, un poco spelacchiata, una fiera con alcuni problemi di artrite. Resta intatta la maestria di Bernhard anche quando emerge la prosa da commedia al posto di quella che un tempo era suonata come la prosa più esplosiva che uomo avesse creato. Il ritmo martellante che fa da segno distintivo dei testi bernhardiani sembra talmente enfatico da tracimare nella parodia, nella follia clownesca.

Reger è un vecchio pazzo che delira, più che la voce della coscienza che si rivolta contro l’ipocrisia e devasta tutto quanto capita a tiro. Il tipico monologo maniacale passa da essere una sublimazione della visione più nitida a essere la voce catarrosa di un fanatico in preda a vaneggiamenti. Antichi Maestri, l’antico ciclope che mi calpestò e che da allora non ha mai smesso di lampeggiare nella mia memoria, diventa oggi l’opera tarda di un Maestro nei suoi ultimi anni stanchi.

Forse è il modo che Bernhard ha trovato per arrendersi, quando la sua battaglia era ormai persa. Scrivere una Commedia, una parodia dei suoi personaggi, della sua voce, del suo magico e indimenticabile ritmo, forse una parodia di se stesso e della propria rabbia e coscienza. Forse Reger è proprio Bernhard; per la prima e unica volta, forse, anche lui, l’incomparabile, ha ceduto alla tentazione.

Non so se mi piace come possibile spiegazione. Credo di no.

Il castigo corrisponde alla colpa: es-
sere privati di ogni gioia di vivere,
essere portati al grado estremo di di-
sgusto della vita.
Kierkegaard

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2 commenti su “Antichi Maestri – Thomas Bernhard

  1. Alexandra
    6 aprile 2017

    ho adorato questo libro perché leggere quello che si pensa di Heidegger per bocca di un grande scrittore è una grande soddisfazione

    • 2000battute
      6 aprile 2017

      È un libro in qualche modo ambiguo, io penso. Bernhard si nasconde, mescola le carte ancor più che in altri. “L’ombra di Heidegger” di José Pablo Feinmann è un libro con Heidegger come protagonista che ha dei meriti.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 novembre 2015 da in Adelphi, Autori, Bernhard, Thomas, Editori con tag , , , .

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