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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Fotografie – Rodolfo Walsh

Fotografie-Walsh

FOTOGRAFIE
Rodolfo Walsh
Traduzione di Anna Boccuti e Elena Rolla
laNuovafrontiera 2014

Chi ha seguito i miei commenti nelle ultime settimane lo sa: ho un discorso in sospeso che riguarda Rodolfo Walsh: Per ognuna delle opere tradotte in italiano, che Walsh è quello che l’ha scritta?, codesta è la questione attorno alla quale mi sono avvinghiato: ho iniziato dicendo che il problema nasce dal fatto che Walsh è unanimemente riconosciuto come un eroe civile (e chi non lo riconosce come tale, che si fotta, aggiungo tra parentesi), il che, da un lato, rende emozionante la lettura, dall’altro commentare con lucidità e leggerezza, diciamo pure anche con un sano distacco menefreghista, un eroe non è facile, anzi è difficile – abbiate pazienza, il paragrafo è ancora un po’ lunghetto prima di arrivare a un punto, non perdete il filo: soprattutto perché si tende a vedere costantemente l’eroismo della biografia in ogni frase o racconto o storia, anche quelle scritte in momenti e condizioni e umori per nulla eroici: insomma, scritte quando Walsh si potrebbe considerare semplicemente uno scrittore, senza con questo sminuirne il valore della storia di attivista per la libertà e i diritti – inizio a perdere il filo anche io, cerco di concludere – e allora, avevo detto (ultimi due punti): il Walsh di Variazioni in rosso è il giovane Walsh, quello di Operazione massacro è l’inizio della storia di cronista eroico, quello di Lettera aperta di Rodolfo Walsh alla giunta militare è il martire Rodolfo Walsh, questo avevo detto (capisco che abbiate le mani nei capelli, avete ragione), e quindi, concludevo domandandomi: (lo so, lo avevo già detto prima che erano gli ultimi due punti, ormai ho perso il controllo del paragrafo) il Walsh di Fotografie, che Walsh è?
(nella gara tra i peggiori paragrafi d’apertura mai scritti, questa volta me la gioco a testa alta)

Ora che ho letto Fotografie ho la risposta, anzi dico di più, non prendetemi per pallone gonfiato sbruffone, sto dicendo sul serio, ci ho pensato bene per diversi giorni: è una risposta della quale sono certo, praticamente sicuro, diciamo che sono sicuro all’80%, il che è una percentuale di sicurezza pazzesca (chi supera l’80% di sicurezza nelle risposte a questioni decisamente complicate come commentare un eroe, per conto mio, ha dei problemi ormonali seri o manie di grandezza napoleoniche).

Il Walsh di Fotografie è il Walsh tipico scrittore argentino.

Già, proprio così. Mentre tutti gli altri scritti, per motivi diversi, evidentemente, non rientravano nell’alveo della narrativa intesa in senso classico come composta da racconti e romanzi in prosa, vuoi perché letteratura di genere poliziesco o testi di natura politica e giornalistica, Fotografie è una raccolta di racconti imbevuti fin nelle virgole dello stile narrativo, della sensibilità estetica, del ritmo musicale e della aggettivazione rigogliosa tipica della prosa argentina del Novecento, quella porteña, quella colma dell’atmosfera di Buenos Aires o Santa Fe, l’Argentina cittadina, portuale, affacciata sul mare che guarda l’Europa senza mai vederla, l’Argentina dei tanghi e delle vite notturne rauche e sornione, delle volute di fumo di una bisca o di un night club, lontana dalla narrativa della pampa e dai miti rurali dei gaucho, sebbene il fiato di quella terra senza confini, quella storia che non è storia e quelle radici arcaiche e selvatiche si depositi costantemente, umido e pesante, sulla grande metropoli fluviale.

Leggete Fotografie e ritrovate il tratto inconfondibile della letteratura argentina, quella che conosco io per lo meno: da Arlt a Borges passando per Evaristo Carriego, insieme all’elegante Bioy Casares, e poi Di Benedetto, Sabato e Piglia, Benedetti, fino a Feinmann e certamente anche Saer, di Cortázar forse solo un po’, che lui, forse, è quello più francese o forse solo quello più esule. Non ho citato il più grande tra i grandi (non ho mai negato di aver raggiunto un livello di adorazione che sfiora l’idolatria): il grande Onetti. Per un motivo.

Perché non è argentino ma uruguaiano, dirà forse qualcuno. Non c’entra una mazza. “Argentino” qui è una qualifica letteraria e artistica, non anagrafica. Certo che Onetti è uno scrittore argentino, anzi è il più grande scrittore argentino, per conto mio. Non lo cito perché lui, per me, è un’altra cosa, sta nella categoria degli imparagonabili. Però volendo voi ce lo potete mettere insieme agli altri.
(anche Felisberto Hernández non l’ho citato: anche lui è uruguaiano e anche lui, anche se non come Onetti, ha un suo stile tutto particolare, è il tipico outsider).

Apro, (quasi) a caso:

E incrocia le mani e prega sottovoce, senza piangere né soffrire, se non in quel modo generale e astratto con cui si dispiace per molte cose: il passare del tempo, l’umidità alle pareti, i buchi nelle lenzuola e le abitudini superflue di cui è fatta la sua vita.

Frullo di nuovo le pagine (fatelo con un ebook, se siete capaci):

L’alunno Mauricio Irigorri toccava il culo alla maestra, schivava lo schiaffo e durante la ricreazione riscuoteva le scommesse. Aveva una bella calligrafia, soprattutto quando firmava “Alberto Irigorri” sotto le note delle pagelle.

Rifrullo, per l’ultima volta:

È che fanno tutto al momento meno opportuno, non ascoltano i consigli, non leggono i giornali. Come faranno ad andare avanti così? Si concedono lussi da ricchi e senza neanche accorgersene si ritrovano indebitati fino al collo. Allora si mettono a piangere e arano col culo. Aiutarli? Sanno tutto loro e quando gli fa male il callo del piede sono capaci di prevedere oltre alla pioggia l’andamento del mercato.

Al di là di chi c’è e chi non c’è nella lista, che in fondo ci interessa poco, non è vero?, il punto è che se leggete quegli scrittori – e sono tutti grandi scrittori, intendiamoci – sentite una melodia comune, come l’accento di un dialetto, o il tratto grafico di una scuola di pittori, vi accorgete che hanno tutti sviluppato una sensibilità particolare, ad esempio per la visione notturna, sono scrittori-gatti, o per l’erotismo femminile, sono scrittori da bordello, e soprattutto per i contrasti di senso, sono scrittori che cercano costantemente, come cerca l’aria quello in acqua che non sa nuotare, disperatamente e allo stesso tempo cinicamente, di rappresentare l’intrinseca natura contraddittoria e bastarda della vita. Lo fanno con le immagini e con le parole. Il Walsh di Fotografie è uno di loro: è uno scrittore argentino, magari non il migliore, forse non il più esaltante o ammaliante, alcuni sono peggio di puttane da night per l’abilità nel circuirti e farti credere quello che vuoi credere, ma di certo il Walsh di Fotografie è un ottimo scrittore. Non è l’eroe o il martire, non è neppure il giovane giallista, è Rodolfo Walsh scrittore.

Volete conoscere Rodolfo Walsh? Ottima idea, ma sappiate che Rodolfo Walsh è più dell’insieme dei suoi libri e non è rappresentabile con un solo libro. Ha molte facce, è stato diversi scrittori, tenetelo presente.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 aprile 2015 da in Autori, Editori, laNuovafrontiera, Walsh, Rodolfo con tag , , , , , .

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