2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Amaro, non troppo – José Pablo Feinmann

amaro ma non troppo

AMARO, NON TROPPO
José Pablo Feinmann
Traduzione di Gina Maneri
Giunti 1999

Se lo trovate, in una biblioteca, su una bancarella, nella libreria di un amico o di un parente, o abbandonato su una panchina di un parco, sul sedile di un autobus, sul muretto a secco lungo un tratturo, sotto un sasso o un lettino da spiaggia, nella sala d’aspetto del dentista o a casa di vostra suocera, insomma se vi capita di incontrare Amaro, non troppo sappiate che è un libro divertente e affascinante scritto da uno che sa come raccontare una piccola storia inventata solo per far passare un po’ di tempo in compagnia di parole certamente piacevoli, senza pretendere di, senza richiedere che, senza gareggiare con, ma solo per raccontare una storia di passioni e cinismo e imbrogli che ha per protagonisti lui lei e l’altro. Lui è Ismael Navarro, il nostro eroe pezzente, il gaucho del pianoforte, il filosofo da balera e l’amatore presuntuoso; lei è Susy Rivas, la sirena di Mar del Plata, cantante che fa coppia col pianista e gran pezzo di donna con tutto quello che serve al posto giusto della dimensione giusta della consistenza giusta e generosamente mostrato, inclusa l’apparente ingenuità; l’altro è Alejandro Salas, quello ricco, il pollo da spennare, secondo alcuni, l’occasione da prendere al volo, secondo altri, l’uomo che fino alla fine non si sa chi sia.

Attorno i comprimari, che, come da buona tradizione argentina di gente da bassifondi, sono dei disgraziati, dei depravati, dei maniaci, dei violenti, dei gangster, degli scagnozzi, delle puttane, sono quelli che servono per fare da contorno alla storia, a tutte queste storie, alle storie che nuotano nel fango e lasciano fino alla fine un dubbio: sprofonderanno i nostri eroi ancora di più nella palude oppure si rialzeranno come per levitazione sopra quella feccia? Allora si capisce il motivo per cui Ismael Navarro e Susy Rivas sono come sono, ovvero belli, pieni di fascino, inquieti, traditori e viscidi: devono nuotare nel fango ma li si deve distinguere alla prima occhiata dal resto dei comprimari; loro sono loro e sono diversi dagli altri, resta da capire che fine faranno.

È bravo José Pablo Feinmann, è molto bravo, plasma un materiale minimo, tre personaggi, un’ambientazione scarna, una piccola trama di misteri e di seduzione e con questi pochi ingredienti mette insieme un piccolo gioiello che cattura fin dalla prima frase e non ti molla che all’ultima. Anzi forse non ti molla, visto che io ci penso ancora.

«Signore e signori, o quello che siete o credete di essere, buonasera».

È il saluto di Ismael al pubblico del Douglas e di Feinmann a noi tutti appena raddrizziamo lo sguardo sulla prima riga di Amaro, non troppo. Anche il finale toccherà a Ismael recitarlo, apre e chiude il sipario, perché ogni storia finisce sempre, in che modo non si sa, come sarebbe giusto che finisse neppure si sa, ci sono sempre almeno due direzioni o almeno, nei casi peggiori, due conclusioni: il protagonista si alza e si incammina oppure il protagonista si siede a terra e rimane immobile.

Una delle due.

Ed è quello che fa Feinmann nel libro: prepara due finali, cuoce due ricette e convince chi legge che non c’è trucco ma solo… una delle due… entrambe possibili, entrambe probabili, entrambe sporche.

Decide Susy. Ovviamente. È l’unica donna della storia e ha lei il diritto e il potere di scelta sugli uomini, sornioni o sbruffoni. È naturale. Loro non lo sanno. Noi sì, ma solo fintanto che leggiamo, poi non lo sappiamo neppure noi.
Seducente, snoda un filo di erotismo esplicito come un profumo che una signora dabbene mai indosserebbe. Ma chi? Susy protagonista o Feinmann autore? Entrambi, no? Lei sceglie, lui prepara e la coppia è formidabile, perché, sapete, e chi non lo sa, come Geoff Dyer ad esempio, dovrebbe prendere nota, le grandi seduzioni e l’erotismo che mettono in tensione il filo narrativo senza sforzo e senza farsi notare si costruiscono prima dell’atto del sedurre e ben prima dell’incontro delle passioni tra corpi frementi, molto prima e anzi, solo molto prima, mai durante. L’atto del sedurre è solo il gesto che certifica l’avvenimento e l’incontro di passione soltanto una parola, una breve frase al massimo, mai di più, ogni aggiunta avvelena invece di dare sapore.

Volevamo una sinfonia ed è venuto fuori un tango.

Già, questa è la storia di Amaro, non troppo, di uomini e di donne e di illusioni uccise, da una donna, così pensano alcuni uomini e forse anche alcune donne, ma senza ammetterlo. Bello bello.

Che sfiga, Ismael.

Nota:
– segnala Gina Maneri, traduttrice del romanzo, che: “la prima edizione uscì nel 1994 per Zanzibar. Poi il marchio e il catalogo furono comprati in blocco da Giunti.”
Ringrazio per la precisazione.

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3 commenti su “Amaro, non troppo – José Pablo Feinmann

  1. Gina
    10 gennaio 2015

    In realtà la prima edizione uscì nel 1994 per Zanzibar. Poi il marchio e il catalogo furono comprati in blocco da Giunti.

    • 2000battute
      10 gennaio 2015

      Diligentemente aggiungo la nota al commento
      (e sì, devi proprio rileggerlo)

  2. Gina
    10 gennaio 2015

    Accidenti, dovrò rileggerlo!

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Questa voce è stata pubblicata il 10 gennaio 2015 da in Autori, Editori, Feinmann, José Pablo, Giunti con tag , , , .

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