2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il giovane Holden – J. D. Salinger

giovane holden

IL GIOVANE HOLDEN
J. D. Salinger
Traduzione di Matteo Colombo
Einaudi 2014

Tra una settimana, più o meno, è Natale, lo sapete vero? e allora cosa di meglio si può fare nel mondo della lettura di romanzi se non rileggere la storia di Holden Caulfield, la poesia dell’acchiappabambini nel campo di segale e beatamente autodistruggersi di ricordi e memorie bellissime e antichissime?

Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto Natale, prima di ritrovarmi così a pezzi che poi sono dovuto venire qui a stare un po’ tranquillo.

Che io nemmeno ci pensavo di rileggere Il giovane Holden, non fosse stato per una cara amica che un giorno l’ha estratto misteriosamente da una di quelle borse senza fondo e me l’ha cacciato in mano: Rileggi Il giovane Holden che la nuova traduzione di Matteo Colombo è veramente ottima!
Mi ha detto una cosa così che nemmeno mi ricordo perché l’abbia detta, visto che io di sicuro non avevo parlato della nuova traduzione di Matteo Colombo, lo so perché io non ho mai detto nulla della nuova traduzione di Matteo Colombo e nemmeno mi interessava la nuova traduzione e anche qui non è che ne voglio proprio parlare, per cui se siete in cerca di commenti sulla nuova traduzione l’unica cosa che ho da dirvi è di fidarvi della mia amica che è una che sa quello che dice in materia di traduzioni, noi altri invece andiamo avanti.

Avanti per modo di dire, s’intende, che a me quando uno mi dice Andiamo avanti oppure Vai avanti, in senso spirituale non fisico di una fila indiana, ecco a me viene sempre da pensare molto e a chiedermi com’è che sembra che tutti sappiano sempre qual è la direzione da prendere per andare avanti e non quella per tornare indietro o quella per girare in tondo o quella per andare di sotto invece che di sopra, ecco ogni volta me lo chiedo come fanno ad avere questa specie di bussola precisissima e com’è che invece a me viene il dubbio sulla direzione dell’Avanti. Ma sono tante le cose che a me fanno venire dei dubbi, perfino troppe. Un’altra è che al mondo le cose a volte si incastrano in un modo che sembra per un istante che qualcuno lo faccia apposta a comporle proprio in quel modo, poi da ateo cinico miscredente disfattista depresso egocentrico misogino ti fai forza e scacci quella fantasia esoterica religiosa cabalistica e ragionando ti dici che no, nessuno incastra i pezzi apposta, ma sei tu stesso che sonnambolicamente li incastri o forse sono sempre stati incastrati in quel modo e non te ne eri mai accorto. Divago, vago e vagheggio. Come al solito. Io perderei di sicuro la gara di dibattito alla scuola di Holden.

Insomma, io non pensavo di rileggere Il giovane Holden poi la mia cara amica me l’ha rifilato d’imperio, vai te a sapere perché, poi ho fatto finta di dimenticarmene per settimane che non è che fossi molto dell’idea di rileggero – anche perché dovete sapere che io non rileggo praticamente mai i libri, se non nell’immediato quando non ho capito, ma praticamente mai dopo molto tempo -, passato però un numero cospicuo di settimane ho iniziato a sentirmi in dovere di restituirlo, a quel punto mi sono sentito in imbarazzo all’idea di confessare di non averlo letto, quindi che ho fatto, ho lasciato passare un altro po’ di settimane, diciamo per far decantare il problema e infine, ieri, anzi ieri l’altro, la sera che ero in uno stato da far pietà ho deciso che lo avrei letto.

Rileggevo Il giovane Holden dopo… bé dopo un casino di tempo, saranno venticinque anni come minimo. Capite bene che non è una cosa da poco. E la faccenda della nuova traduzione non serviva a niente per stemperare la decisione epocale, mica me la bevo la storia che è come leggere un nuovo libro, maddai, ma pensi che io sia un imbranato del genere? ma che me ne frega della nuova traduzione, è sempre Il giovane Holden, cazzo, può tradurlo anche un palo della luce (però Matteo Colombo è stato bravo, questo va sottolineato) e rimane sempre quel libro pazzesco e devastante ed entusiasmante e strepitosamente intelligente e mostruosamente geniale e scritto come solo un dio della scrittura sa scrivere e denso di poesia suicida e di amore cristallino, quella bomba a mano contro i perbenisti i moralisti i borghesucci gli intellettualoidi gli ipocriti i falsi maestri i salutisti i baciapile i bigotti le frigide e i maiali i burocrati i professori gli istituti e i genitori, quella palla di luce in una New York tanto fetida quanto meravigliosa.
Io davvero invidio tre cose agli americani: J.D. Salinger, Magic Johnson e il Primo Emendamento.

Quindi due sere fa, in uno stato pietoso, quasi caulfieldiano, ho riaperto Il giovane Holden.
Chissà se me lo ricordo ancora. Come inizia?

Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto […]

PhoebeNon me lo ricordo. Però mi ricordo del treno notturno e che Holden va a Central Park e anche della sorellina mi ricordo, Phoebe, ecco, non me lo ricordavo il nome.
Quello che mi ricordo benissimo però è quanto è grandiosa la storia che racconta, quello sì che me lo ricordo e… boh chissà… un po’ ho paura di rimanere deluso… forse… forse è colpa del nuovo traduttore!… troppo giovanilistico come stile, ma perché ripetere continuamente vecchio vecchia … ecco forse è quello… ma no, forse, aspetta, ti ricordi quando hai letto i Nove Racconti, era sempre venticinque anni fa, ti avevano detto che erano molto belli, Gregorio ti aveva detto Leggi Salinger!, Stefano lo aveva già letto e Piervittorio aveva detto che bisognava assolutamente leggerlo, e ti ricordi come andò? Non ti piacquero, per tutto il libro non facevi altro che cercare di farteli piacere, anzi di entusiasmarti, così saresti tornato il giorno dopo trionfante dicendo Li ho letti e mi sono piaciuti moltissimo!, eppure non riuscivi a entusiasmarti come con Il giovane Holden, non c’era paragone. Fino quasi alla fine. Quando hai letto i pescibanana. Hai incontrato Seymour Glass. Per la prima e ultima volta, come tutti sanno. E la tua vita è cambiata.

Sapete, io penso con la massima convinzione che chi dice continuamente che i libri cambiano la vita o che un libro ha cambiato la sua vita e ogni volta sembra che questi passino la vita a farsi cambiare la vita dai libri che è una cosa che io non riesco nemmeno a immaginare come sia possibile, allora io penso convintamente che chi dice quelle cose dica delle stronzate gigantesche.
I libri non cambiano la vita e raramente contribuiscono in modo marginale a incrementare l’intelligenza del lettore. I libri di letteratura, romanzi e racconti, ma penso pure le poesie anche se non sono esperto di versi, quasi sempre non servono a niente.

Ma non è sempre vero. Per me come per voi, ne sono certo. Si vive di eccezioni e si sopravvive per la regolarità dell’ovvio. A me Seymour Glass ha reso una persona diversa da quella che sarei stata senza di lui. Quello che succede a volte con le persone in carne e ossa. La incontri questa persona e la tua vita diventa decisamente diversa da quella che sarebbe stata se non l’avessi incontrata. Considerando che la vita non è che un breve tragitto casuale in uno spazio buio e privo di forma, polvere eravamo e polvere torneremo, rimarrà di noi solo il ricordo ma solo per poco e per pochi eccetera eccetera… tutto considerato, farsi cambiare la vita da una persona o da un personaggio vuol dire che per un po’ almeno non si è viaggiato da soli, il che, se visto nelle giuste proporzioni e illuminato come dio comanda da un tecnico delle luci che sa quello che sta facendo, è tanto non poco.

Non mi andava di mettermi a discutere. – Ok, – gli ho detto. Poi mi è venuta in mente una cosa di colpo. – Senta, – gli faccio. – Ha presente le anatre che ci sono nel laghetto vicino a Central Park South? Quello piccolo? Lei per caso sa dove vanno, quelle anatre, quando l’acqua si ghiaccia? Non è che lo sa? – Ho pensato che c’era una probabilità su un milione.

Le anatre del laghetto di Central Park… lo so che è banale, è la scena forse più famosa, il dialogo immortale di Holden Caulfield con il tassista newyorkese, il genio di Salinger che esplode in fuochi artificiali, va bé lo so che è veramente poco originale, ma io mi sarei anche rotto di questa mania di essere originali a tutti i costi, e poi che volete che vi dica, è stato proprio qui che mi si è aperta la porta delle parole nascoste nella memoria e Il giovane Holden letto venticinque anni fa è riemerso dalle sabbie mobili e ha iniziato a fondersi con quello che stavo leggendo. È stato bellissimo. Allora ero all’inizio di tutto, ora… non lo so, sono a metà o a due terzi o alla fine, chi lo sa, di sicuro non all’inizio di tutto eppure le parole che leggevo si sovrapponevano perfettamente a quelle che recitava la memoria, come due momenti che si toccano, alla faccia di Interstellar e dei buchi neri, è Salinger e quelli come lui che riescono a curvare lo spazio-tempo.

Prendete nota che ho appena inventato la Teoria della Relatività Letteraria, ricordatevelo per quando i posteri mi daranno ragione.

L’ho finito. È qui di fianco. Ora lo posso restituire alla mia amica con anche un grande abbraccio. E ora posso anche cominciare a rileggere. Con un sorriso. Almeno quanto più mi riesce di farlo. E anche di scrivere questi commenti, perché sapete, ero un po’ stanco ultimamente e pensavo ad altro, ero a pezzi, insomma, quasi quasi dicevo, non scrivo niente, scrivo solo Buon Natale a tutti e state bene, anche se ne ho tre o quattro o cinque di libri già letti, ma uno non mi è piaciuto per niente e non mi va di parlarne, uno forse devo aggiungere un pezzo, uno è un saggio in inglese e ne parlo quando capita, un’altro lo devo rileggere in parte o tutto perché ci sono cose che mi sono sfuggite, insomma, niente di natalizio, poi succede che leggo Il giovane Holden e questo è uno dei commenti che a scriverlo mi ha fatto star bene come poche altre cose al mondo e allora, vedi, prima dici che sei a pezzi e non ti va niente e poi dici che sei stato bene come poche altre volte. Trova una regola se ci riesci.

Questo è quanto. Spero di non avervi annoiato e se a qualcuno viene voglia di rileggere Il giovane Holden, per me fa benissimo a farlo.

Ora davvero auguro a tutti un buonissimo e felicissimo Natale. State bene.

M. S. Corley- Catcher in the Rye

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2 commenti su “Il giovane Holden – J. D. Salinger

  1. Maurizio Mancini
    20 dicembre 2014

    buon Natale anche a te e non ti azzardare a lasciare questo sito , blog o come cazzo si può chiamare…..ciao!

    • 2000battute
      21 dicembre 2014

      Grazie. Buon Natale anche a te
      ciao

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Questa voce è stata pubblicata il 20 dicembre 2014 da in Autori, Editori, Einaudi, Salinger, Jerome David con tag , , , , , .

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