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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Spillover – David Quammen

spillover

SPILLOVER – L’evoluzione delle pandemie
David Quammen
Traduzione di Luigi Civalleri
Adelphi 2014

Salgo sul carro della psicopandemia editoriale e con grande gusto leggo questo ottimo libro che si colloca tra divulgazione scientifica e virus-thriller, scienza e avventura, freddi dati statistici e suspence letteraria, come da tradizione della migliore scuola americana di popular science.
Lo ripeto senza infiorettare o fare il buffone: è un ottimo saggio divulgativo, ricco di dati e testimonianze dal campo da parte dei migliori scienziati, ma è anche avventuroso con David Quammen, stimato autore di popular science, impegnato in marce forzate nelle foreste primigenie del Congo o su piroghe lungo fiumi tropicali per raggiungere luoghi remoti dove alcuni dei virus più micidiali hanno avuto origine.

Un dato da sapere è che Spillover risale a prima della recente crisi di Ebola in Africa occidentale e degli attuali timori di infezione diffusa, quindi non va confuso con la pandemia, questa sì in corso e globale, di libercoli deliranti, apocalittici e privi di ogni fondamento scientifico che bande di imbonitori senza scrupoli diffondono tra le mandrie di ingenui sempre pronti ad abbracciare qualunque storia orrorifica per rintanarsi e puntare lo schioppo verso tutto ciò che si muove. Per chi ne vuole sapere di più sulla pandemia di libercoli, Il Post ha riproposto un pezzo interessante del Washington Post.

Però, sempre rimanendo a livello della copertina, una curiosità della quale prendere nota c’è e a me ha fatto sorridere un po’ cinico, con la faccia da “Eh, vi ho beccati, furbacchiotti”.
Già perché se si osservano le copertine dell’edizione italiana di Adelphi appena uscita e dell’edizione americana di W.W. Norton & Company del settembre 2013, si notano differenze interessanti nella scelta dell’immagine, pur nel diverso stile grafico delle due edizioni: il consueto understatement elegante di Adelphi e il fracassone sguaiato dell’edizione americana.

Spillover-eng

Rimaniamo sulle due immagini: di qua un pipistrello, di là una scimmia .
Entrambe le edizioni scelgono un animale selvatico ed esotico; il pipistrello adelphiano ha dimensioni chiaramente inconsuete per le nostre latitudini, mentre la scimmia nortoniana potrebbe essere un mandrillo o un macaco, certamente non un primate.

Scelte ben motivate dal fatto che la maggior parte dei virus di cui il libro parla e storicamente o potenzialmente più pericolosi hanno origine animale. Si chiama zoonosi un’infezione animale che può essere trasmessa all’uomo e con spillover si indica l’episodio nel quale tale trasmissione da animale a uomo è effettivamente avvenuta. Non tutti i virus pericolosi sono zoonosi (ad esempio la poliomelite o il vaiolo non lo sono), ma lo sono gran parte dei più micidiali sia in numero di vittime che provocano (influenza, malaria, HIV-1) sia in virulenza (Ebola, Marburg, Hendra, Nipah, etc.). Non è un caso che virus che non sono zoonosi siano stati debellati o limitati fortemente e per quelli che sono zoonosi invece i tentativi di debellarli siano falliti.

Pipistrelli e scimmie sono tra i casi di animali nei quali alcuni virus hanno avuto origine, insieme a primati, uccelli e insetti. Nella catena di trasmissione da animale a uomo esistono talvolta anche altri animali che fungono da “depositi” di un virus, ovvero non ne sono la specie di origine, ne vengono infettati ma rimangono asintomatici o con effetti lievi e contagiosi per l’uomo. Ecco perché sia Adelphi che Norton hanno messo in copertina un animale.

Ora però consideriamo meglio quali animali e come sono rappresentati. Ad esempio, perché Adelphi ha scelto un pipistrello invece di riproporre una scimmia o magari un primate?

Qui arriva il ghigno cinico. Ebola non origina da scimmie. Si ritiene con quasi certezza, ma ancora la prova definitiva manca, che origini da alcuni pipistrelli e si trasmetta all’uomo con il consumo di animali infetti, ad esempio primati come gli scimpanzé.
Ecco che allora una spiegazione plausibile della copertina di Adelphi è che, con nonchalance, voglia strizzare l’occhio all’attuale frenesia da Ebola piazzando un bel pipistrellone dai tratti tra l’aerodinamico batmaniano, stilizzato in feroce planata con accesi due begli occhietti arancioni come fari satanici, e l’iconografia fumettistica infantile di Halloween che segue di pochi giorni l’uscita del libro.

Prima dell’attuale crisi di Ebola che riempie le pagine dei giornali e gli incubi dei fantasiosi, ad esempio quando uscì l’edizione originale di Spillover, erano altre le pandemie conclamate a cui fare riferimento. Ci sono le influenze, le quali però non sono percepite dal pubblico come feroci killer in agguato (perché confuse con i banali malesseri stagionali e la strage della spagnola del 1918 ormai è preistoria) e tanto meno lo sono gli uccelli acquatici come anatre o simili che le originano, per cui male si prestano a una copertina terrorizzante. C’è l’AIDS che, nonostante ultimamente sia stato rimosso dalle prime pagine, continua a infettare milioni di persone e il cui virus, l’HIV-1, ha avuto origine negli scimpanzé. La differenza tra scimmie e primati è nota a pochi e un’immagine artisticamente sfocata di un muso rabbioso di scimmia o primate che emerge minaccioso dall’oscurità di una foresta africana ha certamente un effetto choc sul lettore ingenuo, insieme, riducendosi però al mercato delle cineserie degli effetti scenici, all’effetto scarnificato del carattere tipografico del titolo, trucchetto da quattro soldi da B-movie dell’orrore.

Quindi, in un modo o nell’altro, mantenendo l’aura sofisticata o scendendo a livello di cineserie, entrambi gli editori, pur essendo Spillover un saggio e un resoconto serio e ben argomentato, non rinunciano a grattare la pancia ai sentimenti cavernosi indotti dalla stampa scandalistica e catastrofista. Business is business, si sa, procediamo.

Vi ho portati un po’ in giro per le copertine, ma in realtà già vi ho raccontato parte del contenuto. Un ampio capitolo è dedicato a Ebola e al cugino Marburg come virus originari dell’Africa centrale, nella zona dell’alto Congo. Se volete un consiglio, quando farete un viaggio-avventura nella zona dell’Africa centrale, andateci cauti nell’entrare in caverne che ospitano colonie di pipistrelli e se incontrate animali morti, evitate di toccarli se non è proprio necessario.

Ogni capitolo di Spillover tratta un virus, in alcuni casi di batteri, e lo presenta ricostruendo la storia degli studi da parte di veterinari, biologi, epidemiologi, immunologi e così via. Lo stile è agli antipodi dell’accademia ed enfatizza molto i resoconti dal campo, le spedizioni nel cuore della giungla, le catture di centinaia di animali alla ricerca della specie che ospita il virus fin dall’origine, è ricco di interviste a scienziati e Quammen si rende attore egli stesso dell’avventura descrivendo le proprie esperienze da documentarista.

C’è una certa dose di spettacolarizzazione, questo è indubbio, ogni storia ha i suoi medici eroici che sfidano il virus killer in agguato nell’ombra, ma il compromesso tra pathos letterario e rigore scientifico mi è sembrato accettabile.
C’è molta Africa centrale, ma anche Australia, Bangladesh, Cina meridionale, India, Borneo. Sono resoconti stupefacenti e impressionanti quelli di Quammen. La ricostruzione della storia dell’HIV e dell’AIDS è splendida. Smonta miti urbani consolidati come quello del paziente-zero per la diffusione in Occidente che a lungo, e ancora oggi spesso viene ripetuto, è stato identificato in un assistente di volo omosessuale canadese attivo tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80. Non è vero. Certamente quella persona ne ha contagiate molte altre in località distanti tra loro, ma la storia del virus HIV è molto più lunga e complessa. Lo spillover si fa risalire addirittura agli inizi del 1900, tra uno scimpanzé e un uomo in una zona del sud del Camerun, lungo il corso di un fiume affluente di un affluente del fiume Congo e la diffusione, lenta e graduale proprio scendendo il Congo.

Molto interessanti anche le descrizioni dei due virus più recenti del sud-est asiatico, l’influenza H5N1 e la SARS, il cui impatto complessivo è stato tutto sommato limitato e molto si è discusso invece sulla strumentalizzazione ai fini informativi e anche per affari non troppo leciti di aziende farmaceutiche. In realtà, leggendo Spillover si capisce che non erano degli scherzi, anzi, la SARS e i ceppi influenzali nati in quell’orrendo crogiuolo di mercati di animali vivi, tradizioni, ignoranza, superstizioni, carnaio umano e geopolitica che è la Cina meridionale avevano sul serio potenzialità devastanti e tuttora le hanno, essendo regrediti ma non scomparsi.

Insomma, a chi piace l’argomento o si è fatto curioso dopo gli eventi recenti e cerca una fonte di facile consumo ma scientificamente fondata, Spillover direi che potrebbe essere un’ottima scelta. Anche chi magari ha letto sparate giornalistiche su The Next Big Thing e vuole capire quanto c’è di reale e quanto di balle da scribacchini qui trova un’ampia disamina che tende verso il molto preoccupante, forse fin troppo, ma lo dico io che sono scettico su tutto.

Si astengano invece, a mio parere, due categorie di persone: i molto impressionabili al limite del psicolabile che poi vedono virus dappertutto e si rovinano l’esistenza avvolgendosi nel domopack e gli accademici iper-rigoristi che non tollerano contaminazioni tra l’esposizione dei dati e dei fatti in puro stile scientifico e la decorazione romanzesca e avventurosa di uno scrittore di popular science.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 novembre 2014 da in Adelphi, Autori, Editori, Quammen, David con tag , , , , , , , , , , .

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