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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Spiagge straniere. Saggi 1993-1999 – J. M. Coetzee

spiagge straniere

SPIAGGE STRANIERE. Saggi 1993-1999
J. M. Coetzee
A cura di Paola Splendore
Einaudi 2006

Coetzee non scalda mai, né di calore umano e neppure di calore di legna che brucia. È un po’ come con gli elementi: fuoco, terra, aria, acqua, anche gli scrittori hanno un loro elemento fondamentale, forse. Coetzee è uno scrittore di terra, in particolare terra arida e fredda, la scrittura di Coetzee è un deserto delle basse latitudini; lo è nei romanzi, scavati dall’interno e ruvidi sulla superficie; lo è in questa raccolta di saggi aperta da Che cos’è un classico?, la tipica domanda, tra il retorico e il disperato, che ogni letterato si pone, e le cui risposte di solito distinguono coloro che hanno qualcosa di interessante da dire, da chi non ce l’ha. Coetzee ha qualcosa di interessante da dire in proposito.

Prosegue illuminando alcuni scrittori entrati innegabilmente tra i classici: Daniel Dafoe, Robert Musil, Dostoevskij, Borges.
Quattro nomi di campioni della scrittura come i quattro angoli di una coperta che stende sul mondo delle lettere. Quattro epoche, quattro nazionalità, quattro penne geniali, quattro culture. Li sceglie con cura Coetzee i suoi quattro cavalieri del canone letterario moderno.
Li ritrae in punta di pennello, nei lineamenti essenziali, con precisione da gioielliere. Senza incensarne il talento, li umanizza commentando i periodi di maggior creatività letteraria quando hanno raggiunto le vette della loro arte, seguiti e preceduti da stasi, o crisi, o crolli oppure semplicemente da un volo a quota inferiore. Eppure, proprio umanizzandoli ne fa risplendere ancor più forte il genio, che non scaturisce da un mistero negromantico, ma da carne, membra e limiti di uomini. Il genio è umano, come la miseria, e le due parti sono inseparabili, sembra dire Coetzee.

Seguono i quattro innegabilmente classici altri autori che potrebbero, forse, nella posterità, aspirare allo status aureo, o così sembrava a Coetzee. Byatt, Rushdie, Oz, Mahfouz. Di nuovo una scelta certo non casuale, non improvvisata, ma molto accuratamente meditata. Di nuovo quattro angoli di un velo che copre il mondo, questa volta decisamente contemporaneo e globalizzato, seppur ancora ben ancorato nella cultura occidentale di origini europee.
I quattro candidati vengono presentati e subito abbandonati in sospensione nel liquido amniotico, in attesa che le forze che comprimono il loro substrato culturale o patria o etnia, ne determinino il fato: la sorgente del genio letterario potrebbe finalmente sgorgare impetuosa oppure rimanere una semplice promessa sgocciolante. Siamo nei reami del contemporaneo, qualunque speculazione è proibita e la storia ancora è silente.

Infine, volge lo sguardo alla madre patria, della quale probabilmente lui stesso è il figlio prediletto. Parla delle due gran dame delle lettere sudafricane: Nadine Gordimer e Doris Lessing; parla anche del eccezionalità di Breyten Breytenbach, bianco e per lunghi anni imprigionato nelle galere razziste.
Alle dame sembra riservare apprezzamenti manierati, ne riconosce la caparbietà, alla Gordimer la forza nel perseguire istanze progressiste in un ruolo da attivista, alla Lessing la forza di emergere come scrittrice di fama mondiale da un contesto altrimenti arretrato nel quale alla donna era riservata una posizione subordinata. Eppure, non sembra apprezzarle del tutto in quanto scrittrici. La Gordimer viene affiancata a Turgenev, anch’egli scrittore con una forte connotazione sociale. Tanto Turgenev ha fatto conoscere al mondo le condizioni di vita nella Russia di fine Ottocento, al tramonto dell’epoca zarista, quanto Gordimer ha fatto conoscere le condizioni di vita in Sudafrica al tramonto dell’epoca dell’apartheid. Tuttavia, l’ombra e il peso di Turgenev sembra schiacciare ogni momento la Gordimer, come Coetzee ben sapeva. Nel caso di Doris Lessing, invece, Coetzee sembra assumere un tono vagamente accondiscendente.
Niente del genere si trova per Breytenbach, il quale invece è presentato con sfumature quasi eroiche: l’unico scrittore sudafricano di fama ad essersi volontariamente consegnato alle autorità, invece di preferire l’esilio all’estero, per essere arrestato e rinchiuso per sette anni in un campo di lavoro in seguito a una condanna per i suoi scritti e le accuse rivolte pubblicamente al regime dell’apartheid. Si ricorda sempre Mandela, giustamente, però non solo lui si è sacrificato e ha pagato in prima persona tra l’elite culturale sudafricana. Breytenbach è uno di coloro, oltre ad essere un grande scrittore.

Spiagge straniere è una bella raccolta di saggi. Molto tipica di Coetzee, arida e fredda, eppure piena di dettagli, ombreggiature e spifferi di vento.

Un estratto dal primo saggio, Che cos’è un classico? nel quale Coetzee volteggia tra Eliot, l’Eneide, Bach, Mendelssohn per approdare a questo:

Cosa significa in termini concreti affermare che il classico è ciò che sopravvive? Come si manifesta nella vita degli individui una tale concezione del classico?
La risposta più seria a questa domanda è quella che ci viene dal grande poeta del classico della nostra epoca, il polacco Zbigniew Herbert. Per Herbert l’opposto del classico non è il romantico ma il barbaro; classico e barbaro, inoltre, non sono tanto i termini di un’opposizione quanto di un confronto. Herbert scrive dalla prospettiva storica della Polonia, un paese con una cultura occidentale assediata, intrappolato tra vicini saltuariamente barbari. Agli occhi di Herbert, non è il possesso di una qualche qualità essenziale a far sí che il classico riesca a sostenere gli assalti dei barbari. Piuttosto, ciò che sopravvive alla peggiore barbarie, sopravvive perché generazioni di individui non riescono a farne a meno e perciò vi si aggrappano con tutte le forze – questo è il classico.
A questo punto ci troviamo di fronte a un paradosso. Il classico si definisce per la sua capacità di sopravvivenza. E dunque l’interrogazione del classico, per quanto ostile possa essere, fa parte della sua storia, è non solo inevitabile ma benvenuta. Fino a quando il classico avrà bisogno di essere protetto dall’attacco, non potrà essere dichiarato classico.

Prospettiva affascinante, come affascinante è la superficie scabra che offre Coetzee.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 ottobre 2014 da in Autori, Coetzee, J. M., Editori, Einaudi con tag , , , , .

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