2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Scrittore fallito – Roberto Arlt

Scrittore fallito

SCRITTORE FALLITO
Roberto Arlt
Traduzione di Raul Schenardi
SUR 2014

Scrittore fallito è il titolo del primo racconto di questa selezione ad opera di Raul Schenardi da Cuentos completos, ovvero la raccolta completa dei racconti di Roberto Arlt. È un racconto provocatorio e pentaprismatico perché da qualunque angolazione lo guardiate, quello che ne ricavate è che moltissime persone, e probabilmente anche voi, lettori, siete innegabilmente degli scrittori falliti, fantozzianamente falliti, sia che ne foste consci e sia che vi sembri incredibile.
Naturalmente si tratta di un trucco di quel manipolatore verbale gigionesco e teatrante che fu Roberto Arlt, una cosuccia da astrologo scrittore di oroscopi, insomma una presa in giro divertente da parte di uno che non si è mai capito che genere di scrittore fosse, e neppure se fosse veramente capace di scrivere grande letteratura o solo storie strampalate, salvo che poi tutti i grandi scrittori argentini venuti dopo di lui, hanno riconosciuto il loro debito verso Roberto Arlt e verso quel capolavoro surreale e matto come un cavallo che è I sette pazzi.

Continuano ad avvicinarmi dei mascalzoni, desiderosi di godersi lo spettacolo del mio fallimento, per indagare fino a che punto sono amareggiato. Per farmi sciogliere la lingua parlano in modo sprezzante di altri che lavorano instancabili. Io però li disoriento: «Ma come! Caio ti sembra un pessimo artista? Ti sbagli, mio caro. È di quelli bravi, e davvero…»
Scommetto che non c’è nessuno più capace di me di trarre vantaggio dalle intenzioni abortite, dalle prove scontate, dalla cecità e dalle indecisioni del prossimo.
Noto allora compiaciuto che coloro che mi credevano inacidito se ne vanno costernati, senza sapere come classificarmi.
E così passano gli anni. Dalla mia inettitudine sprigiona una filosofia implacabile, serena e distruttiva: «Perché affannarsi in lotte sterili, se alla fine della vita il premio non sarà altro che una tomba profonda e un nulla infinito?»
E so di avere ragione.

Ma come quasi ogni grande eclettico o strampalato o mezzo matto delle lettere, Arlt non è stato solo un romanziere, lo è stato un po’, poi è stato uno scrittore di racconti, poi di altri brani ancora più brevi, un gran confusionario, uno che faceva come gli veniva, senza un rigore. senza una letteratura, ma solo a badilate di frasi, personaggi scaricati a calci e pugni sulla pagina, divertimenti e tragedie mescolati insieme, anti-morale come anti-retorico, realista immaginifico, un po’ di una cosa un po’ di un’altra, che la coerenza e la serietà nello stimarsi coerenti sono cose per i militari, i preti e gli usurai. Arlt forse era guascone, forse era invece riservato, quasi timido, ma di sicuro era un teatrante esperto, di quelli che recitano la parte, trascinano il pubblico nella risata e mentre quello si sganascia loro lo osservano con attenzione, cogliendo ogni espressione smodata, ogni panza che traballa, ogni mano che batte sulla coscia, ogni pensiero semplice di quella gran massa di scimmioni sbracati.

A Scrittore fallito segue Ester Primavera, il secondo racconto e il migliore singolo buon motivo per leggere questa raccolta. Niente più gigionate, trucchi del mestiere e provocazioni d’artista, ma un lungo racconto delicato, doloroso, amaro e bellissimo. Un racconto di amore e di malanimo. Racconto di incoerenza e cattiveria del protagonista, dove tutti sono vittime. Un racconto argentino di sottrazione, questa volta è la gioia a venire sottratta.
Si svolge in un sanatorio dove il narratore si consuma malato di tisi e da quei monti lugubri ricorda Ester Primavera, il suo amore e la fine di cui fu colpevole. Nella postfazione viene citato Onetti che commentando i racconti di Arlt, ammetteva di invidiargli proprio la scrittura di Ester Primavera.

Così chiesi l’occorrente per scrivere e vergai la lettera più infame che mi sia mai uscita dalle mani. La mia ferocia e la mia disperazione accumulavano un’offesa sull’altra, distorcevo fatti che lei mi aveva raccontato, esageravo particolari della sua vita che avrebbero suggerito l’idea, a qualcuno all’oscuro dei nostri rapporti, di un’intimità fra noi che non c’era mai stata, e limavo gli insulti per renderli più perfidi e indimenticabili, non con parole grossolane, ma schernendo la sua nobiltà, falsando le sue idee, mettendola talmente in imbarazzo per la sua generosità che – pensai all’improvviso – se avesse potuto leggere quella lettera, si sarebbe inginocchiata davanti a me per supplicarmi di non inviarla. Eppure, era innocente.

Da soli questi due racconti riempiono il celeberrimo bicchiere fin quasi a metà, il che prometterebbe bene, se non che, i restanti non sono all’altezza dei due strepitosi. S’ammoscia Arlt, esercita il mestiere, imbastisce storie divertenti, curiose, ma sono storie come altre, alcune meglio, altre peggio, ma nessun fuoco artificiale. S’intigna poi imbucandosi in un vicolo fatto di una strana fascinazione africana da esotismo di maniera; prima con racconti con improbabili personaggi mediorientali, poi finendo con storie di sabbie sahariane e bazar magrebini che non lasciano una traccia imperitura, a dir la verità.

Bello, secondo me, per una certa cattiveria sorniona e per il tono strampalato tipico di Arlt il racconto Eugenio Delmonte e i 1300 fidanzati. Non vi dico nulla perché rovinerei la sorpresa, ma questo Eugenio Delmonte, misoginisticamente parlando, è un genio del male notevole e il racconto è anche una parabola di un certo modo di vivere e di intendere la vita mi sa valida ancora oggi.

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Un commento su “Scrittore fallito – Roberto Arlt

  1. ivanostelluto
    27 ottobre 2014

    Altro titolo da inserire nella wishlist!

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