2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Esercizi di sevizia e seduzione – Irene Chias

esercizi di sevizia - Irene Chias

ESERCIZI DI SEVIZIA E SEDUZIONE
Irene Chias
Mondadori 2013

Commento di Cornelio Nepote

Afferro questo libruzzino dalla biblioteca comunale addebitandolo a nome del babbeo che così gli viene uno stronfione quando lo chiameranno minacciando di radiarlo dal prestito se non riconsegna immantinente un libro che nella sua piccoloborghese presunzione di snobberia mai avrebbe letto di propria iniziativa.

Apro a caso e leggo:

Mi avvicino e con la sinistra guantata (guanti verde quasi fluo, quelli per lavare i piatti, non ho trovato di meglio) gli afferro il pisello oblungo e moscio, rattrappito dal terrore, per il glande che sembra sgusciarmi dalle dita con la consistenza di una spuma. Mi tocca stimolarlo un po’ per poter meglio centrare l’orifizio uretrale.
Sono piuttosto indecisa sull’ago. Alla fine lo tolgo e glielo pianto sul culo. Infilo il beccuccio della siringa nel buco e sparo il succo di limone.

Ueppa… ueppa… ueppa, grido tra me e me pieno di gioia e divertimento, Chista riveritissima signora Chias ha dell’interessante… e poi frullando le meningi elenco razionalmente i punti interessanti che la lettura del libruzzino mi promette:

– Una bontà sua di perversione sadica femminile che s’appare di gusto saporito
– Una scrittrice femmina, giovane e contemporanea, virilmente attiva non appolverata nel tedio della pensione, di nascita italiana, che mi serve per scacciare le malelingue appostate che soffiano di continuo nomuzzoli che sarei, dicono, moralmente obbligato a scofanarmi …Nemirovsky Woolf chilla che ha vinto il Nobel quest’anno quell’altra che scrive della casa di campagna l’altra con tre cognomi o due nomi e due cognomi non so… manco mi ricordo
– Una signurina sciantosa che tra tecniche manipolatorie di culo e glande non dimentica di annotare il colore sciccosetto dei guanti
– Divertimento certo nel redigere questa nota salmodiante
– La scusa indubitabile per dire porcaccionate a freno mollato
– Il babbeo di 2000battute che schiuma rabbia per la vergogna

Bene bene… ma allora che saprò comunicarvi di questo Esercizi di sevizia e seduzione? Ué che io mi ci sono divertito, almeno fino a quasi alla fine, magari con qualche saltuzzo di qua e di là; ho sghignazzato assai e pensato che anche la riveritissima signora Chias doveva aver sghignazzato assai e che quando tra chi scrive e chi legge ci si sghignazza insieme è una cosa positiva, quasi una complicità insomma, la destra aiuta la sinistra e quella ricambia.

Già perché l’ideuzzolina della signora Chias non è stata per niente male: che effetto fa raccontare le storie bibliche o classiche o mitiche o quelle che si raccontano sempre di truculenti accidenti scambiando i maschi con le femmine? Eh… mica male, come sarebbero le Metamorfosi se Ovidio avesse immaginato le dee all’inseguimento di verginelli fanciulletti tra boschi e spiagge per infine acchiapparli e deflorarli di sopra di sotto di qua e di là, con tanto amore, s’intende? Qualcuna a dire il vero Ovidio l’ha immaginata, ma solo perché ai suoi tempi i costumi erano libertini assai e non si ingrugnavano come succede adesso per una porcaccionata non benedetta e canonizzata.

E allora voi capite che da quell’ideuzzolina a immaginare di legare come un salame un qualsiasi cinghiale umano maschio infoiato e scoreggiante minacciandolo di infilargli delle cimici da letto nella verga, il passo è breve ma richiede immaginazione e cultura raffinate ed educazione da buona scuola cattoborghese, altrimenti si finisce nelle paludi bobbittiane di evidente scarsa eleganza.
Signori, per quel che mi riguarda, l’estetica borbonica che mi è propria non ha dubbi nell’apprezzare la costruzione tecnoumanistica dell’impiccagione scrotovergale come metodo maieutico letterario e avrebbe disdegnato invece descrizioni più triviali fatte di morsicature, sciabolature o addirittura strappi brutali.
La signora Chias è gran signora e pure esteta dell’immaginazione sadica e per questo la riverisco assai.

Ho detto “immaginazione” perché in realtà nel libruzzolino nessuno rimane o transita, per meglio dire, dalla condizione di maschio porco schifoso protoviolentatore alla condizione di eunuco di corte, ma solo subisce, per mano della protagonista, un cosiddetto trauma psicologico che, pare assodato, nella moderna società è ciò che più importa. Traumatizzali se li vuoi convincere è il motto.

Divertente e pure appassionante, anche se l’effetto coitus interruptus s’abbatte quando si scopre che le cimici non le infila davvero nel canale uretrale, il pene non viene dato in pasto a una pantegana e il sacco scrotale non finisce impiccato sulla pubblica piazza. Peccato, sarebbe stato un divertimento mille volte maggiore se l’alter ego della signora Chias andava fino in fondo, ma in fondo non voleva andarci, perché il senso della storia non è che c’è bisogno di giustizieri femmine o di squilibrate mozzacoglioni per ristabilire un grado di sanità sociale.

Perché in fondo, la morale della storia è una morale che non traumatizza, anzi è quasi confortante, ammorbidente e perfino educata, ecco perché per il finale ho stronfiato e sgrugnato. La nostra eroina, che benedetta signora Chias, devo proprio dirvelo, va bene che si sa che non va mai bene identificare protagonista con autore, ma c’è anche un limite per l’autore nel fare di tutto per far credere a chi legge che di sè sta parlando, e pure tutte le milanesate che c’avete infilato… e il caffè modaiolo dei puzzoni fighettoni… e il viale di qua e la via di là e la rivista di quello e di su e di giù sembra una di quelle glamourate patinose dove chi scrive sembra voler far sapere che frequenta questo o non frequenta quello perché lo schifa e sa cosa si fa di qua e di là e lo spiega ma non si capisce a chi lo dice… Ma con chi stai a parla’? Coi tuoi amici?… ecco a me che di Milano mi interessa meno del fondo di caffè della tazzina che sto girando, tutte queste milanesate un po’ m’hanno fatto salire banchi di noia e poi la fine.

La fine. O la storia parallela. L’amore. Sadismo e amore. Giustizia sociale e privata.
Quello che le donne spesso non hanno, la protagonista ottiene, in tutti i sensi.

Insomma, finisce tutto in una mammonata; dalle cimici e le verghe molli alle patetiche tenerezze della coppietta, la barbiturica maternità sacra, la mistica plasticosa della vita in grembo, il focolare domestico da ululati, insomma tutta la tiritera da arciprete che io, per come la vedo da per me, alla fine ho detto Ma allora che volete dire? Che s’avrebbe da impiccare il padulo a quasi tutti gli uomini, ma se hai la fortuna di trovarne uno buono ogni problema è risolto?
M’accidio a sentir questo, signora Chias, che non sapete che ogni uomo, grifagno o sgriffato,  dice la stessa cosa? Al diavolo i branchi di streghe, le dame crudeli, le psicosadiche, se una, una sola luce s’accendesse a rischiarare la mia bruma, questo dicono i cinghiali, e questo dice, o sembra dire, anche la sua ferocissima eroina, materna e soffice come una neosposina.

Va così, quando uno vuole raggiungere una certa destinazione e guarda i cartelli deve sempre chiedersi se sono nel senso giusto o qualche malsano li ha girati e poi scommette su una o sull’altra possibilità.
Cosa c’entri questo con Esercizi di sevizia e seduzione non c’ho pensato, quindi lascio a voi ogni interpretazione. E comunque, la riveritissima signora Chias c’ha avuto un ideuzzolina mica male.

Salutuzzolini cari
Cornelio Nepote

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Questa voce è stata pubblicata il 4 ottobre 2014 da in Autori, Chias, Irene, Editori, Mondadori con tag , , , , .

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