2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Metamorfosi – Publio Ovidio Nasone

metamorfosi

METAMORFOSI
Publio Ovidio Nasone
A cura di Piero Bernardini Marzolla
Einaudi 1994

Commento di Cornelio Nepote

Vostre signorie belle, fa un poco sorridere sentire uno che dice di aver letto le Metamorfosi di Ovidio, voi capite cosa intendo vero?

– Che avrà mai da dire questo scassato se non delle stupidaggini?
– Delle stupidaggini!
– Appunto!
– Senz’altro!

Io avrei detto proprio così se avessi sentito uno che diceva di aver letto le Metamorfosi, proprio così letteralmente, parola per parola.
Sfortunatamente, in questo caso specificamente, lo scassato che dice di aver letto le Metamorfosi sono me medesimo impersonificato e incarnato, senza ombra di dubbio e possibilità di errore, e per questo mi si impone di dire qualcosa, senz’altro delle stupidaggini.
E che c’è da dire delle Metamorfosi di Ovidio che non sia già stato detto e ripetuto e sviscerato e rivoltato almeno altre cento o duecento volte negli ultimi duemila anni?

– Che c’hai da dire tu, scassato?
– Niente
– E allora?
– Ho da dire una cosa differente
– Differente come?
– Differente come la notte dal giorno
– Sentiamo…
– Mo’ la dico

Voi sapete – vero? – cosa sono le Metamorfosi di Ovidio? È il racconto delle avventure degli dei greco-romani o talvolta delle disavventure, anzi spesso delle disavventure, di chi finisce per avere a che fare con loro, visto che non manca storia dove qualcuno, spesso una donna, umana, semiumana o quasidea, non finisca trasformata in pianta, albero, roccia, oppure inseguita su una spiaggia o in un bosco e deflorata senza tanti complimenti, dal dio innamorato e arrapato peggio che in album degli Squallor – le due cose, amore e sesso, vanno di pari passo tra gli dei greco-romani, mica tante balle romantiche e pudiche -, il dio s’innamora della fanciulla bellissima, la prende e la ingravida e poi spesso se la sposa e vissero tutti felici e contenti, questa è la regola, insomma, le Metamorfosi sono un divertimento impagabile, pure un poco zozze eh! che c’è sesso forte e perversioni a ogni angolo, pure perversioni porcacciose, ma non solo quelle… insomma le Metamorfosi sono uno spettacolo di avventure bellissime.
Che poi dicono delle religioni pagane che erano dei barbari, ma santo cielo volete mettere quanto si divertivano all’epoca dei greco-romani con tutti quegli dei che non facevano altro che copulare mangiare ubriacarsi azzuffarsi e trasformare fanciulle in pioppi o precipitare dal cielo con carri infuocati? Ma era una meraviglia senza fine, altroché meravigliarsi degli affreschi pompeiani, quella era gente che sapeva stare al mondo, mica noi altri presto tardo o tardissimo medievali pseudomoderni che pensiamo di essere intelligenti e tormentati e invece siamo dei bigotti noiosi incartapecoriti.
Però non era questo che volevo dirvi e poi mi scusassero molto le signore femminine per l’uso di alcuni termini nudi e crudi sessuali spogliati di qualsivoglia educata metafora.
Queste cose sono già state dette da molti, in modo assai migliore di quanto potessi aver detto io.
Volevo dire una cosa diversa.

– Ma perché hai letto le Metamorfosi? Ovidio… i classici greci e romani…tu?
– Ecco bravo che me l’avete chiesto, proprio di questo volevo parlare

Già perché le Metamorfosi, Ovidio, i classici… sono una fuga, una tana di marmotta, un buco sul fianco di una collina, sono una tavola di legno per il naufrago, sono una stanza senza finestre, una carrozza di metropolitana, sono un treno in corsa nella campagna, sono un’aspirina, una bottiglia di vino… i classici, un classico di duemila anni fa è una pietraia lungo la quale si rotola, una slavina che si stacca, un argine che cede, l’alba che tradisce e non sorge, il tramonto che s’affossa… signori e signore ho letto le Metamorfosi per timore di cadere nel gorgo del lavabo, giù per il sifone del lavello con la sciacquatura dei piatti, con le briciole e i frantumi di pane e tonno inscatolato, scendendo i tre piani lungo la tubatura e poi chissà… che non so cosa c’è dopo, forse la cloaca massima, forse le acque nere, forse i topi gli scarafaggi e i coccodrilli della rete fognaria forse c’è una fermata di tram o una stazione di circumvesuviana.
Ho letto le Metamorfosi perché ero immobilizzato in un pensiero circolare come un pennuto che muore e rinasce rimuore e rinasce ririmuore e ririnasce…ririri… riririririririri… osservavo la polposa libreria dei libri mai letti di 2000battute come fosse tappezzeria, decorazione, fumetteria, comics e cimicis, vedevo libri e mi chiedevo che libri fossero, perché 2000battute li avesse comprati, a che scopo, per leggerli… certo, quello è nato per leggere… 2000battute non è una persona, non esiste, è una finzione, l’ho inventato io, sa solo leggere, non respira, non reagisce, non prende mai il raffreddore né s’incespica e cade a testa in giù nel pozzo, che non lo sapevate?… ma perché leggerli, dicevo, cosa sarebbe rimasto dopo la lettura, Cosa rimane dopo aver letto un libro? mi chiedevo ma tu non sapevi rispondere e io so che quasi sempre rimangono solo pinocchiate dopo aver letto un libro e anche macerature, cantinature, spazzature cerebrali, allora vagavo pensieroso, per la città, per le città, per molte città, entravamo in librerie e osservavo gli scaffali, in biblioteche e osservavi gli scaffali, in fiere del libro e osservavo non gli scaffali ma le bancarelle, leggevo di premi, di classifiche e di vendite che non vendono e alla fine rimaneva sempre la stessa domanda Perché leggere? alla quale non sapeva più dare risposta nessuno tranne i briganti di malpasso e i mentitori di se stessi, perché ogni risposta è menzogna e non trovavo nulla che tu volessi leggere, nelle fiere nelle biblioteche nelle librerie nella libreria dei libri mai letti nei pensieri artificiali di 2000battute che diligentemente legge sempre come macchinetta che ronza, ma io invece non leggevo più perché mi chiedevo Perché leggere? che talvolta diventava Vivete! Non leggete! e seppur sapessi che vivere e leggere si infradiciano a vicenda, ecco che mi bloccai davanti alla spianata dei libri alla valle di libri alle statistiche di vendita e sentii perfino una voce dire Al rogo ogni libro! Autodafé! canettianamente, lo ammetto, il che tradiva le mie intenzioni e le tue e infine quindi mi risolsi a uscire e a domandare aiuto: Ovidio aiutate un miserabile che si è perduto.
Lessi per questo le Metamorfosi, ne trassi grande divertimento e sollievo, ma forse, come ogni cosa bella della vita, durerà il tempo di un sospiro, di un sorriso e di un’illusione.

Questa è la storia delle Metamorfosi di Ovidio lette da Cornelio Nepote.

Statemi bene assai galanti signori e spumose signore.

Come al solito Vostro,
Cornelio Nepote

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3 commenti su “Metamorfosi – Publio Ovidio Nasone

  1. poetella
    20 settembre 2014

    e, comunque…meglio commedia che tragedia, no?

  2. Transit
    20 settembre 2014

    Cià Nepò, comme staje, stai bbuno?Si, sicuramente stai bbuono assaje quanno spialmente quanno t’accatte e libbre e poi ‘e liegge e te mietto scrivere:già stu fatto di per sé pe’ te è comme si te facisse ‘na pelle cu ‘na bella femmena o ‘na femmena ca nun è proprio bella ma tene ‘na cosa ca te fa ascì pazzo e te fa venì dint’a mutanda nun appena essa s’avvicina.

    Leggere e comme ‘na forza sconosciuta te spinge a scrivere. leggere è come scrivere nu libbro ca c’interessa, pecché tocca corde interiori,ma quaccuno, ‘o libbro, chillu libbro, l’ha scritto primma ‘e te.

    Chesta cosa d’o libbro scritto o non scritto da te medesimo, è si importante, ma dint’o stesso mumento non lo è: dicimmo ca songo ddoje forze, forse tre cinche sette otto trenta e così via ca stanno tra le viscere d’a panza e chelle d’e cervella.

    Come l’amore e il sesso: si i’ me ‘nnamore ‘e Carmela, ‘a figlia d’o vigile o di quella zoccola di Titina ‘a zingara, nun ce st’ differenza tra ll’ammore ‘e ‘o sesso. Quanno ‘na femmena me piace i’ ‘a essa voglio tutt’e ddoje cose pecché ‘o sesso e ll’ammore teneno a stessa radice:’o desiderio, ‘a carnalità, ‘o vestimento e ‘o chiavamiento.

    Leggere, e semmai scrivere, senza essere o ritenersi uno scrittore professionista, significa leggere e leggere significa desiderio dell’essenza amorosa e sessuale d’o corpo umano. La storia dell’uomo dai primordi non è altro la ricerca ai suoi bisogni cosiddetti primari e voluttuari, sicché quando i secondi hanno il sopravvento a quel punto primeggia il voluttuario, per cui nascono leggi per mantenere lo status quo di una economia della mercificazione e del superfluo, ma viviamo in un villaggio. Leggere è addentrarsi attraverso le parole di una storia romanzata o di una poesia nella conoscenza. Alla base di tutto non vi è forse la conoscenza del corpo e dell’anima:anima intesa come l’insieme delle sensibilità di ogni essere umano che per come si vive tendiamo a sopprimere e, paradossalmente gli animali sono più vicini all’anima, anche se orsi e lupi e giraffe e altri loro simili vengono “giustiziati” sia all’aperto sia in cattività dalle in compatibilità socioeconomiche della comunità. Ci sono amori che durano un’ora o un giorno e altri dieci, venti, quaranta e tutta una vita. Ma chi dice che quelli di una vita siano migliori di quelli durati appena un pomeriggio o una notte?

    Tu t’addumanno pecché leggi e già quanno te rispunne te rimane ncuorp’ e dint’e viscere nu vuoto, comme ‘na cosa ca tenive mmano e scivola via e ingoi n’atu vuoto e s’appresenta come n’apparizione come un fantasma, ma è solo na domanda, la solita domanda. Leggi pecché stai soddisfacendo un bisogno, una necessità, un desiderio. Poi resta il libro che ti prende di più o ti conquista totalmente; proprio come gli amori di uno sguardo, un’ ora, un giorno incolore, una serata magica finita nel nulla o a letto.

    Un libro ca tu leggi è comm’ ‘n’ammore, forse è chist’o mistero ca vulimmo scoprì.
    ‘A vita, innanzitutto, è vivere, ma ognuno di noi creca di riempirla col cuore e mi scuso se uso e adopero cheta parola, pecché, vuje ‘o sapite, ‘o core è ‘na parola.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2014 da in Autori, Editori, Einaudi, Publio Ovidio Nasone con tag , , , , .

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