2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Autobiografia di Mark Twain – Mark Twain

autobiografia mark twain

AUTOBIOGRAFIA DI MARK TWAIN
da pubblicare cent’anni dopo la morte secondo la volontà dell’autore
Mark Twain
Traduzione di Salvatore Proietti
Donzelli 2014

Le biografie sono un genere letterario consolidato e non so quanto ancora praticato che a me non interessa. Le autobiografie sono una faccenda diversa, come gli autoritratti, le autoanalisi e quant’altro si rivolta su se stesso. Mark Twain (Samuel L. Clemens) è a sua volta un caso a parte rispetto a chiunque altro, per il genio letterario ma anche per la vita e il carattere imperiosi. Se poi a questo aggiungete la clausola della pubblicazione a cent’anni dalla morte, con la quale Twain si garantiva la completa libertà di giudizi e memorie, il risultato, a mio modo di vedere, è che Autobiografia di Mark Twain (questo il titolo originale) sa di libro imperdibile.
E così in effetti è: travolgente, brillante, umano, divertente, furioso, geniale, inimitabile Mark Twain.

La storia dell’autobiografia, come raccontata dallo stesso autore, ha la curiosità di essere stata oggetto di tentativi falliti di scrittura per più di trent’anni finché, nel 1906 Twain decide di cambiare approccio: non più scrittura ma dettatura e con l’aiuto di un’abile stenografa la soluzione è quella vincente. L’Autobiografia viene terminata nel 1909, Twain muore nel 1910 lasciandoci con quest’ultimo strepitoso colpo di genio.

Altra particolarità del testo è di non essere cronologico. Twain scrive seguendo un principio:

[…] cominciala in un momento qualsiasi; vaga a piacimento attraverso la tua vita; parla solo delle cose che ti interessano al momento; lasciale perdere quando l’interesse minaccia di impallidire e rivolgi la conversazione alla nuova, più interessante cosa che nel frattempo ti si è intrufolata nella mente.
Inoltre, fa’ della storia una combinazione di Diario e Autobiografia. In questo modo porti le vivide cose del presente a creare un contrasto con i ricordi di cose simili del passato, e questi contrasti hanno un fascino tutto loro. Non serve nessun talento per rendere interessante una combinazione di Diario e Autobiografia.

Poi aggiunge la motivazione per la pubblicazione a cento anni dalla morte:

In questa Autobiografia terrò in mente il fatto che sto parlando dalla tomba. Sto letteralmente parlando dalla tomba, perché quando il libro sarà uscito dalla tipografia sarò morto. In ogni caso – per essere preciso – diciannove ventesimi del libro non vedranno la stampa prima della mia morte.
Parlo dalla tomba, piuttosto che a viva voce, per una buona ragione: da lì posso parlare liberamente. Quando un uomo scrive un libro che si occupa del suo privato – un libro che sarà letto mentre lui è ancora vivo – è restio a parlare con totale franchezza; tutti i tentativi di farlo falliscono […]
Il prodotto più sincero, più franco e più intimo della mente e del cuore umani è una lettera d’amore, chi la scrive ricava una illimitata libertà di espressione dalla consapevolezza che nessun estraneo vedrà cosa sta scrivendo.[…]
A me è sembrato di poter essere franco, libero e disinvolto come in una lettera d’amore sapendo che quanto scrivevo non sarebbe stato esposto ad alcun occhio finché non fossi morto, inconsapevole, e indifferente.

Qui emerge la grande e meravigliosa natura dell’autobiografia, ma direi della vita e del pensiero di Mark Twain: la libertà. È stato un uomo che la sua libertà l’ha esercitata nelle opere, nei discorsi, nelle azioni, nei resoconti, nei giudizi; la sua figura non è solo quella del grande scrittore e dell’umorista micidiale, ma è, soprattutto, quella dello spirito e della voce libere: irriverente, fuori dal coro, mai conformista, sempre e solo la sua, forte, ironica, acuta, lucida e onesta.
Questa è la grandezza di Mark Twain tanto che a un secolo di distanza molte pagine dell’autobiografia, là dove riporta giudizi sulla società e gli uomini sono ancora oggi quasi eversivi, rivoluzionari per l’onestà e la rabbia che scaricano sull’ipocrisia che vigeva allora e permane tutt’oggi.

Un brano, da un discorso pubblico che tenne nel 1906:

[…] Per 363 giorni all’anno il cittadino americano è fedele alla morale cristiana privata, e mantiene incorrotto il carattere della Nazione, al livello migliore e più elevato; poi, gli altri due giorni dell’anno, lascia a casa la morale cristiana privata, porta la morale cristiana pubblica all’ufficio delle tasse e fa del suo meglio per danneggiare e disfare il valore fedele e retto di tutto l’anno.
[…] Senza arrossire voterà per un capo sporco se quel capo è il Mosè del suo partito, senza rimorsi voterà contro l’uomo migliore di tutta la terra se si trova sulla lista avversaria. Ogni anno, in una quantità di città e Stati, contribuirà a dare una carica a uomini corrotti, ogni anno contribuirà a estendere sempre di più la corruzione; anno dopo anno continuerà a far marcire la vita politica del paese, laddove se si disfacesse della sua morale cristiana pubblica e portasse al seggio la morale cristiana privata potrebbe immediatamente purificare il servizio pubblico, e rendere il possesso di una carica una distinzione alta e onorevole, bramata dai migliori uomini del paese. Ma adesso… be’, adesso contempla il suo operato antipatriottico, sospira, si lamenta e incolpa tutti gli uomini tranne quello giusto: se stesso.

Via via che racconta procedendo a balzi, secondo il principio già dichiarato, Twain produce perle come il ricordo del periodo nella sua giovinezza di redattore quando era di moda sfidarsi a duello e anzi un giovane baldanzoso che non fosse coinvolto in sfide duellanti perdeva il diritto a girare imbaldanzito. E così fece anche Twain, naturalmente, provocando ad arte ire e offese nei suoi pezzi editoriali per essere sfidato. Esilarante il racconto del suo primo e unico duello, che in effetti non si svolse per una trovata del suo secondo che riuscì a evitare il peggio senza fargli perdere la faccia.
Ce ne sono molti di aneddoti, e molte le memorie di vita quotidiana, non i grandi eventi ma il lungo svolgersi degli eventi normali che Twain affronta sempre di petto, leonino, con le armi dell’ironia e dell’intelligenza.
Ci sono anche pagine intime, delicate e commoventi. Per la morte della figlia Susy, per la morte della moglie Olivia alle quali Twain apre il cuore e, forse come anticipò all’inizio dell’autobiografia, dedica una lettera d’amore.

Aveva la risata dal cuore libero di una ragazza.

L’autobiografia si chiude con una lettera scritta da Hellen Keller a Twain nel 1906 in occasione di una manifestazione a supporto dei ciechi adulti. Hellen Keller, muta, sorda e cieca era una delle persone di maggior cultura dell’epoca e figura simbolica delle rivendicazioni per l’inclusione sociale delle persone con gravi disabilità. Mark Twain da sempre in prima fila contro la schiavitù, il razzismo e le ingiustizie sociali.
Non è per caso che questa sia la conclusione scelta. Grande libro di uno dei più grandi di ogni tempo.

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4 commenti su “Autobiografia di Mark Twain – Mark Twain

  1. Transit
    23 agosto 2014

    Mi ricordo la Palestina, a cui si nega la sua terra o gli si concede una striscia in cui viene rinchiusa, carcerata, vessata e martoriata e, al suo interno, cioè in quel territorio di macerie e di tombe riaperte dai bombardamenti dello Stato d’Israele, viene aperto, non so da quanti anni o mesi, uno zoo. E dall’ultima guerra recente, fresca di giornata, viene bombardato o comunque danneggiato gravemente il suddetto zoo. Ebbene, per quanto mi riguarda e rispetto a come la penso nei riguardi degli animali, quello zoo non avrei permesso di aprirlo. Penso che i bambini palestinesi dovrebbero battersi anche contro l’istituzione e la carcerazione degli animali in questi luoghi deprivanti chiamati zoo. Forse istituendo uno zoo ai bambini palestinese diamo a loro quello che invece hanno i bambini delle nazioni occidentali e progredite? No, non sono né saranno gli zoo a dare parità, diritti, democrazia e pace ai bambini palestinesi.

    L’animale è uno degli anelli più deboli nella catena degli esseri viventi insieme alla terra e ai suoi paesaggi naturali.
    Israele, agli Stati Uniti, l’Inghilterra, Francia e Germania hanno ridotto il popolo palestinese e la terra di Palestina a uno zoo.

    Un popolo sofferente e martoriato come quello palestinese non deve assolutamente mantenere aperto uno zoo nel suo territorio, perché è come se ammettesse a praticasse l’apartheid, anche se in questo caso si tratta di animali. E poi perché mai gli animali di varie specie devono essere rinchiusi e carcerati come se avessero commesso semmai gli atroci delitti dei nazifascisti. Liberando gli animali e chiudendo i lager chiamati zoo si libera gli uomini.

  2. Transit
    23 agosto 2014

    Mi ricordo quando andavo all’oratorio salesiano anche, anzi, persino e specialmente il 15 di agosto, mentre verso l’una il sole infuocava le mattonelle del cortile e Celentano non si stancava di cantare Azzurro e dalla cucina della signora Fittipaldi e delle suore da cui proveniva l’odore del sugo col basilico e insieme al caldo abbacinavano i sensi e la voglia possente del pensiero di vedere lei, Luigia. Fu allora che cambiai idea a proposito del nome Luigia:prima non mi diceva niente, poi lo declinavo e ci passeggiavo assieme, mano nella mano, anche di notte sia in sogno che ad occhi aperti spalancati nell’oscurità.

    Mi ricordo che a Montesanto, poco distante dell’ospedale dei Pellegrini nel cuore del centro storico, ci stava uno che attorniato da altri quattro o cinque suoi compari, col suo banchetto pieghevole, faceva il gioco delle tre carte. Io andavo lì per guardare non solo le tre carte ma tutto quello che succedeva intorno alle tre carte.

    La vita è il gioco delle tre carte, cioè questa vince questa perde e tutto quanto. Anche il 15 di agosto funziona così. Però non c’erano il tizio e si suoi compari, il banchetto e le tre carte, ma era tutto invisibile.

    Mi ricordo che quella volta, nientemeno che il pomeriggio del 15 agosto, i nostri dirigenti organizzarono per quelli che non erano andati in vacanza o al mare del lido Mappatella, un ritiro spirituale che poi il ritiro spirituale significava per te e quelli come te, andare avanti e indietro nel cortile e pensare.

    A me capitava che più volevo pensare e meno pensavo però pensavo a come pensare personalmente dentro questo fatto del ritiro spirituale che ti dava la possibilità di trovarti addirittura a tu per tu con Dio che come tutti sanno è la massima espressione dell’invisibilità e non materialità.

    E così pensai al gioco delle tre carte a Montesanto, proprio di fronte alla chiesa della piazza. E almeno dal mese scorso il parroco ha fatto esporre una statua appena fuori l’ingresso della chiesa, se ricordo bene di padre Pio.

    Mi ricordo che al gioco delle tre carte bisogna sempre tenere gli occhi aperti, può giocare degli scherzi. O degli equivoci. Che gli equivoci sono come i proverbi e le pizze fritte che bisogna girare e rigirare.

  3. Transit
    23 agosto 2014

    Mi ricordo. M’arricordo. Tengo ottanni. Enzina sette e miezzo. Stammo pazzianno a nasconnere.
    Filumena, faccia a muro, inizia a cuntà. Il resto s’annasconne a ccà e a llà. Enzina me zennea e, fujmmo dint’o palazzo a 19. Dint’o vascio, sotto ‘o lietto, di sua zia Fortuna ‘a Ciaccessa(la chiacchierona). Me ienche di baci vavusielli ca sanno di fragolelle. Ciuciunea ‘ntrechessa. E, mette le mani miezzo le cosce. Miracolo!: ‘o pesce s’ ‘ntosta comme ‘na mazza. E, ce mettimmo a ridere.

    M’arricordo il primo giorno di scuola (a)limentare. Dopo dieci minuti già stongo fujenno giù per le scale, miezz’a via. Aggia fa ambresso. Dint’e sacche arrepezzate si stà sciuglienno ‘o ghiaccio.

    Mi ricordo criaturo. Giocavo con i pensieri, e i giocattoli, rari: scappavano da tutte le parti.

    Ricordo l’asilo e a pranzo il piatto caldo e fumante. Ricordo lei, il suo nome no. Mamma sua la prendeva per mano e io con gli occhi l’accompagnavo fin dove svoltava il vicolo. Poi, di nascosto dalla mamma di lei e di mia sorella Tellina d’o mar’, che non so perché si faceva il pizzo a riso, con le labbra arricciate, le mandavo un bacio nell’aria. Poi, non la vidi più. Era di maggio, il mese in cui le famiglie cambiavano casa, e anche la sua famiglia cambiò quartiere. Ricordo…era la prima volta che piangevo per una femmina. Avevo pianto per il latte, il pane, le scarpe e ‘o cazone di colore cococzza.

    Ho fatto cadere il piatto con i piselli e, lei è venuta faccia a faccia vicino,vicino a me: mi ha offerto il suo e, mi ha azzeccato le sue labbra sulle mie. Poi, si è messa a ridere. Ca ridi a ffà, l’aggio ditto. Il mucco appiso, il sugo e le lacrime sono salate, ha detto ridendo ancora e, pulendomi la vocca.

  4. Transit
    23 agosto 2014

    A proposito di Diario, Autobiografia e Mi ricordo

    Anch’io, a mia insaputa e senza accorgermene ho scritto abbastanza Diario in sonno, Autobiografia dello Gnu e tanti Mi ricordo da poterne fare un libro. Ma un libro a volte è una pietra tombale e altre volte una finta salvezza; e in altre situazioni rimanerne avvinghiato a tal punto da prendere il largo e senza la visuale di nessun orizzonte, spiccare il volo. Nella vita nasci in un modo e muori in un altro, sicché non si può mai dire. Però, morire è come nascere e essere messo al mondo è anche un po’ come morire. L’entusiasmo spesso è come la nebbia. La vista tentenna e quel che è lì a pochi metri da te nemmeno lo vedi. E quando lo vedi è uguale. Ti passa tutto davanti agli occhi come sullo schermo di un cinema. E si sa che nelle curve a gomito e nei tornanti sgommi e slitti che te ne vai. Andarsene poi è come rinascere. E in più si muore e nello stesso momento si torna a nascere, ma sembra tutto normale. Semmai devo schiaffare sulla carta i vari Mi ricordo. Secondo me Mi ricordo non è geniale, ma semmai è interessante: condensi ed espandi la vita e perché Mi ricordo è come quando si diceva Maradona è meglio ‘e Pelè. Oppure quando non riesci più a distinguere chi hai amato di più e chi nemmeno per un giorno. Con Mi ricordo chiunque è se stesso e dopo molteplici Mi ricordo dopo giunge un altro Mi ricordo che ogni persona, specie quelle semplici mai assurte alla fama e alla gloria, scrive e ed uno scrittore senza assolutamente essere uno scrittore che quando uno lo chiamano scrittore non fa altro che stare lì a spremersi le meningi perché deve rifilarti un altro libro. Il suo libro che però per essere un libro scritto da lui deve vendere. Ma và fa ‘nculo a mammeta e a soreta e pure a chillu scurnacchiato ‘e pateto. Pateto, cioè tuo padre. E pateto è ‘nu scurnacchiato cuntento, perché sa bene che l’editore per continuare a pubblicargli ciò che scrive, si manea e si fotte sia la mogie sia la figlia, del famoso scrittore che tutto sommato è ‘nu chiavico ‘e merda. Vendersi l’anima, cioè posizione e carriera, non né difficile né mefistofelico. Ma ognuno fa il proprio gioco, persino le masse. E se l’editore non si puzzulea moglie e figlia dello scrittore, probabilmente lo tiene al guinzaglio comm’a ‘nu cane, ‘na carogna putrescente da cui ricavare denari e pubblicità. I Mi ricordo non sono niente di ché, o almeno sono o dovrebbero essere veraci istantanee nel tempo e nello spazio e, attraversare cuore, viscere e fegato. E i reni che a furia di filtrare schifezze, dispiaceri e sofferenze, disertificano il cuore come le reti a strascico il mare.

    E sempre a proposito di Twain.
    Questa volta, forse sono in anticipo, ho letto qualche tempo fa, se ricordo bene, Twain L’autobiografia, per la seconda volta, però nei tipi Grandi libri Garzanti. Bene, credo che i libri di Twain e innanzitutto la sua L’autobiografia, siano libri che sprigionano sapore. Persino se si leggesse Twain in e book, le sue parole artificiali lette da uno scremo illuminato, emanerebbero odori e sapori da cucina, anzi da tavola imbandita. E alla cui tavola si gode sia se si ascolta parlare Twain che se si interviene per chiedere delucidazioni tra ironia, frecciatina e altre perle.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 agosto 2014 da in Autori, Donzelli, Editori, Twain, Mark con tag , , , , .

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