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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il Silmarillion – J.R.R. Tolkien

silmarillion - tolkien

IL SILMARILLION
J.R.R. Tolkien
Traduzione di Francesco Saba Sardi
Bompiani 2013

Libro pazzesco… PAZZESCO!
Non scherzo e non sono impazzito. Mai stato più serio e lucido.
Il Silmarillion è un libro inimmaginabile, un fuori-categoria assoluto.
Come lui mi sa che c’è solo lui.
Bello, brutto, piace, non piace… non importa, ognuno legge il proprio libro e ogni opinione è giusta. Rimane il fatto che questo è un libro pazzesco.
Non avevo mai letto Tolkien e lo leggerò ancora.
Ammetto due cose, una forse per voi non vale, oppure vale il contrario; l’altra invece penso sia condivisa.

Prima ammissione: ho un’insana passione per i film di Peter Jackson tratti da Tolkien, la trilogia de Il signore degli anelli prima, ora i due – quando arriva il terzo? – da Lo Hobbit, a me sono piaciuti da morire, ma proprio tantissimo, un godimento puro… ahhh bellissimi!
(comunque, a chi ora storce il naso, alza il cisposo o aerodinamico ciglio, mi guarda sprezzante e borbotta dei tzè tzè… dico che pure Davide del videonoleggio Balboni di Bologna, il migliore della città, uno dei migliori di tutta Italia, un negozio con una collezione di video da far sdilinquire qualunque cinefilo sia pure incallito, anche lui, custode della sterminata videoteca, è un fan smodato della serie di film tratta da Tolkien e lui, proprio lui, mi ha detto “Ah non hai visto Lo Hobbit? No? Tu devi vedere Lo Hobbit, non puoi non vederlo!”. Ecco, quindi, voi nariciuti stortuti, fatevi delle domande, eh!, prima di canzonarmi perché io vado matto per i film tratti da Tolkien e soprattutto, vi avviso, eh!, che divento matto, non ditemi “Ah, che gusto triviale il tuo, mica come me che amo Ozpetek”).

Seconda ammissione: delle fetecchie neofasciste a me non mi importa un accidente. I loro Campi Hobbit mi hanno sempre fatto pena, la ricerca di miti fondativi per le suddette fetecchie che andavano (o vanno ancora, non lo so) blaterando l’ho sempre ritenuta patetica… un po’ di Walhalla di qua, un po’ di Lohengrin di là, un Julius Evola dibattuto seriosamente in mancanza di qualcuno meno irrilevante, un po’ di modernismo con Alain de Benoist e via così tra frizzi e lazzi, sbatacchiare di scarponi e clangore di latta della parafernalia da fascistoni, incluso l’immancabile Il signore degli anelli sul comodino, letto, quando andava bene, in 3000 comode rate, vale a dire in circa 10 anni per i più volonterosi… frega una sega a me di ‘sta roba… MA… mi aveva condizionato negativamente e anche per questo io non avevo letto Tolkien. Cretinate! Da fessi pocodibuono farsi condizionare dal folklore dei fasci alla disperata ricerca di una tradizione, che la religione è già occupata da un paio di millenni, i miti classici non sono disponibili, altri mezzi miti fanno ridere i polli, rimaneva in giro solo un poco di tradizione celtica e il grande mito, magico, incredibile, ancora vergine, prodotto dall’immaginazione sconfinata di J.R.R. Tolkien. Hanno mezzo le zampe su di lui, ma scommetto che c’hanno capito una fava visto che se va bene hanno letto solo le favole, ma leggere quelle senza Il Silmarillion, che venne pubblicato postumo solo nel 1977, significa aver letto belle avventure, ma non conoscere il mito, la cosmogonia, l’atto fondativo, la storia arcaica del mondo tolkeniano, la nascita della guerra tra l’Oscurità, gli Elfi e gli Uomini, in definitiva significa non avere capito assolutamente un tubo della mitologia creata da Tolkien.
Quindi, come direbbero i miei grandi amiconi romani: Ma dde’che state a parla’?

Chiuso il discorso. Lasciamo i fasci alle loro uggiolanti nostalgie e ai travisamenti adolescenziali e torniamo al favoloso Silmarillion.

Perché sì, è davvero un’opera favolosa quella di un uomo che crea una costruzione mitologica completa, lavorandovi l’intera vita per lasciarci infine l’unico esempio di mito a tutto tondo che non sia uscito dalle brume della storia antica, della tradizione orale e delle mille riscritture da parte di molte mani.

La cosmogonia del Silmarillion pesca evidentemente dalla Grecia classica – quanto sembrano olimpici i Valar di Valinor, con le loro baruffe e intrighi molto umani -, dalle saghe nordiche, dalle leggende dei boschi finnici, e probabilmente da molte altre fonti di ispirazione. Miscela tutto in un turbine immaginativo formidabile, crea le lingue elfiche e dà vita all’Inizio della Storia. I Primogeniti, gli Elfi, dalla vita eterna seppur mortali, l’angelo caduto, Melkor-Satana, il Valar che si piega all’oscurità che si nasconde anche nell’animo divino e fugge sulla Terra (di Mezzo) per farne il suo reame oscuro. Le guerre epiche tra gli Elfi, figli prediletti, e l’Oscurità del Nord (il male viene sempre dalle inumane lande nordiche), gli Orchi, Elfi imprigionati, trasmutati, rigenerati sotto orride spoglie, fratelli di sangue del popolo perfetto nel corpo, nello spirito e nelle arti, e poi ancora, le guerre fratricide tra Elfi, le debolezze, di nuovo molto umane, che virano in vizi, in crudeltà, in trame. Questo avveniva prima del Sole e della Luna. Quando sorge il Sole per la prima volta, allora compaiono gli Uomini, i Secondogeniti, i fratelli minori degli Elfi, non più così perfetti, virtuosi, talentuosi, ma caparbi, duri, forti, violenti e con il dono della vita breve, della morte programmata, della decrepitezza che avanza veloce. Il dono, sì, in origine fu un dono quello della vita breve. Fu il sollevare gli Uomini dal peso di una vita senza una morte predestinata, possibile per accidenti o violenze, ma non già scritta. Il peso di essere senza tempo, di avere di fronte un cammino senza termine. Fu un dono in origine dato dai Valar ai Secondogeniti.

Che meravigliosa intuizione questa da parte di Tolkien, poetica, profonda, delicata.

Ma gli Uomini vollero di più. Vollero il potere, le ricchezze, il predominio e, infine, bramarono l’eternità degli Elfi. E si smarrirono per questo, scivolando nelle spire dell’Oscurità, divenendone alleati, servi, adulatori, strumenti.
Nuove guerre nella Terra di Mezzo, nuove ere, nuove dinastie e reami. Fino alla fine, fino al sommovimento definitivo, fino al termine della Storia Arcaica.
Il resto sono vicende, avventure, hobbit e compagnie dell’Anello. Il resto è Tolkien favolistico.
Ma prima viene il mito de Il Silmarillion, che affonda le origini all’inizio del tempo, prima del Sole e della Luna.

Meraviglioso e straordinario Silmarillion.

A me fa una certa impressione, o anche mi produce una certa soggezione e ammirazione, forse invidia, il pensare che c’è stato un tempo, non lontano da noi, pochi decenni, nel quale ci furono scrittori come J.R.R. Tolkien – ma anche C.S. Lewis e Mervyn Peake in modi differenti, uno immaginando già lo scontro tra umanisti e tecnicisti, l’altro creando un mondo grottesco senza dei, senza storia, senza tempo e senza confini – che scrissero con l’obiettivo di costruire miti, non solo opere letterarie, romanzi, storie, ma trame mitologiche come portate a noi dalla corrente del Tempo profondo.

Sembra irreale visto con gli occhi di oggi. Bellezza e irrealtà. Quei pazzi ci sono riusciti davvero a creare dal nulla dei miti. Un grande inchino a questi autori straordinari.

DELL’INIZIO DEI GIORNI

Fra i sapienti si narra che la Prima Guerra iniziò prima che Arda fosse pienamente formata e prima ancora che qualcosa crescesse o si muovesse sulla terra; e che a lungo Melkor ebbe il sopravvento. Ma, nel pieno della guerra, uno spirito di grande forza e di grande ardimento accorse in aiuto dei Valar, avendo udito, nel cielo lontano, che nel Piccolo Regno era in corso una battaglia; e Arda si colmò del suono della sua risata. Giunse così Tulkas il Forte, la cui collera si abbatté come un vento impetuoso. disperdendo nubi e tenebre di fronte a sé; e Melkor fuggì davanti alla sua collera e alla sua risata, e abbandonò Arda, e così vi fu pace per lungo tempo. E Tulkas rimase e diventò uno dei Valar del Regno di Arda; Melkor però rimuginava nella tenebra esterna, e da allora nutrì sempre odio per Tulkas.

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5 commenti su “Il Silmarillion – J.R.R. Tolkien

  1. 2000battute
    25 maggio 2014

    Non sono giovane. Ho 45 anni.

  2. Gabriella Giudici
    24 maggio 2014

    una recensione “tenera”, condivisibile-

    • 2000battute
      24 maggio 2014

      “una recensione tenera” non me l’aveva mai detto nessuno.
      mi piace, grazie

    • Gabriella Giudici
      24 maggio 2014

      intendevo dire proprio fresca, spontanea. Mi ha fatto tenerezza la tua descrizione della videoteca. Devi essere giovane, e sei già così in gamba ,,

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Questa voce è stata pubblicata il 3 maggio 2014 da in Autori, Bompiani, Editori, Tolkien, J.R.R. con tag , , , , , , .

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