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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il mistero della cripta stregata – Eduardo Mendoza

cripta stregata

IL MISTERO DELLA CRIPTA STREGATA
Eduardo Mendoza
Traduzione di Gianni Guadalupi
Feltrinelli 1994 

[Libro disperso]

Oh!… era da mo’ che non mi divertivo tanto come con questo librino di Eduardo Mendoza, uno che si fa delle gran risate quando scrive. Sentite, arrivo perfino a paragonarlo con il Don Isidro Parodi della iperbolica coppia Borges & Bioy Casares, cioè a dire un librino che sembra un po’ uno scherzo, Don Isidro Parodi che risolve casi polizieschi dalla sua cella di galeotto bevendo mate e ricevendo visite da questo e quello, qui il matto squinternato patentato tirato fuori dal manicomio per risolvere un caso spinoso e che ne combina di tutti i colori, essendo matto è normale, si capisce, finendo per risolverlo però il caso.

E se là, nella cella-salotto di Don Isidro Parodi, il duo iperbolico esercitava l’arte del dialogo surreale e faceva a gara a chi inventava la pensata più stralunata; qui, Eduardo Mendoza invece per il suo matto innominato esercita l’arte di inventarsi le situazioni più strampalate osservate e commentate dal punto di vista di uno squinternato di genio che quanto più si rotola nel lerciume, puzza della somma dei peggiori tanfi e si scapicolla in avventure da anti-eroe, tanto più diventa forbito nell’eloquio e gentile nei modi.

L’effetto comico è notevole, ma non solo quello è notevole ne Il mistero della cripta stregata; notevole è anche il personaggio che ha trovate ogni tanto realmente sorprendenti, e con sorprendenti intendo che si sgranano gli occhi e si rimane qualche secondo in una fissità sorridente parecchio gustosa; e notevole è il ritmo, l’intreccio e lo stile di Mendoza che si rivela davvero bravissimo.

Per cui Il mistero della cripta stregata è sì un librino divertente, ma attenzione a non scambiarlo per un libretto da poco perché non è affatto il caso. Anzi, c’è parecchio talento e parecchia sostanza infilata tra le vicende strampalate del matto detective. Già solo la scelta di far interpretare la parte del detective a un matto patentato la dice lunga su quanto Mendoza sia sornione.

Comunque, questo è anche il primo libro di una serie che Mendoza ha scritto su questa traccia del divertimento stralunato. Poi lo stesso Mendoza ha un’altra traccia con opere di tipo diverso. Si vedrà, il primo incontro con Mendoza è stato gustoso, la prossima volta esploro la traccia diversa.

Unica nota negativa. Molto negativa. Negativissima.
È un libro disperso. Formalmente forse è ancora nel catalogo di Feltrinelli; in pratica non lo si trova più, se non come rimanenza o usato.
Motivo? Non vendeva, non veniva letto.
Perché non viene letto Eduardo Mendoza? Non lo so per certo, ma siamo alle solite: in buona parte perché nessuno lo conosce e nessuno sa che leggerlo è un piacere, nessuno lo ha detto in modo convincente, forse hanno soltanto visto la copertina (mediamente bruttina) e il titolo.
Voi comprereste senza sapere nulla un libro che si intitola “Il mistero della cripta stregata” senza sentirvi un po’ scemi? Ci son fior di premi di vermouth o liquorini vari che occhieggiano impilati, e poi megacartelloni 6×3 di libri dai-quali-è-addirittura-stato-tratto-un-film che vi fissano, e, insomma, volete mettere un libro che si intitola “Il mistero della cripta stregata” con titoli roboanti come… che so, “L’ amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore” oppure “La strada verso casa” o anche “Fai bei sogni”? Non c’è gara, si capisce.

Così va il mondo, niente è reale di ciò che sembra reale.
Rivolgetevi alle biblioteche o ad amici. Io me lo sono fatto prestare.
E ringrazio chi mi ha detto che se anche il titolo sembrava un po’ da libro scemo, meritava molto di essere letto. Che poi chi me l’ha detto è la stessa che me l’ha prestato. Mi si offre una mano, mi prendo tutto il braccio. Siete avvisati.
E ora, buon divertimento:

Io non ascoltavo le ciarle di quello sciocco. Ricordando la povera Isabel, che avevo contemplato non senza ammirazione qualche ora prima, non riuscii a trattenere un paio di lacrimoni e qualche moccio, lieve omaggio alla fugacità dei nostri sogni e all’effimera bellezza umana. Ma non era il momento propizio alla filosofia, perché un’altra idea aveva preso corpo nel mio cervello. Cominciai a scrutare i convenuti in cerca di un volto conosciuto. La mia statura non è esagerata e dovetti fare balzi impropri all’avvenimento che si svolgeva sotto i nostri occhi finché scoprii l’oggetto delle mie ricerche: una donna che nascondeva il viso sotto un enorme cappello di paglia nero, dietro occhiali da sole e sotto uno spesso e variopinto trucco che sfigurava le sue originarie fattezze. Questo vano tentativo di dissimulazione mi confermò la disparità di criteri che a mio parere esiste in merito alla bellezza tra gli uomini e le donne, credendo queste ultime che le loro attrattive consistano negli occhi, nelle labbra, nei capelli e in altri attributi ubicati a nord della gola, mentre il genere mascolino, per così chiamarlo, benché prono a deviazioni elettive, centra i suoi interessi su altre parti dell’anatomia, con assoluto disdegno per quelle già menzionate. E così, per quanto Mercedes Negrer avesse fatto ciò che riteneva più efficace per passare inavvertita, un semplice indizio della sua incendiaria parte anteriore mi sarebbe bastato per identificarla anche se ci fossero state tra noi leghe di distanza.
E una volta che l’ebbi individuata mi aprii il passo a testate per riunirmi con lei, la quale, vedendomi arrivare, volle fuggire senza riuscirci, dato che i suoi spintoni non incitavano all’allontanamento bensì alla persistenza coloro che li ricevevano. Grazie a questo poco dopo l’afferrai saldamente per un braccio e strattonandola per vincere la sua resistenza la trascinai fuori dal capannello e la feci camminare di buon passo in cerca di un posto appartato, dove le dissi:
“Cosa hai fatto, disgraziata?”
Scoppiò a piangere riducendo a una melma gli intrugli che si era applicata sulla cute.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 aprile 2014 da in Autori, Editori, Feltrinelli, Mendoza, Eduardo con tag , , , , .

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