2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Come si vende – Clancy Martin

Come si vende

COME SI VENDE
Clancy Martin
Traduzione di Mariagrazia Gini
Adelphi 2010 

Sarà stato l’influsso miracolistico benefico dovuto alla ricomparsa del Maestro Solitario, anzi sicuramente è merito suo questa inattesa schiarita nei miei rapporti conflittuali, al limite della rissa verbale, con gli scrittori americani contemporanei, molto peggio che con gli italiani o i francesi, certo è che ero titubante quando ho iniziato questo libro e mi dicevo “Ti prego [rivolto a un’entità genericamente immanente] fa che non sia l’ennesima noia fotocopia della fotocopia della solita storiellina americana da serie tv” e il desiderio è stato esaudito perché Come si vende è una gran storia, scritta benissimo e dispensatrice di molto gusto nella lettura. Clancy Martin ci sa fare, gran bel libro questo.

La trama è la solita, la solita degli scrittori americani contemporanei, ovvero la trama è talmente la solita che è come se non ci fosse trama, il che a me continua a sembrare una bizzarria – non erano i francesi del nouveau roman a sostenere che la trama era morta o qualcosa del genere? – che si crei un cortocircuito tra la generazione dei francesi iperintellettuali degli anni ’50 e gli americani ipertelevisivi degli anni ’10 del 2000 mi sa di cosa poco seria, ma non voglio infilarmi di nuovo in questa rogna degli americani-fotocopia, invece voglio parlare di Clancy Martin e del suo Come si vende.

Dicevo, la trama è la solita, solito cocktail coi soliti ingredienti: romanzo di formazione, adolescenza disastrata, ipercinismo giovanile, droghe, party, grandi ubriacature, sesso senza amore, prima svolta della vita, trasloco, si ricomincia, droghe, party, sesso senza amore, età adulta etc. si può proseguiore a piacimento.

Questa è la non-trama tipica dei romanzi americani contemporanei, il che a mio modo di vedere è un grosso handicap iniziale che non riesco a spiegarmi, sarà colpa di Internet? Come diceva uno (che poi sarebbe Nicholas Carr) Internet ci rende stupidi?, io non credo – faccio lo gnorri, ma il libro l’ho letto ed è decisamente più interessante, anche se non sempre convincente, del titolo -, però forse ci rende noiosi, ecco io piuttosto domanderei “Internet ci rende noiosi?” o magari sono ancora le scorie dell’era televisiva a produrre non-trame? Magari le scorie dell’era televisiva insieme alle trame manipolatorie dei malvagi nipotini dei persuasori occulti di Vance Packard e con l’aggiunta della grande omologazione dei lobi frontali internettiana?

Non ne ho idea, sia come sia non importa, quello che conta è che Come si vende è proprio bello. Clancy Martin funamboleggia inventandosi una scena dietro l’altra della vita di Bobby Clark, ragazzino sedicenne, e del fratello maggiore Jim, canadesi trasferiti in Texas alla ricerca del sogno americano, che trovano, ma come già in molti hanno avvertito, brilla per un po’ poi si inabissa in un lago di droga, alcool e sesso senza amore. I fratelli Clark si inventano gioiellieri, il che significa trattare oggettini molto costosi per saziare la vanità delle fragili coscienze umane o, detto altrimenti, vendere rimedi contro il tormento di sogni malati. Non è mestiere per idealisti o per moralisti e i fratelli Clark non sono né uno né l’altro. Anzi, il piccolo Bobby impara presto e in fretta a vendere, vendere ad ogni costo, vendere qualunque cosa, anche ciò che non si ha, vendere per far credere ai clienti di poter essere felici e illudere se stessi di riuscire a darsi un senso.
La vita di Bobby Clark va a rotoli, si avvita nella spirale del luccichio falso, come i brillanti e gli orologi di lusso che vende, si avvinghia a scopate piene di rancore, si regge con la droga e con la certezza dello schianto finale.

Clancy Martin, diversamente da altri scrittori americani contemporanei che ho letto, ha due grandi pregi: sa scrivere benissimo, non solo costruire in modo professionalmente efficace una storia, tiene un ritmo frenetico dall’inizio alla fine, senza cali di tono, senza fughe dall’uscita di sicurezza; poi non cede a cliché preconfezionati che ricordano molto, troppo, da vicino la tipica morale commerciale hollywoodiana del lieto fine, del messaggio positivo, del fiore che sboccia dal letame, dell’americano che ha una seconda possibilità accompagnata dalla marcetta finale, per il buonumore del pubblico pagante rifocillatosi di popcorn. Clancy Martin fa lo scrittore di romanzi non lo sceneggiatore e in Come si vende non c’è il contentino o la smorfietta. C’è la storia di Bobby Clark e del fratello Jim, una storia dal sapore retrò, che deve concludersi in un certo modo e così avviene.

Come si vende è una storia che Orson Wells avrebbe potuto trasporre in film, in un bianco e nero drammatico e grottesco, con gli attori belli ma sudici e le attrici provocanti ma fredde, protagonisti di vite eccessive e fragili, destinati fin dalla prima scena a bruciarsi in un rogo di plastica in mezzo a un fumo nero, spesso e acre.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 dicembre 2013 da in Adelphi, Autori, Editori, Martin, Clancy con tag , , , , .

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