2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Fondi di caffè – Mario Benedetti

Fondi di caffeFONDI DI CAFFÈ
Mario Benedetti
Traduzione di Elisa Tramontin
La nuova frontiera 2013 

Commento di Cornelio Nepote

Per la Santissima Ricamatrice di centrini al punto gallo, grazie! Grazie Mario Benedetti! Io mi commuovo, mi prostro, mi distendo come un centrino sulla testiera di una poltrona finto-Beidermeier tarmata! Finalmente ho dormito! Una ronfata a ogni pagina di questo Fondi di caffè!
Anni e anni di camomille, tisane, passiflore e valeriane che mi hanno sciolto i tornanti intestinali senza farmi dormire un minuto in più, notti, notti, lunghe notti, molte notti insonni, mesi di insonnia, mesi passati vagheggiando la dea della sonnolenza, il dio dei sogni e la ninfa delle russate scrofiche, tutto inutile! Tutte fandonie, tutti incapaci di farmi dormire un sonno profondo, ripetuto, costante e granitico. Tutto fino a Mario Benedetti di Fondi di caffè.

Leggevo una pagina e subito questa si trasformava in una bara di sonno nella quale scivolavo cadaverico, poi mi risvegliavo, come un vampiro pungolato dalla sozzura della notte, ne leggevo un’altra e di nuovo sprofondavo nei sogni di fanciullo e nel russare taurino.
Che meraviglia! Che grande capolavoro questo Fondi di caffè! Un sonnifero potentissimo! Meglio del cloroformio e del Tavor mescolati insieme in un bicchiere di assenzio.

Che storia! Che prosa! Che intreccio strepitoso!

Il Libro Cuore argentino con un po’ di sesso da monache di clausura e un po’ di critica socio-pacifista da Giovani Marmotte. Una noia meravigliosa, incontrollabile, dirompente come le procacità di donna Anselma che fu mia amante per ben 6 settimane senza pausa se non per andare in bagno ai tempi dell’ultimo Borbone e voi che siete uomini e donne di mondo potete immaginare le borboniche arti amatorie che una donna come donna Anselma poteva sciabolare.

Leggete Fondi di caffè e un monumentale tedio vi si aggrappa addosso dopo due righe, dopo una pagina se siete coriacei. La prosa stupenda di Benedetti procede a balzellini piccoli piccoli, come una vecchina claudicante che scansa le buchette del marciapiede. Scrive facendo passetti, frasette semplici e tediose con uno stile che ricorda i bei tempi andati quando si viveva educatamente e si scriveva educatamente e si faceva tutto educatamente. E il tedio vi si aggrappa addosso sempre di più. Educatamente.

Poi un aiutino lo dà pure la traduttrice con qualche vezzuccio personale, piccole vanità femminesche, usando parole come callistenia (per tre volte, tre volte più del tollerabile, tre iniezioni di torpore che mi hanno fatto ululare di gioia), termini deamicisiani dall’incantevole profumo di cloroformio come scapaccione oppure traducendo che mi aveva insegnato che Montenegro in serbocroata si dice Crna Gora e un tango […] che uno dei suoi parenti di Las Piedras le aveva tradotto in serbocroata che equivarrebbe a dire “che mi aveva insegnato che Crna Gora in italiana si dice Montenegro” oppure “un tango […] che uno dei suoi parenti di Las Piedras le aveva tradotto in italiana”, altra gioia infinita per l’abbraccio tiepido di Morfeo che sentivo stringermi.
Che meraviglia delle meraviglie! Ho dormito una settimana intera senza sosta ogni volta che ho letto serbocroata e callistenia!

E la storia? Che storia! Un capolavoro di delicatezza, intarsiata a colpi di uncinetto, morbida, levigata, vellutata, pescosa, drappeggiata, che piacere dormirla profondamente! Claudio, il protagonista, parla, poi a volte parla in terza persona, da bambino diventa adulto ma parla sempre allo stesso modo, educatamente, vellutatamente, drappeggiatamente, e racconta, storielle educative di una bella infanzia di quei bei tempi che furono, con degli alberi di fichi che si affacciano alla finestra e sui quali si arrampicano creature fatate di nome Rita che misteriosamente ritorneranno fino all’epilogo, nel quale trionfa l’amore, quello vero per la donna fedele, intelligente, educata, ben tornita e borbonica sotto le lenzuola, mica per ectoplasmi tentatrici tantrici che vanno e vengono come se il piccolo-adolescente-adulto Claudio si fosse sbevazzato assenzio e anfetamine. E anche quella simpatica servetta montenegrina che parla accordando al femminile i termini maschili e viceversa, che ironia leggera e per nulla insistita, non più di due o tre volte a pagina, è stato un piacere carnale addormentarmi all’apparire della sguattera in inversione linguistica.

‘Uaglioncelli, leggete tutti Fondi di caffè e date un taglio anche voi a camomille-tisane-passiflore-valeriane che vi riducono in mollaccioni o pure peggio chi si tavorizza può smettere di drogarsi e dormire benedetto dal sonno culturale. Il sonno benedettiano non genera mostri ma solo solenni russate, state tranquilli e accomodatevi.

E poi vogliamo festeggiare l’avvenimento? Ma vi siete accorti che finalmente quell’avviluppato di 2000battute ha trovato un argentino (Benedetti è uruguaiano, ma stessa faccia stessa razza, non facciamo pignolerie che qui di notai ci sto solo io) che gli ha fatto venire la mappazza e per di più pubblicato da La Nuova Frontiera che adorava come fosse una stazione della via Crucis?

Festeggiamo! O’munno ha smesso di essere per forza tondo e giravoltante, a volte s’aggrifa altre volte s’addorme e niscuno è perfetto.

Drappeggiato per vostro gaudio, il Vostro Notaio Cornelio Nepote

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2 commenti su “Fondi di caffè – Mario Benedetti

  1. michele
    27 novembre 2013

    si dice pizzo san gallo, punto gallo non esiste.

    • 2000battute
      27 novembre 2013

      Signore vi ringrazio per la precisazione, rammentavo che c’era qualche inghippo tra il gallo e l’uncinetto, ma non che il gallo fosse santo. Il punto gallo mi piaceva perché mi ricordava la giovinezza quando col battaglione piumato scalavo il Piz Galin e dalla cima guardavo il maestoso Brenta. Avrei dovuto dire pizzo gallo, in effetti, un lapsus.
      Ossequiosamente,
      C.N.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 novembre 2013 da in Autori, Benedetti, Mario, Editori, laNuovafrontiera con tag , , , , .

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