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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Tanto amore per Glenda – Julio Cortázar

tanto amore per glenda3TANTO AMORE PER GLENDA
Julio Cortázar
Traduzione di C. Greppi

Guanda 2009

Raccolta di dieci racconti dei quali Tanto amore per Glenda è il secondo e dà il titolo, Queremos tanto a Glenda, anche all’edizione originale del 1980. Ma quel che più importa è Cortázar, perché Cortázar è uno di quegli autori che si leggono sempre, anche solo per ritrovare un’eco, una sfumatura, assistere a un passetto di danza del grande ballerino, lasciarsi accarezzare da un soffio del talento che risveglia la miscela di aromi e sospiri delle grandi pagine di Rayuela e la Maga e i Cronopios. Spargo enfasi a piene mani con Cortázar, é un fatto.

Sia come sia, quello che galleggia sulla superficie di questi dieci racconti è proprio un’eco della grandezza di Cortázar che rimbalza in una galleria di personaggi a volte abbozzati, altre in penombra e spesso con tratti riconoscibili dei protagonisti dei suoi grandi romanzi.
È un’opera minore nella bibliografia di Cortázar, certo, il paragone con i capolavori precedenti è crudele, ma il tocco di genio della sintesi e della perfezione del poco, l’alchimia dei grandi autori di racconti, forse Cortázar non li possiede. O forse io non ho il necessario distacco dalla Maga. Però leggere Cortázar regala sempre il piacere di una miscela di aromi che sprigionano dalla scrittura sensuale, una penombra striata improvvisamente da lame di luce, un ritmo che improvvisamente accelera fino a diventare vorticoso, talvolta esoterico, spesso cerebrale, colmo dei profumi della femminilità.

Le donne di Cortázar sono esseri avvolti di magia e di ombre. Sempre, nei capolavori e nei racconti di Tanto amore per Glenda.

Voltandomi le spalle, seduto su una panca, il papà della bimba faceva delle cose alla mamma; non aveva fretta, portava lentamente la sigaretta alla bocca, lasciava uscire a poco a poco il fumo dal naso mentre la brace della sigaretta calava a posarsi su un seno della mamma, vi restava il tempo che duravano le grida soffocate dall’asciugamano che avvolgeva la bocca e tutta la faccia tranne gli occhi. Prima che io potessi capire, che accettassi di essere parte di tutto ciò, il papà ebbe il tempo di levare la sigaretta, di portarla di nuovo alla bocca e assaporare l’eccellente tabacco francese, tempo che io vedessi il corpo bruciacchiato dal ventre fino al collo, le macchie violacee o rosse che partivano dalle cosce e dal sesso fino alle mammelle dove ora tornava a posarsi la brace con meditata delicatezza, alla ricerca di una zona di pelle senza cicatrici.

È solo in alcuni racconti, o parti di racconto, che Cortázar ritrova il ritmo ipnotico da incantatore dei romanzi, forse perché lo spazio di un racconto è troppo ridotto per avvitarsi nella spirale psicologica e di stile che fanno di Cortázar un maestro.
Per questo, credo, le donne di Tanto amore per Glenda sono cosí violentemente drammatiche; Cortázar non ha tempo per sciogliere le ombre o inspessirle a ogni giro di spirale.
Per questo le protagoniste dei racconti si sciolgono in un quadro, scompaiono negli intestini dei tunnel della metropolitana, sono rapite, torturate e gettate in una fossa comune dall’esercito argentino, vengono amate nel retro di un camion durante un sogno, o vengono stuprate e uccise dall’uomo al quale si legheranno in un’eterea eternità.
Per questo il Cortázar di Tanto amore per Glenda è sì lontano da Rayuela e i Cronopios, ma vicino all’alchimia che lo hanno reso indimenticabile e ancora una volta, forse ancora più che nei romanzi, volto a osservare con amore, impotenza, sdegno e dolcezza le mille, labirintiche, forme di drammaticità che il destino di una donna può assumere.
Chi ha, come ho fatto io, perso i contorni del reale mentre leggeva Rayuela, non può evitare, credo, di vedere in questi personaggi femminili di Tanto amore per Glenda delle infinite variazioni e ricombinazioni della Maga.

Insomma, chi ama Cortázar non può sfuggire questi racconti.

Nota di colore: questo commento è stato scritto in circostanze drammatiche e non tanto perché alla vigilia di un trasloco, quanto perché qui, ora, dietro di me, dietro alla vetrina si svolge la presentazione di un libro dal titolo Il paradosso del successo, del quale nulla so e nulla mi interessa, ma evidentemente interessa a parecchi o forse l’autrice ha molti amici, non saprei, fatto sta che qui fuori, attorno al mio piccolo tavolino, stretto in un angolo con delle fronde che mi grattano la nuca, si è radunata una folla di benvestiti vocianti, molti dotati di coppie di cagnolini uguali, o coppie di gemelline uguali nominate Violante e Vittoria; donne sovrappeso di età sicuramente inferiore a quella apparente saltano strillando davanti al mio tavolino per farsi notare da qualcuno dietro al vetro, mi arrivano voci di progetti di arredamento d’interni, viaggi tropicali e business plan, sento pronunciare ‘Porto Cervo’, vedo donne che non assomigliano per nulla alle maghe tragiche di Cortázar, immagino fruscio di sete e vedo l’ondeggiare di lini, passano zoccoli griffati e completi gessati, scintillano fedi dorate e matrone troneggianti occupano ponderosamente lo spazio (una seduta di fianco a me da almeno un’ora non muove neppure un ciglio, mi inquieta l’immobilità di questa icona dal ghigno da Monna Lisa invecchiata). Il popolo del successo, reale o falso che sia ma di certo esibito con grazia, si raduna per acclamare la peggior spazzatura data alle stampe. Rimango immobile a scrivere sperando che questo assembramento si disperda, altre vie di fuga al momento non ne vedo.

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Un commento su “Tanto amore per Glenda – Julio Cortázar

  1. Raul Bucciarelli
    26 maggio 2014

    L’ha ribloggato su daisuzoku.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 giugno 2013 da in Autori, Cortázar, Julio, Editori, Guanda con tag , , , .

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