2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

L’avversario – Emmanuel Carrère

avversario - carrereL’AVVERSARIO
Emmanuel Carrère
Traduzione di E. Vicari Fabris

Adelphi 2013 

Commento di Cornelio Nepote

Uelà, sono tornato! Bello come una pagnotta appena sfornata dal panettiere mio di fiducia o’Farinaro; io, Io, IO, il vostro notaio quadrigenerazionale Cornelio Nepote per servirvi.

Il lagnosauro di 2000battute ha letto questo libro, l’ha finito e non ha detto una parola, neppure ha mosso una narice, sembrava che lo avessero spunzellato di botox tanto era rigido come un salame. Poi mi ha guardato mentre me ne stavo appollaiato sul frigorifero a fare la Settimana Enigmistica e ho capito tutto: era tutto mio, solo mio, sadomasochisticamente mio.

Vado per le spicce. Questo libro, anzi opera, opera letteraria, è adattissimo a molte persone, anzi categorie di persone, ovvero quelle persone che possono esibire certi requisiti che vado a elencare:

A) Tutte coloro che hanno letto la trilogia delle sfumature di mamma porno e sono rimaste deluse dal fatto che non ne abbiano pubblicate a sufficienza da completare l’intera gamma del Pantone.

B) Tutte coloro che quando aprono un giornale leggono subito la cronaca nera e apprezzano particolarmente le lunghe e dettagliate illustrazioni dello stupro della novantacinquenne da parte di una banda di ventenni.

C) Tutte coloro che hanno videoregistrato a memoria futura, casomai un giorno venga voglia di rivederle, le puntate del noto programma televisivo condotto dal noto giornalista che illustrava i dettagli di un efferato delitto attraverso un celebre plastico di una villetta alpina.

D) Tutte coloro che sono convinte che a forza di leggere, con caparbia insistenza e regolarità settimanale degna di un campanaro, gli inserti culturali e letterari dei quotidiani nazionali si produca l’effetto metabolico di diventare più intelligenti.

E) Tutte coloro che avendo sentito parlare del libro titolato Limonov scritto dal medesimo autore e pubblicato dal medesimo editore e avendo captato i commenti che lo definivano ‘il più grande libro dell’anno 2012’ e a sentir dire cosí erano state prese da un misto di bramosia della vetta e senso di inadeguatezza e in conseguenza di ciò hanno pensato di optare per un prudente ‘Proviamo prima con questo’.

F) Tutte coloro che hanno appena ricevuto in regalo o acquistato di tasca propria un cosiddetto ‘lettore elettronico di libri elettronici’ e vogliono sperimentarne l’uso leggendo una cosa leggerina mentre provano lo zoom grande, lo zoom piccolo, il tocco in avanti, il tocco all’indietro, il tocco che fa andare in su, il tocco che va in giù, il menù contestuale, l’indice spaziotemporale, la ricerca onomatopeica, la connessione nell’aria, la navigazione fluttuante, la percezione multisensoriale e non so cos’altro possa venire in mente loro di fare mentre leggono un libro.

G) Tutte coloro che cercano un libro che l’importante è che poi ne possano parlare a lungo mentre sorseggiano un aperitivo arancione o rosso o giallo o verde o blu, ma senza che sia complicato da spiegare che quello fa annoiare; che sia semplice da spiegare ma si possano fare molti commenti, meglio se abbinati a notizie sentite in televisione.

H) Tutte coloro che negli ultimi dodici mesi hanno evitato le opere cosiddette letterarie come fossero impregnate di vaiolo e ora, dopo pacate riflessioni, sono giunte alla conclusione e ragionevole certezza che la configurazione a fogli rilegati non nasconde virus letali e quindi possono timidamente affrontare un percorso di lettura con un libro che le introduca a un caso di pazzia bieca.

I) Tutte coloro che leggono i quotidiani in modo compulsivo e quando affrontano un romanzo subiscono una vertigine timpanovisuale da crisi di astinenza da notizie fresche e reali e per questo devono necessariamente evitare racconti di pura fantasia e optare per storie-vere romanzate, biografie ricamate e ricostruzioni piramidali.

L) Tutte coloro a cui piace leggere storie di orrori orrendissimi successi per davvero, perché così dopo dicono che sono sconvolte, turbate, sotto shock, incredule, frastornate e hanno capito che aspetto ha il buio della cloaca umana, ma in realtà non è vero per niente che sono sconvolte, turbate, angosciate e sotto shock, lo dicono per dire, per avviare un discorso, come fanno quelli che scrivono le recensioni.

M) Tutte coloro che… eh no ma che diav… ma che fa bradiposauro? ma tenga giù le mani! mi appello! Articolo 21! Primo emendamento!… la denuncio! Articolo 581 Codice Penale! ma la smetta! mascalzone! teppista! delinqueeeeeeeeeee…

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Scusate. Speravo contenesse la flatulenza verbale quel microbo gastrico di Cornelio Nepote, ma così non è stato, come al solito. Mi dissocio completamente dalle insolenze che sono state profferite e chiedo venia.

Concludo io, tanto per salvare il salvabile di una reputazione compromessa indelebilmente.
Sì, bé, c’è un fondo di verità in quel che blaterava Nepote, questo L’Avversario (che già il titolo mi suona strano, visto che ‘avversario” non mi pare c’entri molto), prima opera di Carrère che leggo, libro del 2000 ripubblicato ora da Adelphi dopo una precedente edizione di Einaudi, sembra anche a me poca cosa.

Una cronaca romanzata di un fatto reale, orrendo, l’omicidio di moglie, due figli e anziani genitori da parte di un uomo che per vent’anni ha mentito a tutti, su tutto, in una maniera e con una vastità che ha dell’incredibile. Quindi una storia estrema, ma paradigmatica, perché riducendola, frazionandola, riportandola a una dimensione concepibile da quell’enormità che è stata, rappresenta ciò che è successo spesso e un incubo nel quale, forse, in molti, in fondo al pozzo della propria coscienza temono con terrore di poterci scivolare.

È la storia di una vita costruita sulle menzogne e il distacco drammatico tra la propria coscienza e il proprio ruolo nel mondo, talmente ampio e narcisistico da sfociare nella follia omicida. Il protagonista è uno psicotico, ma è notevole come questo non gli abbia impedito di costruire una normalità apparentemente felice, con una famiglia, degli amici e una comunità nella quale trovarsi, apparentemente, inserito.

Carrère sembra conoscere bene i trucchi del mestiere di scrittore, pur non sembrando un grande scrittore, a mio parere. Quello che fa è di raccontare un fatto di cronaca e una sua personale indagine, se così si può dire, facendo apparire la storia come fosse un romanzo, avvincente, sorprendente, coinvolgente. “Come se”, appunto, ma senza esserlo. Spesso piega sul versante del sentimentalismo, ammicca al lettore, si inserisce nel racconto creando un’intimità tra sé e chi ha il libro in mano abbozzando la propria partecipazione emotiva e il dubbio, inquietante ed efficace, di essere costretti, in coscienza, a considerare l’orrore una declinazione del vuoto della normalità; non un’osservazione particolarmente originale e di nuovo, la mia impressione, cinica forse, è stata di assistere ad abili trucchi scenici, tolti i quali, quel che resta non è granché; una biografia romanzata o cronaca narrata che vale come alternativa al tedio, ma non molto di più.

Note:
Ho sentito dire che il film che ne fu tratto sia bello, non l’ho visto, immagino lo possa essere, certamente la storia si presta per una trasposizione cinematografica. Non ho altre informazioni.

Pietro Citati, sul Corriere della Sera di sabato 25 maggio, definisce L’avversario “un libro bellissimo, tanto sobrio, tragico e pieno di tensione quanto Limonov ostentava i suoi colori sgargianti e picareschi”. Non ho letto Limonov per un tarlo di diffidenza che mi rosicchiava sottopelle e Citati peggiora la mia sensazione complessiva. In tutta evidenza sia io che Cornelio Nepote (e mi fatica ammetterlo) siamo completamente in disaccordo con l’opinione di Citati e probabilmente con quella di molti di voi che hanno letto o leggeranno L’avversario, ma è quello che accade spesso con libri del genere che si propongono di raccontare una storia vera (il fatto che sia vera è fondamentale) e in realtà la reinterpretano liberamente puntando dritti alla pancia del lettore. E sfrucugliando con la pancia della gente non si sa mai che effetto si produca. Dipende; ognuno ha la propria di pancia e, come dico quando mi atteggio a vecchio saggio cencioso della montagna con gran dispetto e invidia di Nepote, ognuno legge sempre e inevitabilmente il proprio libro; che abbia lo stesso titolo e copertina di quello che leggono altri è solo una bizzarria della vita.

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9 commenti su “L’avversario – Emmanuel Carrère

  1. 19melograno
    15 marzo 2016

    il film è molto bello

    • 2000battute
      15 marzo 2016

      prima o poi dovrò vederlo questo film

  2. dave
    19 ottobre 2014

    Completamente d’accordo con te: il libro colpisce proprio perché del tutto privo di quella tensione che sarebbe lecito aspettarsi da una storia del genere. Scritto in modo piatto (io non la chiamo sobrietà, questa, ma sciatteria) da un autore che non sembra moralmente (e dunque esteticamente) all’altezza del tema che ha fra le mani.
    Fu per me una grandissima delusione proprio perché il film con Auteuil era invece potente e tragico.

    • 2000battute
      19 ottobre 2014

      Molto d’accordo con te.

  3. Sandra
    11 luglio 2013

    Il film l ho visto e ‘ convincente e misurato, Anteuil bravo e adatto.

    • 2000battute
      11 luglio 2013

      Grazie. Lo cercherò al videonoleggio.

  4. Sandra
    28 giugno 2013

    A me è sembrato interessantissimo, forse perché appartengo all categoria che ama la cronaca nera? Certo forse anche per questo, ma non solo. Ripercorrere la incredibile storia è un’avventura psicologica che credo sia molto misteriosamente attraente per tutti. Da segnalare il bel film tratto dal medesimo fatto.
    http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34548

    • 2000battute
      28 giugno 2013

      Sandra, capisco che lo possa essere e non critico chi trova interessante la storia, effettivamente lo é.
      Critico Carrère, dal mio particolare punto di vista, per aver romanzato un fatto di cronaca facendone un’opera ibrida tra letteratura e saggio che io trovo sia un espediente commerciale per rendere più appetibile l’opera letteraria senza con questo produrre una vera e propria analisi del caso.
      È lo stesso criterio che ho seguito nel criticare il libro di Julie Otsuka “Venivamo tutte per mare”, ancora peggiore, secondo me, come operazione commerciale.
      Mi rendo conto di proporre una chiave di lettura impopolare e minoritaria.

      Altra cosa sono le sproloquiate di Cornelio Nepote dalle quali mi dissocio completamente per la forma e lo stile.
      :)

      m

    • 2000battute
      28 giugno 2013

      Il film l’hai visto? Sto cercando di immaginare Auteuil nella parte del protagonista ma non corrisponde alla faccia e al fisico che ho associato durante la lettura. Forse anche le descrizioni fisiche che ne dà Carrére non corrispondono ad Auteuil.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2013 da in Adelphi, Autori, Carrère, Emmanuel, Editori con tag , , , .

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