2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il pappagallo di Flaubert – Julian Barnes

Il pappagallo di FlaubertIL PAPPAGALLO DI FLAUBERT
Julian Barnes
Traduzione di R. Mainardi

Rizzoli 1987

[Libro disperso]

Ecco qua Il pappagallo di Flaubert di Julian Barnes, sì esatto, proprio lui, quello de Il senso di una fine che è stato premiato, letto da tanti, commentato da tantissimi, il libro il cui finale enigmatico ha lasciato basiti lettori su lettori, lettori e lettrici in cerca di una risposta al dubbio, all’ambiguo epilogo, alla ricerca sulla rete di una risposta, nei motori di ricerca, nei blog, in tanti avete letto il mio di commento chiedendo un po’ paradossalmente quale fosse il senso della fine de Il senso di una fine. Gran bel libro per conto mio, Il senso di una fine.

Però non solo io avrò notato il particolare, anch’esso in qual modo bizzarro, della quarta di copertina con la citazione a Il pappagallo di Flaubert quale l’opera che aveva dato fama e gloria a Julian Barnes prima de Il senso di una fine. Opera fondamentale nella produzione dell’autore e introvabile da anni in Italia. Un autentico [Libro disperso] in tutta la sua magnificenza.

Questa che ho letto io è l’edizione Rizzoli del 1987, successivamente ci fu una riedizione Bompiani nel 1997 e poi tanti saluti. Nelle biblioteche ben fornite lo trovate, nelle librerie antiquarie con una certa difficoltà.

Fatte scivolar via queste brevi note introduttive dalle intenzioni sarcastiche, veniamo al fulcro sul quale s’impernia tutta la questione del [Libro disperso] in oggetto: se avete letto Il senso di una fine e vi è piaciuto, allora la lettura de Il pappagallo di Flaubert è ridondante oppure indispensabile oppure un vero peccato non leggerlo oppure i due libri non hanno niente in comune e quindi vale tanto quanto un qualsiasi altro libro?
Questa è una domanda che evidentemente occorre porsi per non perseguire nell’indeterminatezza di quella quarta di copertina.

Riesaminiamo la domanda da un altro punto di vista. Il pappagallo di Flaubert è un’opera minore, di minor pregio, di minor interesse rispetto a Il senso di una fine che invece rappresenta l’apice della produzione artistica dell’autore?
Se sì, perché allora Julian Barnes era già celebre proprio per quel libro?
Se no, bé allora siamo nella meravigliosa costellazione dei libri dispersi.

La faccio breve. No.
La risposta è “No”, Il pappagallo di Flaubert è un grande libro, altroché opera minore, anzi, tutto il contrario, è il fratello maggiore de Il senso di una fine: ancor più raffinato, più enigmatico, più ironico nello stile, più ambiguo e sornione, libro dotto per lettori acculturati; è una costruzione sofisticata e anticonformista, labirintica come lo stile misurato ma imprevedibile dell’autore, un romanzo antiborghese con protagonista uno dei più antiborghesi tra tutti i grandi scrittori.
Libro impegnativo per la struttura stravagante che Barnes s’inventa e per il nesso stretto tra la vita di Flaubert che viene indagata con piglio poliziesco, i suoi personaggi, Charles ed Emma di Madame Bovary soprattutto (molto consigliabile averlo letto prima di leggere Il pappagallo di Flaubert), e le vicende dell’io narrante Geoffrey Braithwaite, l’esegeta di Flaubert impegnato a ricostruire la vera identità del pappagallo impagliato che Flaubert tenne posato sulla sua scrivania come soggetto ispiratore durante la stesura di una sua opera.
Questi, a parer mio, sono anche i motivi che consigliarono di non attribuirgli il Man Booker Prize nel 1984, Il papagallo di Flaubert è un libro troppo sofisticato per un premio letterario.

Psicologia

E1  è nata nel 1855.
E2  è parzialmente nata nel 1855.
E1  ha avuto un’infanzia senza nubi, ma nell’età adulta si è rivelata incline alle crisi nervose.
E2  ha avuto un’infanzia senza nubi, ma nell’età adulta si è rivelata incline alle crisi nervose.
E1  ha condotto una vita sessuale giudicata dai benpensanti irregolare.
E2  ha condotto una vita sessuale giudicata dai benpensanti irregolare.
E1  si riteneva in difficoltà finanziarie.
E2  sapeva di avere difficoltà finanziarie.
E1  si è uccisa inghiottendo acido prussico.
E2  si è uccisa inghiottendo arsenico.
E1  era Eleanor Marx.
E2  era Emma Bovary.
La prima traduzione di Madame Bovary in lingua inglese è dovuta a Eleanor Marx.
Commentate.

Avete strabuzzato gli occhi, vero? Che diavolo significa questa roba? È un romanzo questo? Già. Proprio così. Ve l’ho detto che Barnes s’inventa una struttura stravagante e tra le stravaganze c’è anche il testo di una prova di esame. Non viene specificato a chi sia rivolta, tuttavia.

La bellezza del libro sta proprio nell’andatura ondeggiante che Barnes riesce a tenere stupendamente dalla prima all’ultima pagina. È uno scafo in balia delle correnti che si appoggia da un lato poi sull’altro poi s’impunta poi s’affossa, così è lo stile del libro, l’io narrante Geoffrey Braithwaite entra ed esce continuamente dal contesto, dalle sue vicende prende spunto per immergersi nella vita di Flaubert poi riemerge per tornare a sè in un tono di confessione sempre più teso quasi a voler fondere la propria vicenda con quella di Madame Bovary per poi distaccarsene, poi improvviso uno stacco nel testo, un capitolo anomalo, come la prova d’esame, o una biografia surreale, per tornare nella doppia spirale della storia, di Geoffrey Braithwaite e di Gustave Flaubert.
È una costruzione quasi ipnotica.

Nessuna storia dell’adulterio rinuncerebbe per tutto l’oro del mondo a menzionare la seduzione di Emma in quella carrozza lanciata a tutta velocità: si tratta probabilmente del più celebre atto d’infedeltà illustrato dall’intera narrativa ottocentesca. Il tutto è abbastanza chiaro perchè il lettore possa evocare agevolmente una scena descritta con tanta minuzia e farsene un’idea precisa. E come no? Tuttavia è altrettanto indubbio che possa farsene un’idea anche un tantino sbagliata. Cito G.M. Musgrave, viaggiatore, disegnatore, memorialista, parroco a Borden, nel Kent […] il reverendo Musgrave soggiorna a Rouen all’epoca in cui Flaubert stava ancora faticando sulla sua Bovary. La sua descrizione della città comprende il seguente inciso:

Parlavo poco fa del posteggio delle carrozze. Credo che i veicoli quivi parcheggiati siano i più bassi e tozzi del genere che esistano in tutta Europa. In piedi accanto a una di queste vetture avrei potuto posarvi una mano sul tetto con la massima facilità. Si tratta di piccole carrozze, linde, solide, impeccabilmente costruite, con due lampioni, “tagliate” su misura per le strade come il cocchio di Pollicino.

Di conseguenza, la nostra visione delle cose improvvisamente sbanda. La famosa seduzione sarebbe avvenuta in uno spazio ancora più angusto, e ancor meno romantico, di quanto fossimo stati indotti a supporre. Per quanto ne so, questa notizia è rimasta a tutt’oggi esclusa dalla congerie assai cospicua di note, glosse e commenti che ha seppellito il romanzo; e io la offro qui in tutta umiltà ai letterati di professione.

Esattamente, “la nostra visione delle cose improvvisamente sbanda”, questo accade durante la lettura de Il pappagallo di Flaubert, un continuo sbandare per via delle svolte improvvise, lanciati all’inseguimento della storia enigmatica e originalissima che Julian Barnes ci dispensa un poco per volta.
Da leggere. Un libro da leggere assolutamente, che abbiate letto o no Il senso di una fine.

P.S. (e magari anche da ripubblicare.)

 

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4 commenti su “Il pappagallo di Flaubert – Julian Barnes

  1. Maurizio Mancini
    4 ottobre 2015

    mi è piaciuto di più Il senso di una fine.
    questa è un apologia di Flaubert in forma di racconto, non mi ha coinvolto, perdonami!

    • 2000battute
      5 ottobre 2015

      Io sono sempre molto felice quando trovo conferme alla mia teoria che ognuno legge sempre e solo il proprio libro.

  2. Domenico Fina
    11 novembre 2014

    È stato ripubblicato da Einaudi con la traduzione della bravissima Susanna Basso. Sono d’accordo con te, è un grande libro, più ispirato e riuscito del Senso di una fine, che è anch’esso un testo notevole ma con parti più noiose e risapute, come i racconti universitari all’inizio del romanzo.

    • 2000battute
      12 novembre 2014

      Sì, l’avevo già aggiornato qualche giorno fa.
      Bellissimo libro.
      E bellissimo anche La furia del mondo di De Marchi, appena finito di leggere.
      Grazie mille per il consiglio

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Questa voce è stata pubblicata il 23 febbraio 2013 da in Autori, Barnes, Julian, Editori, Rizzoli con tag , , , , .

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