2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Tutto il ferro della torre Eiffel – Michele Mari

Torre Eiffel - Michele MariTUTTO IL FERRO DELLA TORRE EIFFEL
Michele Mari
Einaudi 2002

Gran libro di Michele Mari purtroppo difficile da trovare in libreria e forse pure ordinandolo. Si trova la versione ebook però, male che vada. In Tutto il ferro della torre Eiffel, Mari funamboleggia lungo un racconto labirintico e assurdo, tra ombreggiature gotiche e ironia sagomata con molto talento, un testo sopraffino per palati ben educati, per eruditi irriverenti, per lettori che sanno cogliere la risata surrealista che accompagna i due personaggi principali: Marc Bloch, celebre medievalista francese, qui ritratto come un ubriacone squinternato e Walter Benjamin, filologo altrettanto celebre, dipinto invece come un fanatico esploratore degli storici passage parigini e preda di frequenti vaneggiamenti.

Questi i due personaggi che guidano la storia. Una storia grottescamente alchemica e spiritista, con una folla di interpreti, tutti tratti dalle belle lettere, dall’arte e dalla filosofia del Novecento, poi rivestiti a piacere da un Mari negromantico: Céline maestro supremo e presenza ectoplasmica, Auerbach malefico, Joyce e gli irlandesi coinvolti in congregazioni segrete, Kafka l’ebreuccio, e poi nani diabolici, angeli neri, presenze sulfuree, partite a scacchi tra Gran Maestri in carne e ossa o ambiguamente reincarnati, esoterismi da letteratura gotica e miti nordici, il Wotan, il Golem, Odradek, Sigfried e Wagner.

Michele Mari squaderna un ircocervo di attacchi e sospensioni fantasmagoriche da flâneur letterario lungo una Parigi notturna e sotterranea nella quale mescola il grottesco, il surreale, il mito, la cultura, l’erudizione, la scrittura di gran classe e molto zolfo. Un libro dal sapore di quel bel primo Novecento profondo e avventuroso, tragico e utopico. Ancora una volta bravobravissimo Michele Mari, come nel lisergico Rosso Floyd che ho commentato qualche tempo fa o in Verderame che ha invece appena commentato il mio amico LiberDocet).

Mi fermo.

C’è una novità in questo commento. Per la prima volta un commento di 2000battute viene scritto a quattro mani o a due tastiere, se volete. Quindi devo essere breve e cedere la parola, anzi, diciamo che mi viene proprio strappata la parola, la verità è che sono costretto a far parlare un altro, mi ricatta, mi opprime, è un nano malefico che vuole parlare. Vuole parlare della faccenda della scarsa reperibilità di questo libro, nonostante sia relativamente recente, pubblicato da un grande editore, di uno dei migliori scrittori italiani contemporanei ed una delle sue opere migliori.

Bene, cari miei, vi presento colui che si fa chiamare Centoquarantacaratteri (o Centoquaranta*, a suo piacimento), la mia nemesi, la mia pena, un avvoltoio in volo circolare, una cimice nel letto, un prurito sotto la pianta del piede, praticamente un essere parassitico a cui mi tocca dare spazio. Il suo vero nome è Cornelio Nepote, di professione notaio da 4 generazioni, per passione farnetica di letteratura e di modernità, oltre a mangiare enormi quantità di funghetti trifolati, vanta amicizie altolocate e rifinite dalle sapienti mani di un chirirgo estetico. Questo è quanto.

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(… e spostati che devo scrivere io adesso!… ‘sta salma addolorata con ‘sti aggettivi cadaverici… ma dove l’avete trovato questo?… Adesso ti faccio vedere come si scrivono degli aggettivi da toreador nell’arena che svolazza davanti al bestione e poi… ZAC!… lo infilza… a te, salma addolorata, ti infilzo con una gragnola di aggettivi e avverbi sciabolanti da farti fischiare le orecchie!)

Egregissimo signor scrittore Mari, Michele,

sono il suo affezionato lettore Centoquaranta*. Le scrivo, ma non solo le scrivo. Le intimo, poderosamente. Di riflettere sul destino, degli uomini e dei libri. Dei suoi libri, anzi del suo libro Tutto il ferro della torre Eiffel. Per non cadere nella spirale vittimalamentosa. Come il qui sopra 2000battute, gran zufolatore di preamboliche prolusioni e di anemici aggettivi. E gli editori? Ah, gli editori! Che esseri spregevoli! Che faine! Che iene! Che aracnidi! E i lettori? Ah, i lettori! Nani gobbi! Bitorzoli prensili! Coscienze nullificate!
È questo che ha pensato, dico bene? Quando ha visto la sua bell’opera discaricata senza riciclo nella polvere dei libri di difficile reperibilità? Il suddetto bloggatore sentimentaloide direbbe “Libro disperso”. Disperso? Puah! Nostalgia! Passatismo! Incoscienza! Compiacimento vittimistico!

Eh no! Le dico. Troppo comodo. Troppo facile.

La colpa è sua e solo sua, signor scrittore Mari, Michele. Anzi, dirò di più: lei l’ha voluto, pianificato con zoccolo caprino e perpetrato con ippocratico cinismo.
Lei ha scritto un libro appositamente destinato alla cupezza della irreperibilità. Per estetica, perché lei è un’esteta decadente, novecentesco, un poseur della letteratura svanita.

Ma io, notarilmente, glielo dimostro. La smaschero.

Bloch, Benjamin, Auerbach, Hölderlin, Haussmann, Céline, Alma Mahler, Capablanca, Joyce, Poe, Duchamp, Tzara… cosa voleva dimostrare? Cosa voleva ottenere? Di scrivere un libro per eruditi? Un libro per quella miserrima minoranza di lettori tardopassatisti che ancora sanno chi sono questi personaggi storici? Un libro elitario, è questo che voleva? Sì?
E invece no! Non mi gabbola lei a me! Perché lei ingrottesca la scena, spande sarcasmo, deforma queste colonne diroccate della cultura per farne pupi, macchiette. Quindi, per chi scrive questo libro? Per quella miserrima minoranza di una miserrima minoranza di eruditi che sanno chi sono costoro e godono della surreale melmificazione che lei opera nel suo libro?
E lo stile che usa? Ah, che stile! Soave, da raffinato narratore di un secolo fa, l’elegante scelta degli aggettivi, i periodi elaborati, l’ironia intarsiata, il goticheggiante parigino, i richiami dotti, le allusioni ammiccanti. Uno stile gorgheggiante, vero? Il tutto in un bagno di circonvoluzioni labirintiche inseguendo coincidenze patafisiche, storie mitizzate, dicerie da belle époque.

Classista! Elitario! Snob! Anticonformista nostalgico!

Lei, signor scrittore Mari, Michele, ha scritto per rendersi irreperibile, il suo piano era l’ectoplasmificazione, la dissoluzione da prestigiatore, voleva essere l’Houdini delle lettere.

E io, Centoquaranta* la contesto! La rimprovero! Mica come quello smidollato elogiatore di 2000battute. Così come fa lei non si va da nessuna parte! E soprattutto non si va nel futuro, nel moderno, nel mondo a venire.
Altroché Bloch, Auerbach, Klee e Benjamin! Chi vuole che la capisca! Come dire il Peppo, la Carlotta, il Giangi e la Veronica. Parli della gente alla gente! Parli ai lettori, scriva per i lettori! Voleva fare del sarcasmo con personaggi famosi? Bene, prendesse dei calciatori o dei vip che conoscono tutti! Che so, renda uno stilista di moda un ubriacone, Armani, ad esempio, ecco, scriva una storia con Armani che fa l’ubriacone, Maurizio Costanzo che spiagnucola in preda al delirio, Benigni mostro mefistofelico, nani e ballerine, e la smetta con le romanticherie della Parigi dei misteri esoterici! Scriva di una truffa finanziaria via Internet pilotata da una setta di extraterrestri della galassia Alfa Centauri mimetizzati sotto le spoglie plasticate culotettute di migliaia di aspiranti o già appassite soubrette televisive. Scriva libri così, che tutti capiscono, da vendere negli uffici postali o da regalare come gadget allegato a un gratta&vinci! Si nazionalpopolarizzi, si adegui ai tempi, invece di continuare, lei, quel salice piangente di 2000battute e tutti quelli come voi, a fare i giapponesi nella giungla.

Avete perso, siete una coda di cometa. una bava di lumaca del tempo trascorso, polvere negli ingranaggi (badi bene, ho detto polvere, non sassolini), digitalizzatevi, elettronificatevi, modernizzatevi, le ricette di cucina sono il nuovo romanzo, e il nuovo romanzo parla come le ricette di cucina.

Centoquarantacaratterizzatevi, signori cari!

Ve lo dice un notaio da quattro generazioni, e noi, diversamente da voi, sappiamo cosa vale e cosa no. Rifletta signor scrittore Mari, Michele.

Affettuosamente suo,

Cornelio Centoquarantacaratteri Nepote

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Santodio! Sono riuscito a gettare dalla finestra il demente omuncolo centoquarantesco mentre si era distratto a ridacchiare sputazzando sulla mia tastiera, quindi rIprendo brevemente la parola dopo questo spaventoso profluvio di bestialità per 1) prostrarmi scusandomi con l’autore e 2) per dissociarmi in tutto e per tutto da quel verme melmoso di Centoquaranta*.

Vi lascio con un brano dal gran teatro finale del libro curviobliquo e fantasmagotico di Michele Mari.

– Così muore la gomma, così muore Bibendum! Non caragnate bimbi, quel buffo omino vi sollazzava, lo so, ma non frignate… restava di lui ormai solo questa ruota, la pancia… non s’è perso poi molto… Se vi dico ch’era una cosa da fare, fidatevi! Invitava a bere, il furfante, il suo contributo alla rovina della Francia, beviamo! Bib-bib! Tutti fradici di vino e Pernod, così poi… il più mollacchione dei cinesi… l’ultimo babuasso… chiunque! il più debosciato zulú c’inchiappetti bel bello, passeggi con la famiglia sugli Champs-Élyséees, ci arrostisca la zebra… i selvaggi a far baldoria per strada, i giudei a contar banconote nei loro saloni avenue Montaigne avenue George V… e noi, i nostri cenci… la nostra invalidità 75%… noi la nostra gamella di cavolo stufato, in un cantuccio… salsa di calci in culo e senape di sputacchi… e via che si sciabatta bisunti! Si vince mica il Goncourt… si va no all’Accademia a far scricchiolare il parquet come quella gran culatta di Gide, con le ghette! Un giorno capirete, bambini… esser generosi di chiappa, la via del successo! Rubare, ‘sassinare… e dar via il tafanario! E copiare! Non inventare nulla di nuovo! Con la spensieratezza dell’alcool, è la Francia di oggi! 

Eccolo! Finalmente! Dopo tanto cercarlo, nei passage, nelle fogne, negli intestini di Parigi.  Il grande imbonitore, il sozzo declamatore, l’affabulatore della sala di teatro, il sulfureo mangiafuoco, si palesa, in voce, in parole, di rauca volgarità, quello che tocca sporca, lorda, smangiucchia e risputa, scagazza in pallini da capra… pallini da schioppo… pallini, pallini… puntini, puntini… tre puntini… tre puntini… tre puntini… i tre puntini, gli immortali tre puntini, loro, proprio loro, dell’inimitabile, dell’inconfondibile, dell’insuperabile, dell’angelo caduco, del diabolico Gran Maestro di stile… lui, proprio Lui.

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2 commenti su “Tutto il ferro della torre Eiffel – Michele Mari

  1. Alessandra
    26 settembre 2017

    E’ da tempo che vorrei leggerlo, adesso si trova facilmente sia in cartaceo che e-book.

  2. Maurizio Mancini
    22 novembre 2014

    Cornelio sei un grande; penso esattamente la stessa cosa , dopo aver letto Di bestia in bestia del Mari.
    Un libro presuntuoso e pedante fra citazioni e false citazioni tipo mi prendo gioco di voi che ho letto migliaia di libri e dall ‘Epopea di Gilgamesh fino ai giorni nostri vi snocciolo tutta sto po pò di roba e la metto nel frullatore e ve la presento per colazione.
    Indigesto!

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