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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

L’ordalia – Italo Alighiero Chiusano

Ordalia - ChiusanoL’ORDALIA
Italo Alighiero Chiusano
Rusconi  1979

[Libro disperso]

ordaliaAggiornamento del 07/11/2013: Incredibile ma vero, l’editore Castelvecchi ha ripubblicato L’ordalia. La copertina non è meravigliosa come fu quella originale, ma non lamentiamoci che già è un miracolo che questo libro riveda la luce e (forse) sia letto. Onore e gloria a Castelvecchi.  

Libro la cui lettura induce un piacevole livello di godimento (perifrasi zoppicante per evitare di usare l’odioso aggettivo “godibile”) ed è davvero un gran peccato che sia stato fatto fuori dal panorama editoriale italiano. Molto peccato. Per fortuna esistono ancora le biblioteche e il mercato dell’usato.

È un romanzo storico d’avventura ambientato poco prima dell’anno Mille tra Roma e l’alta Italia occidentale; potremmo genericamente definirlo un romanzo di cappa e spada, anche se non sarebbe del tutto appropriato essendoci pochi cavalieri e quindi poche cappe e poche spade, bensì soprattutto pugnali, tuniche lercie di monaci e villani, e mitre vescovili.

L’autore, Italo Alighiero Chiusano, è stato un rinomato germanista, scrittore di narrativa, saggista, critico letterario e giornalista. Una figura nota del tempo, quindi. L’ordalia fu pubblicato nel 1979 vincendo il Premio Selezione Campiello e ottenendo un ottimo successo tra la critica e i lettori. Un anno dopo, nel 1980, vide la luce Il nome della rosa, successo mondiale di Umberto Eco. Tra i due libri esistono innegabili punti in comune nell’ambientazione, nell’escamotage letterario del manoscritto ritrovato, nel ruolo protagonista di monaci e chierici e nell’ordire di intrighi spietati con contorno di morti ammazzati.

Esistono anche molte differenze. Se Il nome della rosa incastona un sofisticato impianto noir nell’opulenta ricostruzione storiografica della vita dei monaci di un’abbazia medievale, L’ordalia prende a pretesto un episodio storico celebre per disegnare la parabola del protagonista Runo, un copista pontificio, dalla Roma papale alle valli remote delle Alpi Occidentali, focolaio dell’irridentismo antipapale e laico che porterà infine, dopo lungo attendere e patire, allo smembramento dello Stato Pontificio.

L’episodio che dà il via alla storia è la rivelazione che l’anziano protoscriniario Adriano fa a Runo mostrandogli l’atto originale della Donazione di Costantino conservato al Laterano, l’editto che, emesso dall’imperatore romano Costantino I a favore del papa SIlvestro I ed esteso a tutti i suoi successori, attribuisce alla Chiesa romana il potere temporale e i possessi terreni su Roma, l’Italia e l’Impero Romano d’Occidente: l’atto fondativo del potere dello Stato Pontificio.

Runo osserva la pergamena e da copista qual è ne riconosce immediatamente l’evidente contraffazione. L’atto è apocrifo, redatto circa quattro secoli dopo Costantino I, la sovranità del Papa è fondata sull’impostura e ciò, gli confessa Adriano il protoscriniario, è ben noto e da sempre tra le mura lateranensi. (Nota: la falsità della Donazione di Costantino è stata definitivamente dimostrata dal filologo Lorenzo Valla in un testo del 1440 pubblicato però solo nel 1517).

Da qui inizia il viaggio di Runo e la sua metamorfosi spirituale e politica attraversando verso nord tutta l’Italia, un viaggio le cui tappe e gli eventi che lo accompagnano sono i prodromi di un’Italia in embrione che dalla periferia si sta lentamente, faticosamente ribellando al giogo papale.
Il libro si ferma molto prima della fine dell’oppressione papale chiudendosi, non a caso considerato il respiro dell’opera, con una cocente sconfitta maturata nell’inganno e nel tradimento, dagli oppositori laici guidati da Ottone III, imperatore sassone del Sacro Romano Impero, per mano dei fedeli alleati e dei doppiogiochisti manovrati dal Papa.

Va detto che Chiusano non ricostruisce fedelmente le vicende storiche, ma ne trae spunto per un’opera d’immaginazione, la quale però, forse proprio per la licenza autoriale, ha un taglio molto netto e inequivocabile. L’ordalia, oltre a essere un’appassionante storia d’avventura, è intrinsecamente anche un pamphlet anticlericale nel quale il pathos sta tutto dalla parte dei protagonisti delle spinte per lo smantellamento del potere oppressivo e oscurantista dello Stato Pontificio; per il ritorno a un messaggio religioso delle origini, evangelico e spogliato dei privilegi strabordanti del clero; contro la corruzione viscerale della curia romana e la rapacità dei vescovi-feudatari, la prima tratteggiata come un covo di debosciati falsificatori con papi di volta in volta in fuga perchè minacciati da rivolte o congiure, oppure eletti per meretricio col Principe o il Re di turno e cosI via, i secondi, i vescovi-feudatari, invece, sono rappresentati come lupi rivestiti d’oro, dediti alla spoliazione piû turpe dei contadini e a loro volta in lotta per acquisire sempre più potere.
Gli altri, i laici, i feudatari, l’Imperatore Ottone III, alcuni ecclesiastici non allineati, eretici, atei, musulmani ed ebrei sono i buoni della storia, per quanto anche loro sanguinari, avidi e feroci.

Bella anche la lingua usata da Chiusano, con arcaicismi che producono sorrisi di compiacimento e una carrellata di personaggi che si avvicendano attorno a Runo dai nomi che ricordano grifi e glifi medievali.

«Una cosa ancora. Mi è giunto all’orecchio che tu insegni grammatica ai fanciulli. È vero?» Lo guardai senza rispondere. «Santa mansione, se ben esercitata. Ma chi vigila che lo sia? Insegnar lettere spetta a noi soli,» il canonico si posò la mano sul petto «a noi del santo clero. Se lo fa un secolare, che sia sotto il nostro occhio, e nei modi da noi prescritti. Lo sapevi?» Non risposi. «Ora dunque lo sai. Non ricadere nell’errore. Se ti piace insegnare, vieni da noi a Bugella, e potrai farlo all’ombra della collegiata. E ora vieni, vigiliamo che tutto si svolga con giustizia.»Uscimmo e guardammo verso i campi, dove una decina di soldati e funzionari osservavano i miei compagni che lavoravano alla stracca, preoccupati da quella presenza. Di Mummatiani nessun segno. Quella decina di persone ritte, armate di lancia o di tabelle scrittorie, sullo sfondo di quel campo di grano punteggiato di mietitori, aveva un che di sinistro, che lo stesso decano notò.
«Non così, come spauracchi: andate in mezzo a loro, aiutateli!»
I suoi uomini cominciarono ad avanzare, sulle stoppie appena recise, verso il fronte della mietitura.

Insomma, per farla breve, immaginate un film di indiani e cowboy, però non di quelli tradizionali col Generale Custer che strombetta imperioso alla testa dei cavalleggeri o dell’epopea smandolinata dei pionieri lattiginosi della Frontiera assediati dagli scuri selvaggi, bensí quelli  moderni, illuminati e anti-imperialisti, con gli indiani a far la parte dei buoni, con le loro tradizioni antiche e la saggezza della terra, e i cowboy la parte dei cattivi ad ammazzare senza pietà e distribuire, con falso gesto di amicizia, coperte infettate dal vaiolo.

In questo senso, L’ordalia di Chiusano è un libro che intrattiene ma dispone anche di un respiro politico, storico e sociale, incomparabilmente maggiore rispetto a Il nome della rosa di Umberto Eco.

Questo forse, in parte, spiega anche il diverso destino delle due opere: il puro intrattenimento ha vita lunga e pubblico ampio, l’intrattenimento con annessa critica alle presenze immobili che attanagliano l’Italia ha vita breve e pubblico che dimentica in fretta.

Parere del tutto personale e privo di alcuna solida dimostrazione, ovviamente, ma anche motivo in più per leggere ancora questo bel libro ingiustamente dimenticato.

Nota: Una bella biografia di Italo Alighiero Chiusano è stata scritta da Marco Beck per Letture.

Altra nota: La qualità del libro in quanto oggetto è straordinaria: una carta delle pagine talmente pesante da sembrare cartoncino, la stampa accuratissima e la copertina così strepitosa che nessuna delle copertine dei libri attuali è neppure lontanamente paragonabile a questa.

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Un commento su “L’ordalia – Italo Alighiero Chiusano

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