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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

I racconti di Mala Strana – Jan Neruda

mala-strana3I RACCONTI DI MALA STRANA
Jan Neruda
Traduzione di Jolanda Torraca Vesela

MARIETTI 1982 

Libro non disperso anche se c’avrei scommesso che lo fosse. Invece è disponibile, per quanto di difficile reperibilità, nell’edizione di Marietti del 1982 con la bella traduzione di Jolanda Vasela Torraca ed anche ripubblicato nel piccolo pozzo delle meraviglie di UTET Letterature nel 2008 (curiosamente, con il titolo che riporta Malá Strana accentato invece di Mala Strana) di cui vi mostro anche la copertina per via della stima che nutro per questa piccola e ormai defunta, mi sembra, collana di letteratura, compilata con un gusto e una sapienza di un’epoca che se ne è andata e mi sa che non torna.
(Nota post-pubblicazione: una dotta lettrice mi informa che la trascrizione e pronuncia corretta è quella di UTET, quindi Malá Strana).

mala-strana2 Jan Neruda è scrittore ceco, praghese, e i suoi I racconti di Mala Strana prendono il nome dall’omonimo quartiere di Praga. Sono stati scritti nel 1878.

Quindi è passato un bel po’ di tempo e, magari, voi direte “Mai sentiti, sono famosi? Vale la pena leggerli o è roba da amanti delle anticaglie?”
Bella domanda, me lo sarei chiesto anche io se non fosse stato che questa edizione di Marietti è corredata da un’introduzione di niente di meno che, Claudio Magris, il quale, in quanto a conoscenza della letteratura mitteleuropea non ha molti al suo livello. Per questo ho letto la sua introduzione, che, devo dire, è sì dotta, come ci si aspetta di sentir commentare ogni volta che Claudio Magris pronuncia parola, ma per nulla accademica o pedante, come invece, qualche volta, senza offesa, ci si lascia sfuggire ascoltando le sue dissertazioni.

Magris informa il curioso, potenziale lettore de I racconti di Mala Strana, di alcuni fatti sconosciuti a quasi tutti (a me lo erano, almeno) che riguardano questo libro ma soprattutto il ruolo dell’autore, Jan Neruda, all’interno della letteratura ceca.
Un ruolo affatto marginale. Scriveva Magris:

La Praga immaginaria è nata soprattutto nella fantasia degli scrittori di lingua tedesca e dalle crisi storiche del nostro secolo, che hanno condotto i poeti a comporre con i frantumi del reale un affascinante e spesso arbitrario mosaico. I Racconti di Mala Strana di Jan Neruda, maestro della prosa céca, si collocano all’inizio di questa straordinaria parabola di uno dei più grandi topoi della letteratura moderna, un topos che per Neruda coincide con la concreta e corposa realtà d’ogni giorno.

Vi sta suonando qualche campanellino come è suonato a me? Oh…Oh… Oh… (è un campanellino che fa questo rumore), la parabola straordinaria di cui parla Magris è quella che porta dritti dritti a Kafka, a Jaroslav Hašek de Il buon soldato Sc’vèik, poi più recentemente ad autori come Bohumil Hrabal, vale a dire una delle vene aurifere più ricche della letteratura mitteleuropea. E Jan Neruda sta proprio là dove iniziò a sgorgare, alla fine dell’Ottocento.

Riprendiamo ancora l’introduzione di Claudio Magris.

I racconti di Jan Neruda sono una lieve e discreta summa dei motivi ricorrenti in tutta la letteratura praghese posteriore: la mescolanza di pietà ed umorismo, la comprensione e l’amore del prossimo nascosti sotto la ruvida battuta, il solidale cameratismo da osteria, il sanguigno piacere di vivere, la ribalda confidenza con la morte, il gusto delle inesauribili chiacchierate da birreria che trasformano la combriccola dei contafrottole in una coralità fraterna, la nascosta e struggente malinconia, l’epopea della piccola vita di ogni giorno che sembra soffermarsi sul modesto o comico dettaglio quotidiano e intanto abbraccia, in quella concretezza, il senso e il respiro della storia.

La sintesi di Claudio Magris, raffinata e definitiva, credo dica tutto e nel migliore dei modi quello che si poteva sintetizzare su I racconti di Mala Strana. Impedisce inoltre a me di aggiungere, magari funambolando qualche suggestione, alcunchè alla cornice generale dell’opera. Mi rimane solo di sbocconcellare qualche impressione di lettura per raccontarvi un poco del tepore che ho ricevuto al contatto con questi racconti. Un po’ di carne e pagine, insomma, volando rasoterra, da lettore, non da Magris.

Un pezzo di Jan Neruda, tanto per farvi sentire la sua voce.

Dio mio, che delizia! —Chio, chio, chio, chio, spe, chio, tiriorì… — Un usignolo!
Che canto dolcissimo! Che gola miracolosa! Divina Filomena, esaltata da migliaia di poeti! Cantore della primavera, cantore dell’amore, cantore della voluttà! Chio chio chio chio chio chio chio chit… chitio chitio chitio chitio…
Uomini tiranni quelli che privano un simile uccellino della libertà! Solo quando è perfettamente libero, la sua canzone sgorga perfettamente pura. Benedico le leggi…
Cic ci ci ci ci ci ci ci ci cio…
Tiorrorì chio chio tichitì…
…scorre come il miele! — Benedico le leggi che proteggono questi pennuti cantori.
Tiocò tiocò tiocò tiocò.
Questo però è un pochino troppo stridente… Cambiamo. stella mia!
Tiac tiac tiac tiac tiac tiac…
E cuccia! Passa attraverso il cervello come un ferro rovente!
Tiac tiac tiac tiac… tiac tiac tiac tiac tiac tiac… tiac tiac…
Bum, giù dal letto: mi ritrovo sul pavimento. C’è da diventare matti… ma forse sono ancora eccitato da prima!
Ah, ecco, se chiudo l’uscio della seconda stanza, non lo sentirò più… Tiac tiac tiac. Non serve a nulla! Quello sciagurato martellatore deve essere in direzione del cortile… tiac tiac… Un fucile, un fucile! Se avessi un fucile sparerei, giuro, dalla finestra, venisse anche un accidente a tutto il vicinato!Che non si dia la caccia a simili insetti? 
Tiac tiac tiac tiac tiac tiac… Gesù Maria Giuseppe! Mi pare di avere il cervello in suppurazione. No, non ci resisto. Se solo sapessi dove si è cacciato, non starei a perdere tempo, mi vestirei… tiac tiac… Una buona idea!
Tiro fuori dall’armadio un vecchio cappotto, strappo la fodera e cavo la bambagia che mi metto nelle orecchie tutta quanta ce ne sta. E adesso abbai pure!
Tiac tiac… Non serve! Fuori la bambagia! Me ne fascio le orecchie, la testa e poi ci metto sopra un grosso scialle.
Il beneficio è scarso, quell’accidente farebbe passare i suoi chiodi infuocati attraverso il muro di una fortezza.
Sarà una bella nottata!

Ecco qua Jan Neruda, con un brano dal racconto lungo, comico e stralunato, intitolato Macchiette (Frammento idillico dagli appunti d’un procuratore), nel quale si narrano, in prima persona, le vicende di un giovane procuratore che si trasferisce in una stanza in affitto per studiare per l’esame da avvocato e invece della quiete propizia allo studio si ritrova in una gabbia di matti, uno più matto dell’altro, compreso lui che un bel po’ matto lo è. Il racconto è gustosissimo con scenette continue tra personaggi che sì, sono davvero macchiette: il vecchio sordo, il pittore squinternato, la piccola peste, la giovinetta che ogni tanto dimostra diciannove anni, talaltra trenta, fino a un esilarante duello finale a sciabola tra il giovane procuratore goffo e imbranato e un tronfio tenentino. Una scenetta che sarebbe andata benissimo per Massimo Troisi.

Gli altri racconti sono brevi e sempre giocati sulla rappresentazione macchiettistica di quadretti di vita popolare, tra ragazzini che vogliono conquistare il forte di Praga e dichiarare estinta l’Austria fino alla comicità surreale dei due vecchi che si siedono sempre accanto nella sala da biliardo e per anni non si parlano, non si guardano nemmeno, rosi dall’odio reciproco.

E quindi, che ci si ricava a leggere questi I racconti di Mala Strana? Un divertimento lieve, il piacere di una prosa elegante, costruita curando le proporzioni, gli equilibri di stile, molto diversa dal gusto moderno spesso troppo ansiogeno, spigoloso, e ancora quel profumo di Novecento che stava per entrare nel cuore dell’Europa e infine si ricava il profumo dell’ironia scanzonata di Jan Neruda che scrive sorridendo e facendosi beffe del mondo praghese di Mala Strana.

“Delizioso”, direbbe forse Magris, o magari l’ha solo pensato.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 gennaio 2013 da in Autori, Editori, Marietti, Neruda, Jan con tag , , , , , .

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