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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta – Andrea Camilleri

GRAN CIRCO TADDEI e altre storie di Vigàta
Andrea Camilleri
Sellerio  2011

Dunque dunque… (prendo tempo)… eravamo rimasti che io, da scarsamente commendevole neofita di Camilleri, avevo letto con gran gusto e sommo piacere quella perla de La concessione del telefono, poi mi ero sdilinquito in scuse e giustificazioni miserrime per aver sempre disdegnato il grande scrittore che è Camilleri e infine mi ero ripromesso di leggerlo ancora.

Ora l’ho letto, questo Gran Circo Taddei, scelto un po’ a caso e un po’ no: non era della saga di Montalbano e mi piaceva il titolo, per motivi che non sto a spiegare visto che non c’entrano nulla.

Risultato: delusione!
(mi pare di sentir già lo stridore delle lame dei coltellacci da cucina sfregati a 10 gradi di inclinazione sugli zirconi dai sicuramente molti aficionados di Camilleri che hanno sentito puzza di irriverenza nei confronti del Maestro.)

Ebbene sì: delusione, un deciso passo indietro verso la palude della diffidenza dopo il grande slancio precedente. Ho fatto un balzo, ma sono atterrato nella mota.
Ora, concedetemi di tentare di spiegare com’è potuto accadere questo fatto incresciosissimo che mi trascina in un angolo buio e reietto, peggio di quanto già non ero, rispetto alla grande famiglia di quelli che dicono la loro sulla letteratura italiana attuale.

La questione è, diciamo, per usare un’espressione in buon latinorum pecoreccio che a me repetita non iuvant ma stufant, col che voglio dire quanto segue.

Gran Circo Taddei è composto da sette racconti.
Ho letto il primo, La congiura, che ad esempio, fa così:

La congiura c’era stata, eccome se c’era stata! Sulo che ‘nveci d’essiri ‘na congiura comunista, era sata ‘na congiura fascista. O meglio, delle fìmmine fasciste di Vigàta, tutte appattate, macari quelle che cridiva amiche, per farli fare ‘na figura di ‘na povira pazza e farle perdiri il prestigio e l’autorità. L’avivano consumata per sempri!
E ora che poteva fari?
Forse, come prima cosa, la meglio era sbiniri. E sbinni.

I personaggi sono: le donne fasciste di Vigàta, tutte un po’ comari, un po’ serpi, un po’ casaechiesa e un po’ suonatrici di flauto; i loro mariti fascistissimi, marcia su Roma e saluto al Duce, caproni rimbambiti e teste di legno; qualche baciamolemani mafioso e qualche cane sciolto, pretesco o non pretesco, canagliesco o non canagliesco.
La lingua che usa è più serrata, folcloristica sicuramente per chi non è aduso ai dialetti siciliani, ma meno pirotecnica di quella de La concessione del telefono.
Ho letto questo racconto e mi sono divertito un mucchio.
Grande scrittore Camilleri, storia sceneggiata in modo impeccabile e raccontata con ironia cristallina.

Poi sono passato al secondo, Regali di Natale; un pezzetto è questo:

Antonio Pullara fici l’errori di tornari nella sò casa di Montaperto la notte appresso., ‘nzemmula a Melino e a Salvino. Non seppiro, quanno i carrabbineri sfonnarono la porta e l’arristarono, quanto erano stati fortunati. Totò ‘u sdintato e Mimì Lanzafame arrivaro ‘nfatti cinco minuti doppo i carrabbineri. Loro non avrebbero certo mittuto le manette ai tri, ma come minimo ‘na corda al collo.

Bello, divertente, la Rollisiroici, che sta per Rolls-Royce, è geniale, grande scrittore Camilleri, storia sceneggiata in modo impeccabile e raccontata con ironia cristallina.

Poi sono andato avanti: Il merlo parlante, divertente, grande scrittore Camilleri, storia sceneggiata in modo impeccabile e raccontata con ironia cristallina; poi Gran Circo Taddei, molto divertente, qui c’è davvero la suonatrice di flauto in senso letterale, divertente, grande scrittore Camilleri, storia sceneggiata in modo impeccabile e raccontata con ironia cristallina; a seguire La fine della missione, e dopo Un giro in giostra, poi La trovatura e a chiudere La rivelazione.

Tutti divertenti, con le femmine fasciste un po’ e un po’, i maschi fascistissimi teste di rapa, il mafioso, il federale, il prefetto, il cane sciolto. Grande scrittore Camilleri, storia sceneggiata in modo impeccabile e raccontata con ironia cristallina.

Insomma avete capito, penso: presi singolarmente, tutti i racconti sono delle piccole perle, ma quando li si legge di fila, almeno quando lo faccio io, dopo due o tre ho iniziato a sentire un’eco, un “bello, però…”, che sembrava il suono di una campana, e al quarto o al quinto l’eco o suono di campana che fosse era diventato ripetitivo.

Camilleri usa un cliché nello scrivere questi racconti.
Sono tutti uguali nella struttura, un unico cliché ripetuto e su ognuno la decorazione, la variante, per renderlo unico.
Però, il cliché si vede e soprattutto si sente, perchè l’orecchio umano e ancora di più il cervello sono sensibiissimi ai suoni ritmici ripetuti, li colgono con grande facilità riconoscendo istintivamente uno schema armonico, una forma frattale.

Può piacere o non piacere, può forse rilassare, come le nenie, le cantilene o le preghiere oppure le serie televisive. Può piacere perchè comunque Camilleri è bravissimo a scrivere, una velocità di stile e una scorrevolezza di fantasia mirabili. Io non dico che sia un brutto libro Gran Circo Taddei. Non lo è.

Tuttavia, al il mio orecchio, la ripetizione del cliché con la sola aggiunta di una decorazione, per quanto sia la decorazione di un maestro, suona stonata e risveglia il tedio, mi distrae dalle parole lasciando scivolare l’attenzione sul cliché camuffato.

Prometto di continuare a leggere Camilleri, d’altronde vedo più di trenta titoli in catalogo, quindi una incespicatura non fa testo, però induce qualche sospetto in uno spirito sospettoso.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2012 da in Autori, Camilleri, Andrea, Editori, Sellerio con tag , , .

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