2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Comma 22 – Joseph Heller

COMMA 22
Joseph Heller
Traduzione di R. Ceserani

Bompiani 2000

Comma 22 è, o è stato, un libro celebre, 10 milioni di copie vendute negli anni ’60, un film, il nome del protagonista Yossarian scandito durante cortei pacifisti.
Insomma, uno di quei libri che in un particolare momento storico catalizzano un certo immaginario e stati d’animo e per questo diventano dei simboli.

Come lo stesso titolo, Comma 22 (Catch 22, l’originale), che divenne un modo comune (uso il passato perchè non ricordo di averlo mai sentito, per cui temo sia ormai caduto in disuso, qualcosa di simile a “È un quarantotto!”, che da bambino sentivo pronunciare, ma ora nessuno lo dice più, forse perchè in pochi ormai sanno che diavolo voglia dire quel “48”) per indicare l’assurdità paradossale di certa burocrazia o insieme di norme che intrappolano in una centrifuga senza uscita chi vi rimane invischiato.

La storia, in breve, vede come protagonista il capitano John Yossarian, pilota bombardiere di ventotto anni, e i suoi commilitoni di stanza a Pianosa, sede di parte della flotta americana durante le operazioni di conquista dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. L’ambientazione a Pianosa è del tutto irrealistica, ma poco importa.
Yossarian, Yo-Yo per gli amici, ha un unico scopo: farsi rimandare a casa. È ossessionato dall’idea che tutti cerchino di ammazzarsi e quindi, secondo logica, che tutti vogliano ammazzare pure lui: gente sconosciuta che durante le missioni di volo cerca di centrarlo con l’artiglieria contraerea e sulla quale lui e il suo equipaggio sganciano le bombe, perché lo fanno? Sono l’esercito nemico, certo, ma per quale ragione personale ci si sta cercando di ammazzare?
Questo è il filo conduttore che trascina Yossarian lungo tutto il libro.

A contorno c’è la follia del mondo, di tutto il mondo, di tutti gli uomini, di tutte le donne, di Yossarian stesso, dei suoi commilitoni, delle loro mogli, dei superiori, del Comando Generale; sono tutti pazzi incurabili, talvolta consci della loro demenza, ma solo a piccoli sprazzi che si chiudono repentinamente e lasciano di nuovo libero sfogo alla pazzia. L’intera società è per questo regolata da leggi create da folli per folli, cervellotiche, delinquenziali, farneticanti, contraddittorie, l’intera esistenza è imbragata in regolamenti deliranti e paradossali.
Questa è la reale ambientazione della storia, poi calata in un palcoscenico fatto di soldati.

Comma 22. Il comma che sembra la chiave passepartout per rivoltare qualunque situazione su se stessa, rendere storto quello che sembrava dritto, girare a sinistra mentre si sterzava a destra, andare in picchiata mentre si alzava il muso, far diventare nero quello che sembrava bianco.
Il comma 22 è la legge suprema. Quella che può essere invocata in qualunque situazione. Quella che afferma un principio e sancisce il suo contrario, per cui non c’è un vero e un falso, c’è un vero che può essere falso il quale è anche vero ma del tutto falso.
Risultato: l’arbitrio del potere.

Era pazzo e avrebbe potuto essere esonerato dal volo. Tutto quel che doveva fare era di farne domanda; e non appena ne avesse fatto domanda, non sarebbe più stato pazzo e avrebbe dovuto continuare a volare. […] Sarebbe stato pazzo se avesse compiuto altre missioni di volo e sano di mente se non l’avesse fatto, ma se fosse stato sano di mente avrebbe dovuto compiere altre missioni di volo. Yossarian fu molto impressionato per l’assoluta semplicità di questa clausola del Comma 22 e si lasciò sfuggire un fischio pieno di rispetto.

Il libro è una lunga, forse troppo lunga, ininterrotta parodia delle contraddizioni della gerarchia, degli eserciti, delle organizzazioni e del modo di vivere regolato dalle leggi degli uomini. È il teatro dell’assurdo della quotidianità, un misto di follia e di tutti i peggiori istinti che muovono le persone che diventa la normalità, la regola imposta dalla maggioranza, la consuetudine, e chi non l’accetta non può che scivolare nella pazzia stritolato come si ritrova da quel mondo di pazzi. Comma 22, tutto e il contrario di tutto, il mondo è fatto di pazzi ma chi non si adegua finisce per diventare pazzo ed essere considerato da tutti un pazzo.
È il solito paradosso riproposto de “è più pazzo il pazzo dichiarato tale o quello che sta a guardare pensando di essere sano perché simile alla maggioranza degli altri?”

Heller usa incessantemente la satira, il grottesco e il paradossale in un accavallarsi frenetico di scenette, situazioni, episodi, dal ridicolissimo al disgustosissimo, come il personaggio del vecchio magnaccia romano.

Nately lo guardò a bocca aperta., senza celare la propria confusione. “Ora non capisco proprio cosa sta dicendo. Parla come un folle.”
  “Ma vivo come uno che folle non è. Quando Mussolini era al potere ero fascista e ora che è stato deposto sono antifascista. Ero fanaticamente a favore dei tedeschi quando i tedeschi erano qui a proteggerci dagli americani, e ora che gli americani sono qui a proteggerci dai tedeschi sono un fanatico partigiano degli americani. Posso assicurarti, mio giovane indignato […] che tu e il tuo paese non troverete in Italia un partigiano più fedele di me… ma solo fin quando resterete in Italia.”
  “Ma,” gridò Nately con un’espressione di incredulità, “lei è un voltagabbana! Un opportunista! Un cinico vergognoso e senza scrupoli!” 
“Ho centosette anni, io”, il vecchio gli ricordò dolcemente.
“Non ha principi?”
“No, naturalmente.”
“Nessun senso morale?”
“Ah, io sono un uomo molto morale,” lo rassicurò il vecchio infame con satirica serietà, accarezzando il fianco nudo di una ragazza bruna e grassoccia, con due graziose fossette sulle guance, che si era allungata in una posa da seduttrice sull’altro bracciolo della poltrona.

Tutto in Comma 22 è grottesco, disgustoso, assurdo e ridicolo, dalla guerra alla morte, dalle leggi alle persone; le donne si prostituiscono annoiate, i soldati violentano le ragazzine, i vecchi avidi maniaci, i giovani fanatici idioti. Solo i bambini si salvano. Moralmente si salvano, ancora non sono avvolti dalla pazzia collettiva, ma finiscono male pure loro, in quanto vittime.

Ora viene la parte più difficile, perché qualcuno, mi immagino, vorrà chiedere: “Ma quindi ti è piaciuto?”
No, un po’ mi dispiace dirlo, perché credo sia un bel libro, per la fantasia esuberante che Heller ci riversa dentro, per le situazioni comiche, per le trovate esilaranti, per parecchie cose, però no, non mi è veramente piaciuto, ho arrancato parecchio per arrivarci in fondo.
Non mi è piaciuto perché più che un romanzo è una sit-com trasposta in forma letteraria e io non amo per niente le sit-com. I capitoli si susseguono come fossero episodi, o gruppi di episodi, di una serie televisiva, nei quali ci sono sempre alcuni personaggi principali ma di volta in volta si svolgono scenette incentrate su uno o l’altro o tirando dentro qualche figura secondaria.
Comma 22 è un po’ una collezione di scenette comiche surreali e grottesche lungo il filo, a volte teso altre molle, delle contorsioni di Yossarian. È disordinato per essere un romanzo, spezzettato e ridondante. Troppo lungo, troppo ripetitivo, fatto di capitoli accostati, più che fusi, uno all’altro.

Causa di questo può essere stata la prolungata gestazione dell’opera e la, pare (traggo da Wikipedia queste notizie storiche, sperando che siano affidabili), non eccessiva convinzione dell’autore.
Forse, invece, si sente troppo uno schema che Heller ripropone continuamente nel presentare le battute dei personaggi, fedele allo spirito del Comma 22, per cui i dialoghi tipicamente si svolgono sempre con l’affermazione di un principio e l’immediata negazione dello stesso. L’effetto comico è garantito, ma alla lunga diventa ripetitivo.

Il libro comunque, depurandolo della valenza simbolica antimilitarista che ebbe negli anni ’60, non è obsoleto, basta spostare i piani: dall’esercito, la guerra e la gerarchia militare, alla società d’oggi, con le sue miopie, disgustosità e pazzia, alle gerarchie aziendali, alle leggi che si aggrumano una sull’altra, alla burocrazia dello stato. Il comma 22 è ancora in vigore e l’arbitrio del potere non è di certo cosa del passato.
Quindi, anche se non credo sia un grande libro, non paragonabile al meraviglioso Il buon soldato Sc’vèik di Jaroslav Hašek, a cui per altro Heller rese pubblico omaggio, o all’implacabile ed elegantissima stilettata de I mezzemaniche di Georges Courteline e neppure alle mie adoratissime Sturmtruppen del grande Bonvi, però si può leggere senza pentirsene, anzi.

Bello il finale, con quella camminata notturna di Yosserian in una città irreale, in un’atmosfera d’incubo, nella pancia del male del mondo, della turpitudine, dell’orrore della pazzia che con le ombre perde anche l’ultimo velo di rispettabilità che di giorno la rende ridicola.

Yossarian si sentì scosso da una pietà così intensa per quella miseria che provò il desiderio di fracassare quel viso pallido, triste e malaticcio, con un pugno, ed eliminarlo dal mondo, perchè faceva pensare a tutti i bimbi malaticci, pallidi e tristi d’Italia che in quella stessa notte avevano i capelli troppo lunghi e avevano bisogno di scarpe e calzini. Induceva a pensare agli storpi, e agli uomini e alle donne infreddoliti e affamati, e a tutte le madri ammutolite, passive e devote, cogli occhi catatonici, che in quella notte offrivano le loro povere e gelide poppe d’animale, sotto la pioggia fredda, ai loro infanti. Come mucche. Quasi a risposta di quel pensiero, una madre con un fantolino in braccio, avvolto in stracci scuri, passò accanto a Yossarian, ed egli provò il desiderio di distruggere anche lei, perchè gli faceva pensare al bambino a piedi nudi, con la camicia leggera e i pantaloni leggeri e stracciati, e a tutta la tremante, istupidente miseria di un mondo che non era ancora riuscito a procurare abbastanza caldo e cibo e giustizia per tutti i suoi abitanti, a eccezione di una minoranza furba e priva di scrupoli. Che mondo schifoso!

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Questa voce è stata pubblicata il 1 settembre 2012 da in Autori, Bompiani, Editori, Heller, Joseph con tag , , .

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