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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Opere complete di Learco Pignagnoli – Daniele Benati

OPERE COMPLETE DI LEARCO PIGNAGNOLI
Daniele Benati
Aliberti 2006

Eccoci qua, subito dritti alla domanda che mi sono fatto io e che vi farete voi e se non ve la fate o è perchè sapete già la risposta oppure non so come facciate a non farvela: Ma chi è Learco Pignagnoli?
Eeeehhh! Learco Pignagnoli è un bel personaggio, come dicono dalle mie parti, è un saggio, un filosofo, uno zoticone e grande bestemmiatore, è uno che dice pane al pane vino al vino, è un osservatore, è un grezzone. Learco Pignagnoli è tante cose, ma è meglio se lo lasciamo parlare che ce lo spiega meglio di come riuscirei a fare io.

Opera n. 119
Una cosa da mettersi ben in testa è che con l’autore Learco Pignagnoli c’è poco da farsi tante idee sbagliate. Che non ci confondiamo con Moravia. Con Learco Pignagnoli voi vi mettete lì, non leggete niente, non voltate pagina, ma almeno lo sapete che non state leggendo niente e che semmai, se vi salta il ticchio di voltar pagina, lo fate solo per far piacere all’autore. Poveretto! Chissà dov’è? Chissa chi è e cosa fa? È un atteggiamento diverso, più umano. Leggerlo o non leggerlo, chi se ne importa? Ha scritto roba corta, roba lunga, chi se ne importa? Ha scritto un romanzo, non l’ha scritto, chi se ne importa? Tutto quello che ha fatto è in queste poche pagine? chi se ne importa? Non è Alessandro Manzoni? chi se ne importa? Bisogna ragionare così. Leggere, non leggere, chi se ne importa? È Alessandro Manzoni? Non lo è? Chi se ne importa? Bisogna ragionar così. È così che ci si accosta a un libro di questo genere.

Avete capito?
Il genio di Daniele Benati ha partorito Learco Pignagnoli e le sue Opere Complete, ben 245.
La n. 119 la conoscete già, le altre sono un carrozzone surreale e squinternato, ma di una certa serietà, anzi, a volte da prendere con molta serietà, di motti, storie, sciabolate e pernacchie che scorrono come accompagnate dalla cacofonia di una banda di paese.

Il risultato è spesso esilarante e crudelissimo, un po’ Flaiano, un po’ Ermanno Cavazzoni, un po’ Edmondo Berselli, un po’ tutti quegli spiriti che si sono dedicati a fare a fette e quindi sputazzare sui brandelli della ridicolaggine di certa gente, famosa o no, ma in ogni caso caricature di un genere umano che andrebbe sbeffeggiato.
E Daniele Benati lo fa con gran classe. Come distrugge lui Alberto Moravia, Alain Elkann, il Prof. Veronesi e un po’ di altri soloni, non so chi sia riuscito a farlo con altrettanta goduria.

Ma le opere non sono tanto affondi contro questo o quello, quanto più squarci di dialoghi o monologhi talmente surreali da far ridere, ma dopo aver riso vien da pensare: Eh, però, non è così assurdo.
Ad esempio, alcune delle mie preferite.

Opera n. 105
  Io quando muoiono i membri di una famiglia reale o qualche personaggio del jet set me ne sgagazzo.
Opera n. 90
  Bottazzi, gli ho scritto che volevo ammazzarmi, e m’ha risposto solo dopo due mesi.
Opera n. 75
  Io preferisco che non mi sparino.
Opera n. 63
  Facevo una bella guzzata e poi dicevo: Qua bisogna brindare. Brindare a cosa? diceva l’Ester.
Opera n. 45
  C’era un professore a una conferenza che mentre parlava m’era venuta voglia di tirargli un sasso.

E così via, un libro da matti, che altro posso dire.

Se volete, c’è anche Paolo Nori che le legge, insieme a Silenzio in Emilia, il primo libro di Daniele Benati. Il podcast (primo di undici) lo trovate qui. Ne vale la pena, perchè Nori è molto bravo a leggere e Benati è grande.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 giugno 2012 da in Aliberti, Autori, Benati, Daniele, Editori con tag , , .

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