2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Marinai perduti – Jean-Claude Izzo

MARINAI PERDUTI
Jean-Claude Izzo
Traduzione di F. Doriguzzi

E/O 2004 

Concludo questo mio piccolo tributo a, nonchè lettura seriale di Jean-Claude Izzo con Marinai perduti, che segue la trilogia di Fabio Montale (Casino totale – Chourmo – Solea) e precede Il sole dei morenti. È la terra di mezzo, insomma, nell’opera di Izzo, tra il capolavoro e l’epilogo.

Non è un gran libro e mi dispiace dirlo, perchè Izzo si fa amare comunque e a me sarebbe piaciuto chiudere con un elogio smisurato, ma non è così. Anche in questo, forse, Izzo dimostra la sua umanità.
Qualcuno l’ha definito l’ultimo grande romantico e forse il giudizio è azzeccato per tutto l’amore che trabocca dalle sue parole, amore calpestato, insozzato, stuprato, sacrificato, ma sempre meraviglioso, luce unica per cercare di dare un senso alla vita. Su questo Izzo insiste con una cocciutaggine incrollabile, quando trova la musica della trilogia, quando si ripiega su se stesso come ne Il sole dei morenti e anche quando arranca in cerca di ispirazione come in questo Marinai perduti.

Alla fine, credo che l’Izzo scrittore abbia avuto un momento di illuminazione assoluta con la trilogia – che io considero un unico libro, da leggere come tale – poi non sia riuscito o non abbia voluto abbandonarla, nonostante la decisione di far morire Fabio Montale. E quindi l’abbia ripresa ancora e ancora, variandola, declinandola su altre storie, ma in fondo riprovando a ricreare quell’armonia del caleidoscopio originario.
Senza riuscirci, fino all’ultima opera, nella quale ancora la riprende, ma togliendole ogni speranza.

Ne i Marinai perduti, Izzo parte come sempre da un dramma reale: i marinai relegati e abbandonati su navi che vengono bloccate nei porti a causa di malefatte degli armatori, debiti, fallimenti, truffe, cose così.
Questi sono marinai poveri, marinai di cargo, di catorci del mare, gente che prende il mare da ogni angolo del mondo, per disperazione, povertà, per fuggire, per cercare di sopravvivere, per racimolare quel poco che occorre per la famiglia. E quando le navi vengono fermate, queste persone rimangono ostaggio per mesi, senza paga, senza mezzi di sussistenza, sopravvivono grazie alla beneficenza di associazioni, deperiscono, affondano.
Questa è la storia del libro. Il porto è quello di Marsiglia, ça va sans dire.
Poi c’è Marsiglia. Il cibo, i colori, la musica, di Gianmaria Testa questa volta.

Io ti parlavo ancora e tu eri già partita
E quello che dicevo non lo ascoltavi più.
La musica, il bicchiere le altre sere
ti avrebbero legato qui ma non adesso.
Ti sento addosso ma non ci sei…

C’è moltissima nostalgia della vita passata, con gli errori, le persone perse e il male che si è fatto. E ci sono le donne di Izzo, come sempre, mogli affrante, amanti di una sera, amori perduti, prostitute, figlie sconosciute, tutte donne dolenti per lo più, vittime dei soprusi e della paura degli uomini di amarle fino in fondo, se non solo quando non ci sono più, ma sempre, comunque, meravigliosamente belle e unica fonte di felicità.
Questo è Izzo, in ogni suo libro, anche in questo.

Qui però i personaggi sono forzati come anche le sofferenze, le morti, il tragico della vita che lega i personaggi è piegato a forza per imporre una direzione alla storia.
Troppo a forza.
Diamantis si salva, Abdul Aziz si perde un attimo prima di potersi salvare, Lalla si salva insieme a Nedim che sembrava perso, Amina si perde ma appare quasi di sfuggita. Tutti soffrono, ma per alcuni il sole che sorge sul mare e colora di rosa le case è l’alba di una rinascita, per altri è l’ultima alba.
Ci sono tutti gli ingredienti della trilogia, ma senza la musica di sottofondo, senza il profumo del corpo speziato, senza l’amalgama tra sapori forti che rende il piatto un piacere sublime.
Manca la poesia. Resta l’umanità.

PS: pessima la traduzione di Franca Doriguzzi, infarcita di quel gergo fatto di “culo”, “casino” e un’enfasi da birignao che solo i traduttori svogliati e le produzioni televisive caciottare usano a questo mondo.

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4 commenti su “Marinai perduti – Jean-Claude Izzo

  1. Informe
    16 settembre 2012

    Che strano leggere di questo libro come qualcosa di forzato, perché a me è piaciuto tantissimo. L’ho trovato reale, senza palliativi e finzioni da best seller, senza mezze misure…Mi è piaciuto per la profondità delle storie, di tre marinai perduti per il lavoro che hanno scelto di fare, per le vite difficili che sono costretti a vivere.

    • 2000battute
      16 settembre 2012

      Comprendo la tua sorpresa nel sentirmi definirlo “forzato”. È solo che io ho un tale amore per la musica e gli aromi che sprigionano dalla Trilogia che non riesco a non rapportare ogni altra sua opera a quella. In questo senso, i marinai di questo libro mi sono sembrati simili, per certi versi, nel rievocare alcune malinconie di Fabio Montale e di quei personaggi, ma tagliati in modo più netto, come ruoli in una tragedia, invece di quell’amalgama meravigliosa.
      Ma come sostengo sempre, ognuno fa di un libro il suo proprio libro e lo legge a modo suo, e questa è una delle cose bellissime del leggere.

  2. infor me
    1 agosto 2012

    L’ho ordinato e aspetto che arrivi in libreria. Adoro Izzo e i suoi libri, mi lasciano dentro delle emozioni fortissime, difficili da avere con altri romanzi.
    Un bel blog, complimenti.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 giugno 2012 da in Autori, E/O, Editori, Izzo, Jean-Claude con tag , , , .

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