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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Diario notturno – Ennio Flaiano

DIARIO NOTTURNO
Ennio Flaiano
Adelphi

Ennio Flaiano è un’icona ancor prima di essere uno scrittore; una delle voci più autentiche tra quelle che raccontano l’italianità, la natura dell’italiano e dell’Italia.

Ironico, sarcastico, amaro, cinico, massimamente pessimista, elegante, rasenta il nichilismo, talvolta grande narcisista, Flaiano è geniale nel creare personaggi o descrivere persone, persone e personaggi si confondono continuamente, con il confine tra i due generi sbiadito, quasi inesistente, comunque impercettibile per il lettore; ed è magistrale nella prosa: ricca, modulata, plasmata con arte per ricreare sentimenti grossolani come il disgusto, la sozzeria, la grettezza, l’ipocrisia, la disonestà.
È acutissimo, dotato di immaginazione vivace e capacità di estrarre quei tratti di un carattere, essenziali a denudarlo, ridicolizzarlo, scaraventarlo sulla pubblica piazza e sputargli addosso.

Flaiano è uno scrittore superbo, certamente uno dei migliori che l’Italia ha prodotto nel secondo ‘900, paragonabile a Giorgio Manganelli, forse, per acume e ironica spietatezza.

Ma qui sta anche il limite di Flaiano, purtroppo: l’essere troppo vero quello che scrive, senza filtri né essenze odorose, come in questo Diario Notturno, raccolta del 1956 e ripubblicata da Adelphi.

Flaiano dice la verità, nel modo più naturale, su di noi, italiani d’Italia, ovvero ci ridicolizza, ghignando, fa quello che fa ogni buon comico: far ridere raccontando piccole tragedie, e lui racconta piccole tragedie umane, a volte in poche righe, altre dilungandosi, racconta la tragedia delle signore imbellettate ma ormai avanti con gli anni, quella degli intellettuali striscianti e flatulenti, quella dei politici, dei giovani, dei vecchi, dei ricchi, dei poveri, dei commendatori, delle commesse, delle troie e dei mariti, delle mogli, dei preti, di tutti.

Flaiano, in un angolo di una qualche pagina, ha certamente descritto ognuno di noi, siamo stati tutti, chi prima e chi poi, un personaggio di Flaiano, denudato, buttato sulla piazza e ricoperto di sputi. Giustamente.

Questo è il difetto di Flaiano, che lo relegherà sempre a una speciale categoria di scrittore di genere, il genere “ironico-realista-italiano-romano”, se così si può chiamare, nel quale qualunque lettore italiano si troverà spogliato e spernacchiato e, per quante arie intellettuali un lettore si possa dare, inevitabilmente rognerà, come un elegantone da salotto colto in flagrante a mollare una scoreggia in pubblico.
Ottima e utilissima lettura, per i tempi che corrono.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 aprile 2012 da in Adelphi, Autori, Editori, Flaiano, Ennio con tag , , .

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